La presenza dell'ex primo ministro Giuseppe Conte, tristemente noto per la pessima gestione della crisi covid e per le sue posizioni schierate a favore di Putin e contro l'Ucraina, alla commemorazione dell'Eccidio di Sant'Anna di Stazzema il 12 agosto ha sollevato più di una perplessità nel tessuto cittadino locale: a dichiararlo ad alta voce è lo storico e giornalista Giuseppe Vezzoni, membro del Gruppo Labaro Martiri di Mulina di Stazzema, che lancia un monito accorato al leader dei 5 stelle: "Il futuro non sta nel silenzio di chi dovrebbe invece parlare! No, questo è un ritorno drammatico al passato mentale di sudditanza. Neanche una timida nuova voce si alza su tante questioni che appartengono a tutti gli stazzemesi e non, che non dovrebbero essere sbolognate con il fatto che non toccano direttamente i personali interessi. Le questioni di valenza generale ci toccano eccome, più di quelle che hanno una ricaduta particolare o personale. Tacendo si consente alla ragnatela di intrappolarci per farci strozzare in gola il diritto/dovere alla parola, giusta o sbagliata che sia. Esprimere un' opinione e sostenere una posizione è molto più importante del fare una croce su un simbolo o su un nome. Gesto, questo, che non spiega alla luce del sole il perché di quella croce posta su una scheda elettorale; lo fa solo presumere tenendo tuttavia recondite le molteplici motivazioni, molte delle quali non certo da portare allo scoperto.
Una di queste situazioni che gode del singolare silenzio è quella che l'ex Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, possa essere stato invitato a proporsi come oratore ufficiale alla 82esima cerimonia commemorativa della strage di Sant'Anna nonostante non abbia modificato di una virgola la posizione tenuta sull'Ucraina e sul fatto che osteggi piani di difesa comune da approntare per contrastare una eventuale aggressione da parte della Russia. Le stragi dei civili ucraini meritano ben altre considerazioni di quelle che finora ha espresso l'ex presidente del Consiglio dei Ministri italiano. Ci auguriamo che Conte le possa finalmente diffondere il prossimo 12 agosto da Sant'Anna di Stazzema, dal Parco nazionale della Pace, da una terra che non dovrebbe avere lo strato di sabbia per nascondere la testa come gli struzzi e non puntare il dito contro la plateale aggressione di un popolo, per non riconoscere che la resistenza a tale brutalità unilaterale è un valore e che esso necessita di decisioni gravi e che non possono essere assolutamente evitate rinunciando a una giusta difesa e supplendo ad essa attraverso il trasferimento di risorse a favore del sociale. La scelta dell'oratore ufficiale per il prossimo 82° anniversario dell'eccidio è quantomeno singolare se non addirittura finalizzata per accattivarsi un pacifismo di bandiera e di facciata, quello pacifismo che non lascia spazio per accogliere posizioni meno intransigenti, che intendono modulare il concepire della pace anche attraverso la non abdicazione al diritto alla difesa e per tal fine ricorrere alla dissuasione credibile che deriva dalla capacità di saper rispondere a un' aggressione.
Sia ben chiaro che da Sant'Anna non potrà esserci altro messaggio se non quello perentorio e non negoziabile che la Russia di Putin è lo Stato responsabile dell' invasione all'Ucraina e della guerra ai civili che con cinica determinazione sta mettendo in atto dal 22 febbraio 2022. Un' aggressione fredda e spietata che ha fatto seguito all' annessione della Crimea, avvenuta il 20 febbraio 2014. Una violazione con la forza militare del diritto internazionale non può trovare giustificazioni, non può trasformarsi in un espediente per manipolare il concetto della Pace. Meno che mai dal Col di Cava di Sant'Anna di Stazzema. Sarebbe inaccettabile.