Stazzema- Dopo sei anni e nove mesi anche la celebrazione di San Rocco, Santo Patrono di Mulina, si è potuta fare all'interno della chiesa a lui dedicata. Presenti 7 persone di cui due non mulinesi: 5 donne e due uomini, oltre a Padre Gaspar , il diacono Guidi e un altro giovane religioso di colore. L'illuminazione è stata fatta con una torcia elettrica, una soluzione migliore degli smartphone. Il piazzale della chiesa è ormai un polveroso disordinato parcheggio. Il sottostante Parco della Rimembranza sconfessa l'affermazione ricorrente che è un'area votata a celebrare solo i morti. Niente di più sbagliato: nella condizione in cui è lasciato celebra i vivi di oggi e non i morti di ieri. Se il Gruppo Labaro non fosse stato tenuto all'oscuro della riapertura della chiesa, avremmo sicuramente fatto riproporre la poesia di San Rocco '44 che il prof. Max Beluffi, psichiatra conosciutissimo a Milano e legato famigliarmente al paese di Mulina, scrisse durante la festa di San Rocco del 1986 in occasione del primo premio e ULTIMO di poesia estemporanea "Mulina" che il comitato paesano del tempo presieduto dallo scrivente organizzò nell'ambito di una festa che vide la processione in notturna del Santo Patrono portato nelle tre borgate, Calcaferro, Culerchio e Carbonaia, immerse in una straordinaria luminaria. A presiedere la processione l'allora Arcivescovo di Pisa, mons. Alessandro Plotti. San Rocco 1986 si chiuse con una spettacolo di fuochi pirotecnici che unitamente alla luminaria richiamò a Mulina una folla straordinaria. La poesia San Rocco '44 non vinse il primo e ULTIMO premio di poesia Mulina (vinse una poesia scritta dal dott. Oriente Angeli, che sarà ricordato nel prossimo A veglio del sabato al Piccolo Lencio Meo) ma col tempo è diventata la poesia di Mulina, dove figure, venerazione, storia e memoria di questa frazione sono raccolte mirabilmente nei versi che ho la presunzione di definire di un 'ode, della quale propongo il finale:
(...) E' un prete giovanile nell'aspetto
con la tonaca nera insanguinata
fatta a pezzi dai colpi di mitraglia.
Un fazzoletto rosso intorno al collo
sembra testimoniare una giustizia
che dalla verità non va disgiunta.
Chi non ricorda il 12 d'agosto?...
Mi s'avvicina, immagine discreta:
"Rammentami di me, nelle preghiere...."
ed io qui lo ricordo al vostro cuore.
Era il 16 agosto 1986 e di don Fiore Menguzzo si era persa ogni memoria. Quella poesia e quella croce lungo la mulattiera di Farnocchia mi sono entrate nell'anima. Si leggano leggano attentamente questi versi e si ponderi quanto è successo nel Parco nazionale della Pace e nell'Unità Pastorale Alta Versilia:
a chi ha recuperato la storia di don Fiore Menguzzo e al Gruppo Labaro Martiri di Mulina è stata tenuta nascosta la riapertura della chiesa di San Rocco dopo una chiusura durata sei anni e nove mesi. Perché?
Giuseppe Vezzoni