Il 31 luglio di ottantadue anni fa
Stazzema_ Ottantadue anni fa le intimazioni degli sfollamenti dei paesi di Mulina, Farnocchia, Pontestazzemese e Pomezzana e l'agguato partigiano tra la parina di Olecchia e la marginetta della Diaccia, località lungo la mulattiera di Farnocchia da cui dipartiva il sentiero per scendere alle miniere e alla polveriera Pocai e raggiungere Calcaferro. A Stazzema capoluogo l'evacuazione fu intimata il giorno prima, la domenica 30 luglio. Molti libri riportano la data dello sfollamento di Farnocchia il 30 luglio 1944, anche dopo che le ricerche fatte da appassionati locali abbiano storicamente riscontrato che la data esatta è invece lunedì 31 luglio'44 e abbiano ricostruito dettagliatamente l'imboscata partigiana. Fatti scritti e riscritti. Pertanto sarebbe stucchevole ritornarci sopra. Sono più sordi e ciechi coloro che non vogliono sentire né vedere che i differenti abili dell'udito e della vista.
(Vezzoni fa quindi riferimento alla testimonianza del dott. Luigi Beluffi raccolta nel testo "La mia Odissea" ndr). Una testimonianza molto significativa che taglia la testa al toro a tante ricostruzioni. In essa, tuttavia. si legge che in quei giorni di forte smarrimento correva la voce che il paese di Pomezzana sarebbe stato esentato dall'ordine di sfollamento nel caso avesse risposto positivamente all'invito di partecipare ai lavori della Todt per fortificare la Linea Gotica. Dalla testimonianza rilasciata dal pittore Dino Domenici il 3 agosto 1991 si apprende invece che anche al paese di Pomezzana fu ordinato di sfollare. Dino Domenici è stato amministratore del Comune di Stazzema nel quinquennio 1975-80 e forse per un breve tempo ha anche ricoperto la carica di vicesindaco. Riporto le risposte che ha fornito il testimone senza riproporre le domande. La testimonianza/intervista è pubblicata (pgg 89-92) sul libro Croci uncinate nel canale, ed Il Dialogo,1994 -" La pattuglia che dette l'ordine di sfollamento a Pomezzana proseguì per Farnocchia, ma passando per Mezzano e Piari, senza scendere giù alle Mulinette. La pattuglia venne a intimare lo sfollamento e si fermò proprio in fondo alle nostre scale. Mia madre gli dette da bere dell'acqua. In via della Margine. Stettero un po' lì e dettero l'ordine di andare via tutti verso Modena e Parma. Non fecero nessun atto militaresco per obbligare la gente. Loro si riposarono un po', preparandosi delle sigarette per una fumata. Poi continuarono. Sarano stati in 12.Sì era pomeriggio. Poi si diressero per la strada delle selve". Alla domanda se sapesse che fu rastrellato un uomo, Bramanti Battista, per accompagnarli a Pomezzana, Domenici risponde: Sicuramente fu così perché le case nei "loghi" e nelle selve erano abitate Se i tedeschi hanno fatto la strada di Piari devono essere andati a finire al Cannone, cioè alle pozze di Farnocchia". La famiglia del Domenici, che nel 1944 aveva dodici anni, sfollò a Grotta Capraia. Il testimone racconta anche come visse il giorno del 12 agosto 1944. Di particolare significato il finale dell'intervista per quanto concerne la mancata attenzione che le amministrazioni comunali di Stazzema hanno avuto per i morti di Mulina. Questa è una domanda da porsela un po' tutti. Sui Martiri di Mulina, chiamiamoli pure così, durante l'amministrazione Conti io feci un intervento in consiglio comunale: il riconoscimento delle vittime i Mulina era un dovere delle prime amministrazioni post-belliche e allora perché di Mulina non se ne è mai parlato? Ecco, io dissi più o meno così. Io penso che sia una dimenticanza. Si dà risalto tanto alle Fosse Ardeatine, ma si parla poco di Sant'Anna a livello nazionale; e qui si ritorna al solito discorso. Io dissi: Bisognerebbe ricordarsi anche di questi qua"
Era il 1991 e tanta acqua è passata sotto i ponti. Le cose sono molto cambiate per Sant'Anna di Stazzema ma assai meno per Mulina.
Inaugurazione della mostra la mia terracotta del maestro Alberto Bitossi
(Sala Salvatori della Pro Loco di Seravezza,ore 18) "Fin da piccolo nella fabbrica di mio babbo, a Montelupo, ho avuto le mani nella terracotta e ho realizzato cose nuove di mia fantasia".
Seravezza_ E' il pensiero portante che il maestro Alberto Bitossi vuole abbinare alla mostra retrospettiva che inaugurerà sabato 1° agosto nella Sala Salvatori della sede della Pro Loco di Seravezza. Una mostra che vuole rappresentare il viaggio di una vita nell'arte di un giovane studente che muove i primi passi nel 1960 alla Scuola d'arte a Firenze e partecipa alle prime mostre di arte stilizzata e frequenta i circoli artistici che animano di sogni e di attese la città.
Dopo questa esperienza artistica giovanile segue il passaggio successivo che lo porta alla rivisitazione di oggetti di Arte Minoica Cretese. Nei decenni successivi il maestro Bitossi cimenta la sua creatività su oggetti di fantasia relativi al periodo Medievale vestendo i panni virtuali di un artigiano dell'epoca. Infine l'ispirazione creativa lo riconduce alle forme stilizzate influenzate dalla biofilia comparata alla cultura umana. Una forma d'espressione che attraverso la natura vuole riaffermare l'amore per la vita. Quelle piccole grandi cose che alla fin fine sono indispensabili per sentirci bene e stare in pace con noi stessi.
La mostra La mia terracotta che aprirà domani pomeriggio nella sede della Pro Loco di Seravezza e che resterà aperta fino al 30 agosto vuole essere testimone di un cammino nell'arte della terracotta che alla fine ritrova il feeling iniziale per reinterpretarlo con l' esperienza e la sensibilità maturate con il trascorrere dei decenni e in cui forgiare nelle forme naturali l'accorata denuncia dei cambiamenti in atto, che alterano i colori e le linee e di conseguenza mettendo a rischio anche l'amore per la vita. Attraverso le opere in esposizione domani si potrà distinguere che il grande senso di libertà a cui aspira l'essere anche attraverso l'arte non può alla fine allontanarsi dall'amore della vita, da quel quotidiano in cui, ponendo l'anima, non diverrà mai ripetizione e assuefazione: un silenzio, un fiore, un albero, una stella non saranno mai immagini scontate se guardati con la pace nel cuore.
Giuseppe Vezzoni








