Dopo il successo di Giorni neri – edito negli anni Sessanta del Novecento e ripubblicato nel 2021 -, è tornato in libreria la voce letteraria del pittore viareggino Alfredo Catarsini (1899-1993), autore di un'opera civile sulla libertà e il dissenso, e inserito, qualche giorno fa sulle pagine de La Lettura (l'inserto domenicale del Corriere della sera), tra gli scrittori più importanti della Versilia.
Da qualche settimana il romanzo inedito Tra l'incudine e il martello è in libreria edito da La Nave di Teseo, curato dalla giornalista e scrittrice Elena Torre e arricchito dalla prefazione di Vittorio Sgarbi, che ha analizzato la profondità dello sguardo di un artista capace di eccellere sia nel segno pittorico, sia nella parola scritta e sottolineando l'unicità del Catarsini scrittore, capace di far «dipingere le parole e parlare i colori», tratto che evidenzia una capacità di intuizione pari a quella di Viani nel raccontare non solo ciò che si vede, ma soprattutto ciò che si sente.
Martedì 4 agosto, alle ore 21, il libro sarà presentato sulla terrazza del Bistròt del Fortino a Lido di Camaiore, nell'ambito della rassegna "Racconti sospesi", organizzata dal Gruppo Stampa Versilia.
Oltre a Elena Torre, sarà presente Elena Martinelli, Presidente della Fondazione Alfredo Catarsini 1899 ETS nata nel 2020 per promuovere l'arte e la letteratura di Catarsini e che da alcuni anni ha allargato il proprio raggio d'azione per rimuovere gli ostacoli alla piena accessibilità dei luoghi di cultura alle persone con disabilità visiva, guardando anche al ruolo che in questa delicata operazione possono avere le giovani generazioni.
Scritto originariamente negli anni Settanta, e rivisto dallo stesso Catarsini nel 1984 che ne affidò la cura futura alla nipote Elena, Tra l'incudine e il martello nasce dalla volontà di testimoniare le «continue agitazioni di piazza» che segnarono il dopoguerra italiano.
Il romanzo di Catarsini infatti ci riporta nella Viareggio degli anni Venti, tra darsene, officine e l'eco delle lotte operaie. Il protagonista è Gregorio, un giovane fabbro che sogna di trasformare il ferro in arte, ma che si ritrova a fare i conti con il soffocamento delle libertà imposto dal nascente regime fascista.
Attraverso una scrittura limpida e profondamente visiva, Catarsini costruisce un racconto potente di memoria civile, popolato da figure memorabili definite dall'autore stesso come «esseri anarcoidi, intelligenti e analfabeti». Non mancano riferimenti autobiografici toccanti, come la prigionia del fratello Gino o la figura imponente del maestro Lorenzo Viani: a questo proposito di recente Sgarbi disse che nel libro «Catarsini condivide con Viani il radicamento viareggino, l'attenzione al mondo del lavoro e un'idea dell'arte come riflesso di una verità umana concreta, prima che come puro esercizio di stile».








