Fiori come alimenti: riconosciuta l'iva al 4%. Svolta storica per segmento in espansione.
I fiori da mangiare portano sul palco del Congresso Nazionale del Fiore il pasticciere Riccardo Patalani e l'imprenditore torrelaghese Marco Carmazzi. Non solo belli: i fiori possono arricchire la tavola con nuovi sapori e preparazioni. C'è tanta Viareggio, e naturalmente tanta Toscana, al Congresso Nazionale del Fiore organizzato da Coldiretti al Parco della Musica di Torre del Lago. Una presenza significativa di imprenditori del territorio, in un momento di grande difficoltà a causa dell'esplosione dei costi di produzione e dell'arrivo di fiori dall'estero che competono con quelli italiani, ma anche di importanti investimenti in sostenibilità e innovazione, necessari per stare al passo con il mercato nazionale e internazionale.
Il settore florovivaistico vale 50 milioni di euro nelle province di Lucca, Massa Carrara e Pisa, secondo i dati della Camera di Commercio Toscana Nord. A trainarlo è Viareggio, che da sola genera circa 24 milioni di euro di fatturato. Numeri che evidenziano la centralità del comparto nell'economia del territorio, per il suo contributo sociale e occupazionale, oltre che la sua capacità di innovare. Tra i segmenti emergenti ci sono i fiori eduli, sostenuti dalla crescente domanda della ristorazione e della pasticceria. Da semplici decorazioni, oggi margherite, begonie, tagete, viole e altre varietà diventano ingredienti a tutti gli effetti.
Il pasticciere viareggino Riccardo Patalani è stato tra i primi in Italia a impiegare i fiori eduli nelle sue creazioni di alta pasticceria, avviando una collaborazione di lunga data con la Floricoltura Carmazzi di Torre del Lago, specializzata nella coltivazione biologica di fiori destinati al consumo alimentare. L'azienda di Carmazzi è una pioniera. Ha iniziato la coltivazione di fiori edibili venticinque anni fa quando nessuno ci avrebbe scommesso: "il nostro principale mercato è online. La richiesta va di pari passo ad un cambio culturale che è in corso, su per lento. I fiori sono diventati protagonisti nel piatto, nei cocktail e nei dolci. Collaboriamo con ristoranti, con cioccolatai, con barman. – spiega Carmazzi – Essere stati i primi, ad aver guadagnato la fiducia di consumatori ed artigiani, ci pone oggi in una posizione sicuramente favorevole. E' un segmento che ha grandi potenzialità".
Un'esperienza che Patalani ha raccontato davanti ai protagonisti del florovivaismo nazionale, proprio nel giorno in cui è stata annunciata una svolta importante per le imprese del settore: il riconoscimento, sul piano fiscale, della destinazione alimentare di alcune specie di fiori eduli. Il chiarimento, ottenuto grazie al lavoro dell'area fiscale di Coldiretti nel confronto tecnico con l'Agenzia delle Entrate, riconosce l'applicazione dell'IVA al 4% alle cessioni di begonia Semperflorens e nasturzio Tropaeolum destinati al consumo umano.
"Alcuni dei fiori eduli più coltivati e richiesti dal mercato sono equiparati, grazie al nostro lavoro, all'insalata o a qualsiasi altra verdura. La loro funzione va ben oltre quella ornamentale", ha spiegato Nada Forbici, coordinatrice della Consulta Nazionale del Fiore. "Questa agevolazione può rappresentare uno stimolo per le imprese del settore a diversificare e ampliare la gamma delle coltivazioni, rispondendo a una domanda in crescita".
Il valore del chiarimento va oltre le due specie interessate: viene riconosciuto il principio della tassazione agevolata per questi fiori in quanto prodotti destinati all'alimentazione. Un passaggio che può facilitare il percorso di riconoscimento fiscale per altre specie eduli, rispondendo a un'esigenza dell'intero comparto e sostenendo le imprese agricole che stanno diversificando la produzione.
L'applicazione dell'aliquota ridotta resta subordinata alla destinazione alimentare effettiva del prodotto, che deve essere coltivato e trattato per il consumo umano, commercializzato nel circuito alimentare e confezionato ed etichettato come alimento, non come fiore ornamentale.








