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Scritto da Redazione
Cronaca
01 Giugno 2020

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Nella mattinata odierna, nell'ambito di attività d’indagine coordinata dal sost. proc. della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Padova, dott. Benedetto Roberti, i carabinieri dei Comandi Provinciali di Lucca e Treviso, coadiuvati da quelli di Pistoia, Prato, Grosseto, Massa Carrara, Brescia e La Spezia, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Padova nei riguardi di 5 soggetti, pregiudicati trevigiani e lucchesi, giostrai sinti, per i delitti di furto aggravato, ricettazione, riciclaggio, detenzione e porto di arma da fuoco ed esplosivo.

Contestualmente sono state eseguite 14 perquisizioni nei confronti di nove soggetti di etnia sinti per furto aggravato continuato, detenzione e porto abusivo di armi, esplosivo, riciclaggio e favoreggiamento personale presso campi nomadi e abitazioni in Altopascio, Prato, Viareggio, Sarzana, Grosseto, Chiesina Uzzanese, Massa, Carrara, Brescia, Treviso.

Massiccio lo spiegamento di forze: impegnati oltre un centinaio di militari di diversi Reparti delle regioni Toscana, Veneto, Lombardia e Liguria, con l'ausilio di unità cinofile antiesplosivo, Nucleo Elicotteri e mezzi dei Vigili del Fuoco delle province interessate dai provvedimenti.

Le indagini scaturiscono da un paziente e minuzioso lavoro avviato mesi addietro dai Nuclei Investigativi dei Comandi Provinciali di Treviso e Lucca, proseguito con il contributo di altri reparti della Toscana e volto ad identificare, attraverso intercettazioni, pedinamenti e altri strumenti tecnici, i componenti di una banda criminale (giostrai, etnia sinti), ritenuti responsabili di furti pluriaggravati, consumati e tentati mediante l'utilizzo di congegni esplosivi, ai danni di A.T.M. di istituti bancari e postali delle province di Firenze, Pisa, Lucca, La Spezia e Massa Carrara, che hanno fruttato un bottino di 250.000 euro in contanti.

La banda, per gli spostamenti e le fughe durante i colpi notturni si serviva di auto di grossa cilindrata, provento di rapina/furto e dotate di targhe rubate e clonate, che venivano poi occultate presso garage e immobili presi in locazione a nome di terzi, ovvero messi a disposizione da persone compiacenti. La stessa aveva la disponibilità di sostanze esplosive per il confezionamento degli ordigni introdotti all’interno degli sportelli bancomat da forzare, di un’arma semiautomatica e di strumenti di effrazione per scardinare le porte di accesso delle banche e degli erogatori di banconote, nonché strumenti elettronici del tipo scanner per captare le comunicazioni delle forze dell’ordine.

L’attività investigativa ha permesso, finora, di ricostruire compiutamente tre colpi, compiuti la notte dello scorso 29 febbraio, presso i bancomat dell’Istituto di Credito Monte dei Paschi di Siena nel supermercato COOP di Empoli, l’Ufficio Postale di San Miniato (PI) e la Banca Carige di Ameglia (SP), nonché altri tre assalti per cui sono indagati in stato di libertà, compiuti il 22 febbraio in Fosdinovo (MS), Montignoso (MS) e Pontasserchio (PI). Inoltre, si ha fondato motivo di ritenere che il gruppo criminale abbia compiuto anche altri furti di ATM per cui sono in corso ulteriori accertamenti, quali, per la provincia di Lucca, il furto dell’ATM della Cassa di Risparmio di Carrara, filiale di Querceta, nel comune di Seravezza (LU), avvenuto in data 1 febbraio ed il tentato furto dell’ATM dell’Ufficio Postale di Via Nottolini a Lucca, avvenuto il 29 febbraio, così come quelli verificatisi nel gennaio di quest’anno e nel mese di dicembre dello scorso anno sempre a Lucca nella zona di San Concordio.

Nel corso dell’operazione sono stati rinvenuti scanner, numeri e lettere per la falsificazione delle targhe delle auto, denaro contante per diverse migliaia di euro.

Le persone arrestate sono Janco Major, 46 anni di Treviso, Naika Gabrieli, 40 anni di Istrana (TV), Laki Grisetti, 26 anni di Castelfranco Veneto (TV), Liliano Ferri, 48 anni di Altopascio (LU), tutti pluripregiudicati e Guido Dejan Negro, 25 anni di Viareggio (LU) trovato a Prato.

Inoltre, è stata anche rintracciata e tratta in arresto, poiché destinataria di un ordine di carcerazione, la latitante Chiara Colombo, moglie di uno dei componenti della banda, che deve scontare una precedente condanna a 5 anni e 10 mesi di reclusione.

Tutti sono stati associati presso le case di reclusione di Lucca e Treviso.

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