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Scritto da Redazione
Cronaca
10 Giugno 2026

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Gli ultimi drammatici infortuni mortali che hanno colpito alcuni territori dell’Azienda USL Toscana nord ovest riaccendono con forza il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Dietro la cronaca, c'è il lavoro quotidiano, silenzioso e rigoroso di chi è chiamato a vigilare e prevenire.

Domenico Gullì, direttore della struttura di Prevenzione igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro (PISLL) dell'Azienda USL Toscana nord ovest, spiega come operano le strutture sanitarie sul campo e quale messaggio è possibile rivolgere al tessuto produttivo e ai lavoratori.

 

Ingegner Gullì, gli ultimi eventi tragici lasciano un senso di urgenza e sgomento. Cosa si sente di dire ai lavoratori del nostro territorio?

“Il primo pensiero va alle famiglie delle vittime: ogni vita spezzata sul lavoro è una sconfitta inaccettabile per l'intera società e può essere una ferita profondissima per i coniugi, i figli, i genitori di chi è morto solo perché è andato a lavorare. Quando si verificano questi eventi talvolta lo sguardo dei familiari e delle persone vicine al lavoratore rimane impresso nella nostra mente e, anche per questo motivo, un pensiero va pure ai colleghi delle vittime, agli operatori dei nostri servizi, al personale sanitario e degli altri enti che intervengono in queste tragiche occasioni: sono testimoni diretti e sentono tutto il peso della tragedia e della sua evitabilità.

Ma subito dopo voglio dire una cosa chiara e forte a tutti i lavoratori: potete contare su di noi. I nostri operatori non sono burocrati dietro una scrivania, ma una presenza costante sul campo che crede nel compito che svolge: nei cantieri, nelle fabbriche, nelle cave, nelle banchine portuali e in tutti i luoghi di lavoro, con particolare riguardo a quelli che presentano un più alto tasso infortunistico e un’alta incidenza di malattie professionali. Ai lavoratori ribadisco quindi: Siamo alleati della vostra salute e della vostra vita. Non siete soli in questa battaglia quotidiana perché questa è anche la nostra battaglia quotidiana.”

 

Come si traduce concretamente questo impegno? Come lavorano, ogni giorno, gli operatori della prevenzione dell'Azienda USL Toscana nord ovest?

“Il nostro modello non è repressivo, ma si basa su una strategia integrata. Il Testo unico in materia di Salute e sicurezza ci affida i compiti di vigilanza ma, ancora più a monte, la legge 833 del 1977, quella che istituisce il Servizio sanitario, ci affida i compiti di prevenzione: da un lato c'è la vigilanza diretta e senza preavviso, che serve a individuare eventuali irregolarità e che dovrebbe rappresentare una sorta di ‘deterrente’, dall'altro lato c'è la prevenzione, l'assistenza, la formazione; fare prevenzione vuol dire anche fornire la continua informazione sui rischi, mettere in campo azioni di ‘sistema’ come la raccolta e diffusione di buone prassi, i tavoli di confronto con le figure della prevenzione aziendali, le parti sociali, le associazioni di categoria e i Comitati paritetici, lo studio di nuove modalità lavorative e di soluzioni in grado di coniugare sicurezza e salute con la necessaria operatività.

In fase ispettiva poi i nostri operatori (tecnici della prevenzione, medici del lavoro, ingegneri ma anche geologi, chimici) entrano nei luoghi di lavoro per verificare la reale applicazione dei piani di sicurezza, l'efficienza dei macchinari, la stabilità dei fronti di scavo, l'uso corretto dei dispositivi di protezione individuale (DPI), la formazione del personale e l’idoneità sanitaria dei lavoratori rispetto alla mansione svolta. Se troviamo situazioni di pericolo grave, non esitiamo a sospendere i cantieri o a sequestrare le aree a rischio.”

 

Parlando di numeri, qual è l'impatto dei controlli sul territorio della macro-azienda della Toscana nord ovest?

“Su questo tema, così come su quello della formazione, è necessario secondo me che sia chiaro il contesto di cui parliamo: l’obiettivo fissato dallo Stato, che non tutte le Regioni riescono a raggiungere, è quello di controllare il 5% delle aziende attive sui territori: la Regione Toscana da anni supera questo obiettivo con un tasso che supera alche il 7,5-8%. Se si pensa di controllare un numero vicino al 100% si rimane molto delusi da questi numeri. In realtà questo obiettivo pone l'Italia in una posizione medio-alta fra i paesi europei (e dunque a maggior ragione la Toscana si segnala in positivo) e rappresenta, in termini assoluti uno sforzo imponente su un territorio vastissimo e diversificato.

Il territorio dell’Azienda USL Toscana nord ovest è caratterizzato dalla presenza di comparti specifici ad alta rilevanza infortunistica (porti, nautica, estrattivo, lapideo, cartario, oltre a edilizia, agricoltura, chimica e manifatturiero) con una concentrazione e una complessità non paragonabili con molti altri territori: un dato, ad esempio, è quello che riguarda la presenza di più della metà del totale regionale di aziende a rischio di incidente rilevante (‘direttiva Seveso’). Su questi comparti ad alto rischio i controlli vanno ben oltre il 7,5% e arrivano ad essere anche superiori al 100%.

Solo nell'ultimo anno, i nostri servizi PISLL hanno effettuato controlli su oltre 5000 aziende. Nel corso di queste verifiche sono state riscontrate violazioni in circa il 30% dei casi, segno che la guardia non può e non deve essere abbassata. Il nostro obiettivo per i prossimi mesi è quello di intensificare e calibrare ancora di più i nostri mandati ispettivi sui settori più a rischio e sulle fasi di lavoro che hanno comportato un maggior numero di infortuni ma al tempo stesso di sviluppare altri strumenti efficaci per agire anche dal punto di vista della percezione del rischio, della diffusione a tutti i livelli, di una maggiore cultura della sicurezza, a partire dalle scuole.”

 

Che importanza riveste la formazione su salute e sicurezza in questo contesto?

“La sicurezza nasce prima di tutto dalla consapevolezza, dunque una corretta formazione è fondamentale per migliorare la prevenzione. Gli organismi che si occupano di formazione sono nostri interlocutori privilegiati: molti di loro affrontano questo aspetto con competenza e professionalità, ricercando anche approcci comunicativi innovativi, che possano essere veramente incisivi. Tuttavia spesso alcuni corsi di formazione sono scatole vuote, noiose lezioni frontali e generiche che, paradossalmente, allontanano i lavoratori dalla sicurezza perché la formazione sulla sicurezza si presenta loro in termini repulsivi. La formazione deve essere pensata, calibrata, mirata; non deve essere una firma su un foglio con le risposte al test finale fatte girare su whatsapp. Su questo è necessario che anche noi agiamo in modo più concreto, non è facile un controllo a tappeto ma ci dobbiamo adoperare per un controllo sempre più diretto sulla adeguatezza e conformità della formazione. Credo che questa, insieme con la necessità di sviluppare la cultura della sicurezza sin dalle scuole, sia la sfida più innovativa che dobbiamo cercare di vincere.

Più in generale il nostro obiettivo è anche quello di stimolare una cultura della salute e sicurezza che affronti il tema in un'ottica complessiva, con la promozione, anche sui luoghi di lavoro, di più corretti stili di vita e di atteggiamenti attenti alla cura ‘totale’ della persona e del lavoratore secondo l'approccio che viene definito tecnicamente del Total worker health.”

 

Quali sono i messaggi fondamentali di prevenzione che l'Azienda USL Toscana nord ovest vuole lanciare a datori di lavoro e maestranze?

“La prima cosa che mi viene in mente è che la fretta o l'eccessiva confidenza con il pericolo sono spesso cattive consigliere. Nessun lavoro, nessuna urgenza di consegna vale una vita umana.

Ai datori di lavoro vorrei ricordare che la sicurezza non è un costo, né una perdita di tempo, ma la condizione stessa per poter fare impresa: il vostro RSPP (responsabile del servizio di prevenzione e protezione) e il medico competente non sono consulenti di serie B ma devono essere il cardine del vostro sistema di prevenzione. Vi chiediamo la massima responsabilità: investire sulla manutenzione delle macchine, utilizzare macchinari adatti allo scopo e non ‘arrangiarsi con quello che c’è’, non forzare mai i ritmi di produzione a discapito delle procedure e garantire che ogni lavoratore sia addestrato al compito che svolge. Vi chiediamo di pretendere il rispetto delle misure di sicurezza e l’utilizzo continuo dei dispositivi di protezione individuale (DPI) messi a disposizione dei lavoratori. Bisogna che ci sia un passo in avanti culturale: è necessario che si capisca che il compito del datore di lavoro o del preposto non si esaurisce, ad esempio, con la fornitura dei DPI previsti ma è necessario pretendere e vigilare affinchè vengano continuamente usati, così come si pretende e si vigila che venga rispettato l’orario di lavoro previsto o la corretta esecuzione tecnica a livello operativo. Vi chiediamo di premiare chi si ferma perché percepisce un rischio, di incentivare la cautela.

Ai lavoratori, invece, chiediamo di essere i primi custodi di sé stessi e dei propri colleghi: pretendete i dispositivi di protezione, segnalate i mancati infortuni o le situazioni di rischio ai vostri preposti o ai vostri Rappresentanti per la sicurezza (RLS); se le vostre segnalazioni rimangono inascoltate non abbiate timore a contattare direttamente ai nostri uffici. Trovate i nostri riferimenti facilmente su internet, sul sito dell’Azienda USL Toscana nord ovest, a questo indirizzo: Sedi PISLL.

Se osserviamo l’andamento infortunistico in un arco di tempo di 5, 10, 20 anni possiamo osservare una riduzione degli eventi ma, in generale questa riduzione sembra quasi essersi attenuata negli ultimi anni, come se stesse raggiungendo un ‘plateau’, quasi come se si fosse raggiunta una sorta di stabilità: noi non dobbiamo accettare che le cose stiano così, che più di tanto non si possa fare.

E’ necessario che il mondo del lavoro, che tutti quanti, a cominciare da noi, si rimettano in gioco, escano fuori dalla propria ‘comfort zone’: rivediamo le strategie, non diano per scontato che i morti sul lavoro siano un “effetto collaterale” del lavoro stesso. Io credo che si debba fare un passo avanti di tipo culturale: la sicurezza non deve essere più vista come un ‘vincolo necessario’ ma come un pre-requisito per poter esprimere le proprie abilità, la propria creatività e le proprie competenze. Molto spesso la nostra cultura ci spinge quasi a prendere in giro chi utilizza il casco per andare in bici, chi cede l’auto ad un amico perché ha bevuto un paio di birre, chi non è bravo ad ‘arrangiarsi’ con quello che ha e questo ci fa abbassare la capacità di percepire il rischio.

La prevenzione deve passare attraverso un accrescimento della cultura complessiva della salute e della sicurezza della persona prima ancora che del lavoratore.”.

 

Foto: ingegner Domenico Gullì

Gli ultimi drammatici infortuni mortali che hanno colpito alcuni territori dell’Azienda USL Toscana nord ovest riaccendono con forza il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Dietro la cronaca, c'è il lavoro quotidiano, silenzioso e rigoroso di chi è chiamato a vigilare e prevenire.

Domenico Gullì, direttore della struttura di Prevenzione igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro (PISLL) dell'Azienda USL Toscana nord ovest, spiega come operano le strutture sanitarie sul campo e quale messaggio è possibile rivolgere al tessuto produttivo e ai lavoratori.

 

Ingegner Gullì, gli ultimi eventi tragici lasciano un senso di urgenza e sgomento. Cosa si sente di dire ai lavoratori del nostro territorio?

“Il primo pensiero va alle famiglie delle vittime: ogni vita spezzata sul lavoro è una sconfitta inaccettabile per l'intera società e può essere una ferita profondissima per i coniugi, i figli, i genitori di chi è morto solo perché è andato a lavorare. Quando si verificano questi eventi talvolta lo sguardo dei familiari e delle persone vicine al lavoratore rimane impresso nella nostra mente e, anche per questo motivo, un pensiero va pure ai colleghi delle vittime, agli operatori dei nostri servizi, al personale sanitario e degli altri enti che intervengono in queste tragiche occasioni: sono testimoni diretti e sentono tutto il peso della tragedia e della sua evitabilità.

Ma subito dopo voglio dire una cosa chiara e forte a tutti i lavoratori: potete contare su di noi. I nostri operatori non sono burocrati dietro una scrivania, ma una presenza costante sul campo che crede nel compito che svolge: nei cantieri, nelle fabbriche, nelle cave, nelle banchine portuali e in tutti i luoghi di lavoro, con particolare riguardo a quelli che presentano un più alto tasso infortunistico e un’alta incidenza di malattie professionali. Ai lavoratori ribadisco quindi: Siamo alleati della vostra salute e della vostra vita. Non siete soli in questa battaglia quotidiana perché questa è anche la nostra battaglia quotidiana.”

 

Come si traduce concretamente questo impegno? Come lavorano, ogni giorno, gli operatori della prevenzione dell'Azienda USL Toscana nord ovest?

“Il nostro modello non è repressivo, ma si basa su una strategia integrata. Il Testo unico in materia di Salute e sicurezza ci affida i compiti di vigilanza ma, ancora più a monte, la legge 833 del 1977, quella che istituisce il Servizio sanitario, ci affida i compiti di prevenzione: da un lato c'è la vigilanza diretta e senza preavviso, che serve a individuare eventuali irregolarità e che dovrebbe rappresentare una sorta di ‘deterrente’, dall'altro lato c'è la prevenzione, l'assistenza, la formazione; fare prevenzione vuol dire anche fornire la continua informazione sui rischi, mettere in campo azioni di ‘sistema’ come la raccolta e diffusione di buone prassi, i tavoli di confronto con le figure della prevenzione aziendali, le parti sociali, le associazioni di categoria e i Comitati paritetici, lo studio di nuove modalità lavorative e di soluzioni in grado di coniugare sicurezza e salute con la necessaria operatività.

In fase ispettiva poi i nostri operatori (tecnici della prevenzione, medici del lavoro, ingegneri ma anche geologi, chimici) entrano nei luoghi di lavoro per verificare la reale applicazione dei piani di sicurezza, l'efficienza dei macchinari, la stabilità dei fronti di scavo, l'uso corretto dei dispositivi di protezione individuale (DPI), la formazione del personale e l’idoneità sanitaria dei lavoratori rispetto alla mansione svolta. Se troviamo situazioni di pericolo grave, non esitiamo a sospendere i cantieri o a sequestrare le aree a rischio.”

 

Parlando di numeri, qual è l'impatto dei controlli sul territorio della macro-azienda della Toscana nord ovest?

“Su questo tema, così come su quello della formazione, è necessario secondo me che sia chiaro il contesto di cui parliamo: l’obiettivo fissato dallo Stato, che non tutte le Regioni riescono a raggiungere, è quello di controllare il 5% delle aziende attive sui territori: la Regione Toscana da anni supera questo obiettivo con un tasso che supera alche il 7,5-8%. Se si pensa di controllare un numero vicino al 100% si rimane molto delusi da questi numeri. In realtà questo obiettivo pone l'Italia in una posizione medio-alta fra i paesi europei (e dunque a maggior ragione la Toscana si segnala in positivo) e rappresenta, in termini assoluti uno sforzo imponente su un territorio vastissimo e diversificato.

Il territorio dell’Azienda USL Toscana nord ovest è caratterizzato dalla presenza di comparti specifici ad alta rilevanza infortunistica (porti, nautica, estrattivo, lapideo, cartario, oltre a edilizia, agricoltura, chimica e manifatturiero) con una concentrazione e una complessità non paragonabili con molti altri territori: un dato, ad esempio, è quello che riguarda la presenza di più della metà del totale regionale di aziende a rischio di incidente rilevante (‘direttiva Seveso’). Su questi comparti ad alto rischio i controlli vanno ben oltre il 7,5% e arrivano ad essere anche superiori al 100%.

Solo nell'ultimo anno, i nostri servizi PISLL hanno effettuato controlli su oltre 5000 aziende. Nel corso di queste verifiche sono state riscontrate violazioni in circa il 30% dei casi, segno che la guardia non può e non deve essere abbassata. Il nostro obiettivo per i prossimi mesi è quello di intensificare e calibrare ancora di più i nostri mandati ispettivi sui settori più a rischio e sulle fasi di lavoro che hanno comportato un maggior numero di infortuni ma al tempo stesso di sviluppare altri strumenti efficaci per agire anche dal punto di vista della percezione del rischio, della diffusione a tutti i livelli, di una maggiore cultura della sicurezza, a partire dalle scuole.”

 

Che importanza riveste la formazione su salute e sicurezza in questo contesto?

“La sicurezza nasce prima di tutto dalla consapevolezza, dunque una corretta formazione è fondamentale per migliorare la prevenzione. Gli organismi che si occupano di formazione sono nostri interlocutori privilegiati: molti di loro affrontano questo aspetto con competenza e professionalità, ricercando anche approcci comunicativi innovativi, che possano essere veramente incisivi. Tuttavia spesso alcuni corsi di formazione sono scatole vuote, noiose lezioni frontali e generiche che, paradossalmente, allontanano i lavoratori dalla sicurezza perché la formazione sulla sicurezza si presenta loro in termini repulsivi. La formazione deve essere pensata, calibrata, mirata; non deve essere una firma su un foglio con le risposte al test finale fatte girare su whatsapp. Su questo è necessario che anche noi agiamo in modo più concreto, non è facile un controllo a tappeto ma ci dobbiamo adoperare per un controllo sempre più diretto sulla adeguatezza e conformità della formazione. Credo che questa, insieme con la necessità di sviluppare la cultura della sicurezza sin dalle scuole, sia la sfida più innovativa che dobbiamo cercare di vincere.

Più in generale il nostro obiettivo è anche quello di stimolare una cultura della salute e sicurezza che affronti il tema in un'ottica complessiva, con la promozione, anche sui luoghi di lavoro, di più corretti stili di vita e di atteggiamenti attenti alla cura ‘totale’ della persona e del lavoratore secondo l'approccio che viene definito tecnicamente del Total worker health.”

 

Quali sono i messaggi fondamentali di prevenzione che l'Azienda USL Toscana nord ovest vuole lanciare a datori di lavoro e maestranze?

“La prima cosa che mi viene in mente è che la fretta o l'eccessiva confidenza con il pericolo sono spesso cattive consigliere. Nessun lavoro, nessuna urgenza di consegna vale una vita umana.

Ai datori di lavoro vorrei ricordare che la sicurezza non è un costo, né una perdita di tempo, ma la condizione stessa per poter fare impresa: il vostro RSPP (responsabile del servizio di prevenzione e protezione) e il medico competente non sono consulenti di serie B ma devono essere il cardine del vostro sistema di prevenzione. Vi chiediamo la massima responsabilità: investire sulla manutenzione delle macchine, utilizzare macchinari adatti allo scopo e non ‘arrangiarsi con quello che c’è’, non forzare mai i ritmi di produzione a discapito delle procedure e garantire che ogni lavoratore sia addestrato al compito che svolge. Vi chiediamo di pretendere il rispetto delle misure di sicurezza e l’utilizzo continuo dei dispositivi di protezione individuale (DPI) messi a disposizione dei lavoratori. Bisogna che ci sia un passo in avanti culturale: è necessario che si capisca che il compito del datore di lavoro o del preposto non si esaurisce, ad esempio, con la fornitura dei DPI previsti ma è necessario pretendere e vigilare affinchè vengano continuamente usati, così come si pretende e si vigila che venga rispettato l’orario di lavoro previsto o la corretta esecuzione tecnica a livello operativo. Vi chiediamo di premiare chi si ferma perché percepisce un rischio, di incentivare la cautela.

Ai lavoratori, invece, chiediamo di essere i primi custodi di sé stessi e dei propri colleghi: pretendete i dispositivi di protezione, segnalate i mancati infortuni o le situazioni di rischio ai vostri preposti o ai vostri Rappresentanti per la sicurezza (RLS); se le vostre segnalazioni rimangono inascoltate non abbiate timore a contattare direttamente ai nostri uffici. Trovate i nostri riferimenti facilmente su internet, sul sito dell’Azienda USL Toscana nord ovest, a questo indirizzo: Sedi PISLL.

Se osserviamo l’andamento infortunistico in un arco di tempo di 5, 10, 20 anni possiamo osservare una riduzione degli eventi ma, in generale questa riduzione sembra quasi essersi attenuata negli ultimi anni, come se stesse raggiungendo un ‘plateau’, quasi come se si fosse raggiunta una sorta di stabilità: noi non dobbiamo accettare che le cose stiano così, che più di tanto non si possa fare.

E’ necessario che il mondo del lavoro, che tutti quanti, a cominciare da noi, si rimettano in gioco, escano fuori dalla propria ‘comfort zone’: rivediamo le strategie, non diano per scontato che i morti sul lavoro siano un “effetto collaterale” del lavoro stesso. Io credo che si debba fare un passo avanti di tipo culturale: la sicurezza non deve essere più vista come un ‘vincolo necessario’ ma come un pre-requisito per poter esprimere le proprie abilità, la propria creatività e le proprie competenze. Molto spesso la nostra cultura ci spinge quasi a prendere in giro chi utilizza il casco per andare in bici, chi cede l’auto ad un amico perché ha bevuto un paio di birre, chi non è bravo ad ‘arrangiarsi’ con quello che ha e questo ci fa abbassare la capacità di percepire il rischio.

La prevenzione deve passare attraverso un accrescimento della cultura complessiva della salute e della sicurezza della persona prima ancora che del lavoratore.”.

 

In allegato un’immagine dell’ingegner Domenico Gullì

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