Gran pubblico venerdì pomeriggio al Fortino di Forte dei Marmi per l'inaugurazione della mostra pittorica Antiche Solitudini-Percorsi tra Memoria e Natura (1990.2025) di Costantino Paolicchi. Presenti i sindaci di Forte dei Marmi e di Seravezza, Bruno Murzi e Lorenzo Alessandrini, e l'assessore alla cultura di Forte dei Marmi e di Stazzema, rispettivamente Graziella Polacci e Anna Guidi, il presidente della Fondazione Terre Medicee di Seravezza Monaco, il dott. Alessandro Tosi in rappresentanza della Bcc della Versilia Lunigiana e Garfagnana e tanti artisti, studiosi e cultori di storia della Versilia che a menzionarli tutti si rischierebbe sicuramente di incorrere in qualche imperdonabile dimenticanza. Una presenza di pubblico numerosa e qualificata che difficilmente si riscontra alle inaugurazioni di mostre o a iniziative culturali. Ciò sta a dimostrare l'apprezzamento che riscuote Costantino Paolicchi nelle sue forme espressive che spaziano nella disciplina storica, letteraria e ieri pomeriggio in una quasi antologica mostra di pittura esposta nel suo paese di origine, Forte dei Marmi, che oggi definire così il "salotto" della Versilia e uno dei più rinomati a livello nazionale si correrebbe il rischio di essere tacciati d'improntitudine lessicale. Invece, come ha saputo fare Costantino, con quell'amore della memoria ci ha preso per mano e ci ha accompagnati in quel passato di paese di vita marinara che oltre mezzo secolo fa iniziava la sua straordinaria trasformazione turistica - anche troppo- ha evidenziato Paolicchi - e che ha scolpito nel cuore e negli occhi di quel giovane figlio di mare il borgo dei nonni che venerdì, con le coinvolgenti parole di presentazione della mostra ci ha saputo (ri)raffigurare. Un vero e proprio memoriale di un'appartenenza che, nonostante la vicenda umana che l'ha portato ad allontanarsi dalle sue radici sulla battima fortemarmina, non è mai venuta meno, tanto che le remore fisiche di esporre i suoi quadri nel luogo della sua gioventù sono prodigiosamente svanite. Un impegno si è rivelato emozione pura e una formidabile spinta psicologica che gli ha fatto superare anche alcuni recenti inciampi avuti in merito al suo stato di salute, che durante l'inaugurazione nell'accogliente simbolo-monumento di Forte dei Marmi, Il Fortino di Pietro Leopoldo, è sembrato essere stato messo alle spalle. Spariti tutti i timori e rinnovata volontà a proporsi ancora a favore di nuovi progetti culturali. Nell'esposizione di una corposa riproduzione di opere che io riassumerei simile a uno spartito su cui sono state musicate attraverso la pittura le bellezze della natura rivestite coi colori della Versilia Mare-Monti e della Lunigiana, mi soffermerei sugli scorci del mare e sugli alberi. Nelle sue "marine" si rintraccia l'occhio del giovane bagnino che è stato. Ha conservato lo sguardo che interpreta la voce del mare, il vento articola il tono e l'umore dell'onda che nei vari frangenti meteo assale, massaggia, accarezza e liscia l'arenile fino a stendere su esso un senso di pace, sia nella luce sorgente dalle Apuane o in quella morente del tramonto che fiammeggia dietro la piramide dell'isola del Tinetto. La sua maestria, che ha avuto nell' iniziale propensione di bambino al disegno l'occhio attento e interessato dell'affermato pittore Carlo Carrà, è quella di saper cogliere l'attimo emozionale tra il mare e la battigia, la luce dell'incontro e del confronto di elementi diversi ma inscindibili da quel fermo immagine in cui il tuffo al cuore ispira a guidare la mano col pennello.
Gli "alberi identitari" di Costantino Paolicchi hanno l'anima e rappresentano, nelle ferite non particolarmente evidenziate per un rispetto che neanche con la pittura Costantino riesce a infrangere, un' umanità che grida il suo dolore, mentre nel loro rigoglio verso il cielo ed estensivo sul sottobosco raffigurano la protezione vitale e irrinunciabile. E' palese che attraverso il disegno delle piante, che avviene a seguito di una profonda osservazione e da un ascolto che percepisce quanto gli alberi ci dicono appena c'immergiamo nel loro silenzio resistente, ancora non sopraffatto dal rumore che impasta incessantemente il cemento con cui sono emarginati e diradati dall'essere umano che ha invece estremo bisogno d'ossigeno per vivere e non morire, Costantino Paolicchi voglia simboleggiare il rispetto dovuto alla natura, alla bellezza del paesaggio che richiama lo stato d'animo a distaccarsi dalla bramosità del prendere e ad abbracciare invece lo spirito della condivisione. Sono gli alberi dell'anima di Costantino, della passione e dell'emozione di un uomo che vuole esprimere se stesso in maniera profonda, senza riserve. I temi pittorici che Costantino declina attraverso una visione poetica che non disdegna di tracimare nel divenire caricato del pondo ancestrale di un ambiente sempre depredato a causa di un surplus di risorse occorrenti al genere umano,( nonché abbruttito dalla sistematica cancellazioni di paesaggi naturali) ci porterebbero ancora lontano, ma è bene ponderare una pausa sapendo che un quadro, che una pittura non si svestono di tutto subito ma si riservano di sorprendere e di stimolare nuove emozioni col tornare ad ammirarli.
La mostra Antiche solitudini, una esposizione di una cinquantina di opere dislocate su tre livelli del Fortino, rispettivamente al pianoterra alcuni dipinti degli anni Novanta, al primo piano le marine, mentre "alberi identitari" sono esposti al secondo piano, resterà aperta e visitabile al pubblico fino al 16 marzo. Questi gli orari: tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 9 alle 13_ dalle 15 alle 19.
Giuseppe Vezzoni