"La Giunta Barsotti era già un asso nel far passare per straordinarie gli interventi sul territorio dovuti alla cittadinanza. Adesso però ha superato se stessa: dà ad intendere che la chiusura della scuola di Stiava sia un'occasione per restituire alla cittadinanza una scuola più bella. La realtà è ben altra: la scuola è chiusa perché dichiarata inagibile. Punto. Le bugie, come in questo caso, vengono sempre smontate dai fatti", a scriverlo sono i consiglieri comunali di Massarosa Marzia Lucchesi, Pietro Bertolaccini, Nicola Morelli e Pietro Cima.
"Lo sapevano e lo sapevamo tutti da anni che quella scuola era a rischio», continuano i consiglieri. "I tecnici lo dicevano, i genitori lo vedevano, noi lo denunciavamo di continuo anche in sede di Consiglio Comunale. Loro? Non sono mai intervenuti. Zero manutenzione, zero prevenzione, ma soprattutto zero euro a bilancio pur sapendo che, date le sue condizioni, la scuola era a rischio chiusura. Si é scelto volutamente di non accantonare neppure un euro per l'evenienza chiusura che purtroppo c'è stata. Non ci sono soldi a bilancio per dare in affidamento il progetto di riqualificazione e tanto meno per realizzare i lavori necessari.
Ad oggi metteranno a bilancio 20mila euro che, nella migliore delle ipotesi, serviranno solo ad individuare gli interventi necessari. Una mancia in pratica, giusto per studiare il problema, non certo per risolverlo.
Anche sui tempi raccontano balle. Guardate Quiesa: c'era già un progetto e c'erano già i soldi a bilancio. Risultato? Sono serviti più di cinque anni. Cinque anni con tutto pronto. Ora, per la scuola di Stiava, non c'è progetto e non ci sono fondi che si devono ancora reperire quindi facendo due conti, se con progetto e soldi ci sono voluti cinque anni, figuriamoci quanti ne serviranno partendo da zero.
Chiamare questa situazione "occasione" è un insulto a noi tutti Non è un'occasione, é il risultato di anni di inerzia e bilanci senza un euro per la sicurezza delle scuole.
La scuola non chiude per essere resa più bella. Chiude perché cade a pezzi. E la colpa ha nomi e cognomi".








