"Le parole chiare del Papa hanno toccato un tasto da cui la politica da tempo fugge, ma che allo stesso tempo pretende di regolamentare, come se il valore della vita avesse bisogno di una norma per esistere. Il Papa ha ricordato a tutti noi una verità semplice e dimenticata: la vita non si amministra, si custodisce". Lo scrive in un comunicato Maria Teresa Baldini, che prosegue: "Quello che si sta preparando, diciamolo chiaramente, è un sistema che offre il suicidio assistito a persone malate e anziane come se fosse una prestazione. Ci dobbiamo chiedere: sarà questa l'assistenza sanitaria e sociale del domani? Un'assistenza che invece di curare e accompagnare, propone di eliminare chi soffre?
In questo dibattito manca lo sguardo materno, quello protettivo che non misura, non calcola, non decide se una vita vale o non vale più. Una madre non abbandona un figlio perché soffre. Lo protegge di più. È questo sguardo che la nostra società ha perso.
Si vive in una società che rinnega se stessa , in un paese cresciuto con un'educazione cristiana che ha generato comunità, solidarietà, rispetto per il territorio, per la casa, per la persona. Rinnegare quei valori identitari non è progresso, è smarrimento. Una società che non porta avanti i valori cristiani con cui è cresciuta perde le radici che l'hanno resa capace di creare nuove energie, nuovi valori, senso di appartenenza. Identità’.
L'ambiguità di una politica che vuole decidere sulla vita dei sofferenti fa capire che la perdita dei valori è oramai una realtà e si assiste a una politica che si trasforma in un tribunale di giustizieri senza confini, che pretende di stabilire chi può vivere e chi può morire. Si vuole regolamentare ciò che per sua natura non può essere regolato, perché il potere sulla vita non ha confini e nessuno può decidere in tal senso.
Come medico, mi colpisce e mi fa riflettere il silenzio di gran parte della classe medica. Un silenzio che nasconde paura verso chi sta al potere. Ma il nostro giuramento di Ippocrate non è verso il potere, è verso la vita. Il potere sulla vita non può essere limitato per età o per malattia. Non possiamo affidarci a giudizi di giustizia e pensieri personale che non hanno nulla a che fare con la scienza e che nulla hanno a che fare con i valori della vita.
C’è’ una deriva di onnipotenza verso la vita degli altri.
Questo tema è la sintesi di un pensiero sempre più pericoloso: un senso di onnipotenza sul controllo della vita e della morte. Si gioca con la morte di persone sofferenti, fragili, spaventate, facendola passare per un atto di libertà. Non è libertà, è abbandono.
Ringrazio il Governo per non aver fortunatamente legiferato in fretta sul suicidio medicalmente assistito. La strada giusta non è quella di normare la morte, ma di rafforzare con coraggio e risorse la via delle cure palliative, dell'accompagnamento, della presenza. Nessuno deve essere lasciato solo nel dolore.
La vita va difesa sempre, soprattutto quando è più fragile", conclude Maria Teresa Baldini.








