"Fino a quando la destra di FdI continuera' a risentire dell'atavico complesso di inferiorita' culturale e psicologico maturato sin dai tempi della Prima Repubblica in cui scontavano la "conventio ad escludendum" che colloco' l'MSI fuori dall'arco costituzionale, non sara' possibile portare a termine quella rivoluzione sovranista che Beatrice Venezi incarna quando afferma che le Istituzioni della cultura italiana non devono essere proprieta' della sinistra e che quando la destra ed il centrodestra governano il Paese hanno il diritto ed il dovere di dettare le proprie linee programmatiche anche in tema di cultura senza dover subire il consueto ricatto intellettuale di chi a sinistra pensa gli spetti sempre e comunque il monopolio divino delle arti". Così Massimiliano Baldini, ex responsabile cultura della Lega in Toscana.
"La destra - a maggior ragione quando entra nella "stanza dei bottoni" per volere del popolo - deve avere il coraggio di rompere gli schemi anche dei "sancta sanctorum" del PD e chi viene chiamato a ruoli apicali non deve compiere il piu' odioso degli errori, quello di ricercare "l'approvazione del nemico", di chi si sente depositario della cultura italiana, finendo per accettarne i condizionamenti pur di sentirsi finalmente accettato da quel sistema che si e' elettoralmente promesso di smantellare e dal quale continua ingiustamente a subirne una sorta di superiorita' morale", continua l'esponente politico.
"Questo e' il problema di FdI che si consuma oggi con Beatrice Venezi alla Fenice, che ho visto compiersi con Pietrangelo Buttafuoco alla Biennale e che si realizza in tante Amministrazioni locali e regionali dove questo partito pretende di occupare posti senza riuscire ad imporre una linea capace di innovare il solito quadro stantio che da decenni governa la cultura nel nostro paese. Il ministro della cultura Alessandro Giuli e FdI, abbandonando il maestro Beatrice Venezi, non difendendola fino alle estreme conseguenze di una rivoluzione culturale prima promessa e poi tradita, abbandonano se stessi e vengono meno ad un progetto che era uno dei fiori all'occhiello della proposta elettorale per rimuovere l'egemonia delle sinistre nei cinema e nei teatri. In questo senso, se Beatrice Venezi deve lasciare perchè non gradita al consueto establishment della "Gauche Caviar", la devono seguire a ruota, dimettendosi subito, sia il sovrintendente del teatro La Fenice di Venezia Nicola Colabianchi, sia il ministro della cultura Alessandro Giuli perche' la vittoria dei sindacati politicizzati sono la loro piu' cocente sconfitta", conclude Massimiliano Baldini.








