Anno XI 
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Scritto da Redazione
A. Versilia
13 Settembre 2026

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Stazzema -Il 3 agosto  la Filarmonica Santa Cecilia di Farnocchia ha tagliato il traguardo dei 176 anni dalla sua prima uscita davanti alla popolazione e a tantissima gente accorsa al villaggio per assistere alla riapertura e alla benedizione della Pieve di San Michele Arcangelo dopo 11 anni di lavori che occorsero per la costruzione delle due navate della chiesa. Era il 3 agosto 1850. Fu fatta una grande festa. Nel libro dei Ricordi" dell'Archivio Parrocchiale di San Michele Arcangelo si legge che nel dì 3 agosto 1850 (ultimata la costruzione delle due navate) fu riaperta e benedetta la chiesa e che il giorno successivo fu "fatta straordinaria festa alla quale intervennero 20 sacerdoti e furono celebrate in detta Chiesa 11 Messe. Intervenne pure una gran moltitudine di popolo di ogni parte". Più o meno il "tripudio" che c'è stato esattamente un mese fa a Mulina di Stazzema in occasione della "riapertura" della chiesa di San Rocco dopo una chiusura durata sei anni e nove mesi per la messa in sicurezza del tetto. Tempora mutantur, nos et mutamur in illis !

L'occasione fausta della riapertura della Pieve di Farnocchia intercettò il felice destino che in quel momento storico ad animare la vita della comunità ci fossero due protagonisti che amavano la musica e il bello: Giuseppe Razzuoli e Roberto Cipriani, i quali stavano impegnandosi da tempo per formare i musicanti che avrebbero dato vita al corpo bandistico del paese, che allora contava 500 abitanti. Il borgo, fino alla riforma granducale leopoldina della Toscana che istituì nel 1776 i comuni, era uno degli otto comunelli che formavano la Vicaria di Stazzema, terzo corpo politico ma indipendente del Capitanato di Pietrasanta. La sua territorialità comprendeva l'alpeggio di Sant'Anna e il villaggio de La Culla.Per presentare al popolo il nuovo Corpo Bandistico di Santa Cecilia non poteva esserci scelta migliore di quella straordinaria festa preparata per onorare la riapertura della pieve del paese. Giuseppe Razzuoli aveva le disponibilità economiche per coprire le spese necessarie alla formazione della Banda, mentre Roberto Cipriani disponeva di tutte le cognizioni tecniche per la preparazione degli allievi. Il Prof. Giulio Paiotti in occasione del Centenario della nascita della Filarmonica ricordò così Roberto Cipriani: "fu il primo e il più illustre Maestro che personificò, in grado superlativo, l'anima di Farnocchia".

 Dallo stampato I centocinquant'anni della Filarmonica S. Cecilia di Farnocchia scritto nel 2000 da Giuseppe Bertelli e da Giuseppe Vezzoni nella parte finale del primo capitolo Nasce la Filarmonica di Farnocchia si apprende che per il periodo successivo al 1850 non ci sono notizie. Quando nel 1950 il Professor Paiotti scrisse l'opuscolo sul Centenario della Filarmonica c'erano tuttavia ancora persone che avevano sentito raccontare dai loro avi episodi e circostanze riguardanti i primi anni di vita del corpo bandistico farnocchino. Purtroppo queste preziose memorie orali non sono state trascritte e sono andate pian piano sparendo dal tramandare la voce del popolo. Comunque è accertato che Roberto Cipriani diresse la Filarmonica fino al 1903 e che fu anche organista, coadiuvato dal nipote Silverio. Durante quegli anni scrisse le parole e la musica di parecchi Inni Sacri, "dedicati a San Luigi, alla Madonna del Carmine e alla Madonna Addolorata, da cantarsi durante le solenni Processioni Triennali, da un coro di fanciulle accompagnate dal suono della Filarmonica". Compose inoltre (sempre parole e musica) diverse canzonette in occasione del Carnevale, fra le quali: "Lo Scacciapensieri (1878); Carnevaleeee...!; La Vecchia Zittelluccia (1882); Nasi, Nasini, Nasoni! Inerente a quest'ultima canzone è riportato un aneddoto con cui si è tramandato un probabile scherzo di carnevale che il maestro Cipriani volle fare ai suoi musicanti. In occasione del centenario fu raccolta dagli anziani del paese questa storia: nei giorni precedenti quel Carnevale nella bottega d'intaglio dei Cipriani (bottega di Arte Sacra lignea ma anche di cesellatura di opere in oro e argento) erano stati costruiti tanti nasi di legno di forme, di colori e di dimensioni diverse. Il giorno di Carnevale ad ogni suonatore fu messo uno di questi nasi legandolo accuratamente dietro la testa. Passato il primo momento d'ilarità comune, la Banda, suonando una robusta marcia militare, fece il suo ingresso in Piazza. Alla fine della canzone "Nasi, Nasini, Nasoni", accolta con fragorose risate, qualcuno cominciò a versare da bere il vino ai musicanti, ma questi si trovarono subito in difficoltà perché il bicchiere toccava nel loro naso di legno e non riuscivano nell'intento cercando vanamente, con piegamenti della testa, di ovviare all'ostacolo che impediva loro l'ambita bevuta. Alcuni musicanti compresero lo scherzo e si misero a ridere ma a molti, stando a quanto raccontarono gli anziani, venne una forte voglia di smoccolare che fu a stento trattenuta. Seppure lo stampato riporti molti nomi è tuttavia impossibile ricordare tutti i musicanti durante questi 176 anni di vita della banda di Farnocchia, la più longeva della Versilia storica e il primo gruppo musicale costituitosi nel Comune di Stazzema ( altri ne seguiranno, soprattutto nel periodo fascista, ma con il trascorrere del tempo hanno cessato l'attività, salvo la banda musicale S.Cecilia di Levigliani). E' assai più semplice ricordare coloro che hanno diretto la banda durante questo secolo e tre quarti di attività: sono i maestri Roberto Cipriani, Nicola Bottari, Don Renato Vanzo, Alvaro Ulivi, Silvano Bottari e Igor Bazzichi.Dell'attuale maestro di musica, il prof. Igor Bazzichi, titolare anche di una laurea triennale in ingegneria, lo stampato scritto a due mani da Bertelli e Vezzoni mette l'allora quattordicenne Igor, già il talentuoso clarinettista della banda, tra i personaggi di Farnocchia da ricordare dedicandogli un capitolo e pubblicando una sua poesia che scrisse in dialetto intitolata La banda musicale.A conclusione va rilevato che la Filarmonica S. Cecilia di Farnocchia e la Banda fascista di Mulina, costituitasi 78 anni dopo, nel 1928, hanno nella loro storia un comune denominatore: i rispettivi patrimoni strumentali furono distrutti a seguito degli eventi bellici dell'agosto 1944. L'8 agosto 1944, nell'incendio di Farnocchia gli strumenti conservati nella sala della musica saranno distrutti. Sarà salvato il vessillo. Quattro giorni dopo, il 12 agosto 1944, con l'incendio della canonica di San Rocco furono distrutti quelli della banda di Mulina. Il paese di Farnocchia troverà nel benefattore Angiolino Ulivi e in altri compaesani residenti all'estero le risorse economiche per riacquistare a Genova gli strumenti bruciati.A Mulina invece la banda musicale non fu più ricostituita. Ma forse non dipese neppure dalla mancanza di risorse. Con l'eccidio di don Menguzzo e dei suoi famigliari e il tracollo del fascismo cambiò il clima nella comunità.

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