Stazzema- Il testo "La mia alluvione" nel trentesimo anniversario è stato terminato venerdì sera con la pubblicazione del 12° scritto su Libera Cronaca n. 5052. Senza i problemi in corso per la connessione a internet, forse la ricostruzione sarebbe stata più dettagliata, inserendo le tematiche dell'area industriale del Col del Cavallo, del teleriscaldamento di Pruno e di Volegno, del Consorzio Forestale, dell'incubatoio ittico di Mulina e di tutte quelle altre situazioni in cui la ricostruzione provvisoria è divenuta definitiva.Lo scritto "Ridiamo la dignità del paesaggio al torrente Mulina" è stato premiato nel 2001 con il primo premo giornalistico Versilia, e questo è un riscontro confortante e molto significativo espresso da persone terze sui rilievi evidenziati nel pezzo. Anche il Palazzetto di Cardoso avrebbe meritato la sottolineatura in merito a quegli stipiti, soglie e quant'altro realizzati utilizzando macigno, un tempo era definita così questa pietra oggi conosciuta come Pietra del Cardoso. Manufatti tutti lavorati a mano che mi porterebbero a riaprire il tema che ho affrontato in occasione del recupero dell'edificio e che dovevano essere conservati in un apposito spazio della memoria. Di questi manufatti non si sa più nulla. C'è chi ipotizza che siano custoditi in qualche magazzino comunale chi invece è convinto che siano stati portati in discarica, cosa a cui non credo assolutamente per il valore della lavorazione artigianale che non poteva assolutamente passare inosservata. Pezzi che oggi sarebbe impossibile lavorare in quella maniera avendo perse le competenze degli scalpellini di questa particolare tipologia di pietra. Pertanto non credo assolutamente che siano finiti in discarica. Sarebbe roba da matti aver consentito tale imperdonabile soluzione.Anche questo tema è uno dei tanti non compresi nella narrazione di una storia perfetta che fa pendant con quella di Sant'Anna.
Tra le cose che ho certamente dimenticato c'è un fatto che non rammentavo e che una signora che abita nella frazione di Stazzema capoluogo me l'ha ricordato venerdì sera nella chiesa di Cardoso, prima che iniziasse la messa di suffragio delle quattordici vittime: la mattina presto del 19 giugno 1996, nella situazione di pioggia incessante di quel mercoledì di trent'anni fa, mi fermai a prestare aiuto agli occupanti di una macchina in panne nei pressi del ponte di Seravezza, ossia a lei e a suo marito. Mi ha rivelato che rientrarono a Stazzema il giorno dopo. Io, invece, come ho raccontato, rientrai a Mulina due ore dopo. Non ricordavo assolutamente il particolare d'essermi fermato a prestare aiuto nonostante piovesse a dirotto, mentre avevo nella memoria che quella mattina, prima di iniziare a lavorare all'officina Guglielmi in Via Fonda, andai ad acquistare il giornale a Querceta, alla rivendita di giornali che c'è tuttora sull'angolo del palazzo, lato mare, all'incrocio tra l'Aurelia e la Via di Marina. Poiché la signora durante questi trent'anni l'ho incontrata innumerevole volte e non mi ha mai riferito ciò che mi ha rivelato venerdì sera in chiesa, sono rimasto sorpreso e piacevolmente gratificato, tanto che l'ho ringraziata della notizia che mi ha dato e di cui non servavo memoria. Confesso che un piccolo apprezzamento me lo sono "egocentricamente" dato.