Giuseppe Vezzoni, membro del Gruppo Labaro Martiri di Mulina, ricorda le esperienze militari raccolte nella prima ristampa del libro Mai Più. Dal Don a Sant'Anna di Stazzema , edita da Pezzini editore nel novembre 2012.
Massimo Canci di Ruosina , alpino della Cuneense non ritornato a baita. Si aggiunge ai nominativi che in seguito saranno ricordati anche la testimonianza pubblicata su Libera Cronaca il 27 gennaio 2013 in merito all'alpino della Cuneense Massimo Canci di Ruosina, morto in Russia a seguito del congelamento dei piedi. Questa testimonianza fu consegnata quando la ristampa era stata appena compiuta. E' stato un vero rammarico non averla potuta inserire nel libro. Qualora un giorno si procedesse alla seconda ristampa, la tragica fine dell'alpino ruosinese deve essere inserita. Si tratta della lettera con cui il Capitano Rabo Chiaffredo di Sampeyre (Valle Varaita - Cuneo), Medaglia d'argento al Valor Militare, risponde nel 1946 a Natalina Panelli, maritata con Alessandro Canci, madre dell'alpino della Cuneense nativo di Ruosina. La donna aveva chiesto notizie del figlio morto in Russia. Il Capitano Chiaffredo Rabo, comandante dell'eroica 21ª Compagnia del Battaglione Saluzzo, 2° Reggimento Alpini, racconterà nella lettera alla signora Natalina la morte del figlio, avvenuta l'8 settembre 1943. Il 19 gennaio 1943, nei pressi di Popowka, la compagnia che comandava unitamente al battaglione Saluzzzo si sottoposero consapevolmente ed eroicamente al massacro per permettere alla colonna di militari italiani in ritirata di poter proseguire e uscire dalla sacca del Don. L'alpino Massimo Canci fu fatto prigioniero e trasportato oltre gli Urali, nell'ospedale di Sumika (? Non facile decifrazione. NDA) dopo un trasferimento durato oltre due mesi, durante il quale morirono tantissimi prigionieri italiani.
Dalla ristampa del libro Mai Più. Dal Don a Sant'Anna di Stazzema di Giuseppe Vezzoni
Onorato Gasperi di Mulina, alpino della Cuneense non ritornato a baita. (da pag.13 a pag.17). Fu catturato a Rossosch il 27 gennaio 1943 dalle Forze Armate Russe e mai più rientrato in famiglia. Fu considerato un militare disperso fino al 1992, quando un documento del Ministero della Difesa informò i famigliari dell'avvenuta morte il 28 aprile 1943 nell'ospedale di Pinjug , in provincia di Kirov, a seguito delle ferite riportate. Inumato in una fossa comune.
NN della Versilia, alpino della Cuneeense rientrato a baita, (da pag. 18 a pag. 21). Testimonianza agghiacciante lasciata scritta in data 29 dicembre 1982 per essere pubblicata su mensile Stella Alpina, cosa che non è avvenuta per la crudezza del racconto. L'alpino NN si è salvato mangiando carne umana durante il trasferimento al campo di prigionia di Fosforoskaja, al confine con l'Asia. Ferito e congelato fu catturato il 23 gennaio 1943 a Waluiki. A seguito della sua testimonianza di aver mangiato carne umana, è stato preferito di non rivelare il nome né la località di residenza. La testimonianza di questo alpino versiliese dà una enorme conoscenza sulle condizioni in cui erano tenuti i prigionieri italiani nei campi russi, che non erano per nulla difformi da quelli nazisti, dove imperava la morte.
Evaristo Stagi di Terrinca, alpino della Cuneense rientrato a baita. (da pag. 22 a pag. 24). Testimonianza scritta dal figlio Baldino. Settanta mesi di vita militare. A Nikolajeska ha visto la neve rossa per il sangue. Fu prigioniero nel campo di concentramento di Krems. E' stato mandato in Albania e Russia. Fu salvato per merito dei compagni che non lo abbandonarono sulla neve , congelato e stremato delle forze per continuare la ritirata. Il 15 dicembre 1975 gli fu consegnata la Croce di ferro come riconoscimento dei sacrifici compiuti.
Santi Matana di Mulina, alpino della Cuneense , battaglione Saluzzo, non rientrato a baita ( da pag. 25 a pag. 26). L'alpino Santi Matana era addetto ai muli. Fino al 1995 è stato considerato un militare disperso, poi il Ministero della Difesa ha informato i famigliari che è morto il 1 aprile 1943 in un imprecisato campo di prigionia russo. In una lettera alla mamma rivela che anche Bimba, la mula che gli era stata affidata, era divenuta più cattiva rispetto all'indole che aveva a Dronero e rivela alla madre: Credete che la mia parte di mondo l'ho già vista e un chiedo di più!
Mario Giovannetti di Minazzana , geniere morto in Russia ( Da pag. 27 a pag. 29). Mario Giovannetti fu un geniere della 2ª Compagnia del XV Battaglione Artieri che fino al 1996 è stato considerato un militare disperso i Russia, poi il 6 settembre di quell'anno un documento del Ministero della Difesa informa i famigliari che il congiunto è morto il 4 marzo 1943 nel campo di prigionia russo di Temnikov-Mordovia e inumato in una fossa comune. La figlia Marisa ha scritto la testimonianza.
Guido Sacchelli Del Monte di Ripa, artigliere disperso in Russia ( da pag. 30 a pag. 32). Testimonianza scritta dal nipote Renato Sacchelli, recentemente scomparso. L'artigliere Guido Sacchelli era inquadrato nel IV Reggimento Artiglieria Alpina della Divisione Cuneense. Poche notizie se non quella che facesse parte della batteria Someggiata della Cuneense.
Emo Luisi di Pontestazzemese, alpino della Cuneense disperso in Russia. Da pag 33 a pag. 36) Poche notizie: le storie del ritrovamento avvenuto in Russia nel 2009 del piastrino M 2521/14 Luisi Emo di Pietro e Luisi Marianna e quella della consegna del piastrino a un famigliare da parte dell'amministrazione comunale di Stazzema avvenuta il 7 settembre 2010.
Angelo ed Emilio Bianchini di Cardoso , alpini della Divisione Cuneense, inquadrati nel II Reggimento, dispersi in Russia ( da pag. 37 a pag. 42). Testimonianza scritta dal nipote Riccardo Migliorini, figlio di Bruna Maria, sorella dei due alpini. L'ultima lettera ala famiglia datata 5 dicembre 1942 è stata scritta da Angelo, il fratello maggiore, poi il silenzio. I nomi dei due fratelli alpini sono scolpiti sulla lapide presso il monumento ai caduti di Cardoso.
Emilio Sacchelli di Montorno, alpino inquadrato nel II reggimento Alpini, disperso in Russia. ( Da pag 43 a pag. 44). L'alpino Emilio Sacchelli si salvò dopo il siluramento della nave Firenze. Fu portato a bordo del cacciatorpediniere Andromeda. Il 1 febbraio 1941 invierà alla famiglia il nastrino nero con scritto R.T. Andromeda , la nave che l'aveva salvato, per essere conservato. Al suo ritorno a casa lo avrebbe inquadrato. L'alpino Emilio Sacchelli fu inviato in Russia e non fece mai più ritorno a casa.
Giuliano D'Angiolo di Azzano, morto nel 1944 nel Montenegro ( da pag. 45 a pag.47). Testimonianza scritta dal figlio, mons. Danilo D'Angiolo, facendo una riflessione come orfano di guerra in merito all'asserzione del prof. Paolo Pezzino " le memorie non sono omologabili". Il nome di Giuliano d'Angiolo è riportato sul libro di bronzo del Sacrario dei caduti di oltremare di Bari.
Ettore Ancillotti di Pontestazzemese, geniere, disperso in mare dopo l'affondamento del Piroscafo Oria ( da pag. 52 a pag. 60). Il geniere Ettore Ancillotti fu inquadrato nel XV Reggimento Genio. Addetto alla difesa aerea fu catturato dopo l'8 settembre 1943nell'isola di Rodi , precisamente il 12, come è documentato nel suo Diario. Resterà prigioniero nell'isola fino al febbraio 1944. Imbarcato sul piroscafo Oria insieme ad altri 4000 prigionieri italiani per essere deportato nei campi di concentramento nazisti, la notte tra l'11 e il 12 febbraio 1944, dopo l'affondamento dell'Oria presso lo scoglio di Coidano,, perirà nel mare Egeo con le migliaia di prigionieri imbarcati. Prima di essere imbarcato riuscirà a consegnare alla famiglia di Spartaco Guglielmi di Seravezza il suo Diario che aveva scritto durante la sua esperienza di militare. Il documento sarà consegnato al termine della guerra alla sua famiglia di Pontestazemese che provvederà a stamparlo preso la Tipografia Bacci di Pietrasanta. Del documento se ne perde la memoria. Nel 2001, cercando qualche militare stazzemese presente a Cefalonia, lo scrivente entra in possesso del Diario, ne comprende l'importanza storica e ne scrive un pezzo su Versilia Oggi. Tra gli abbonati al mensile anche la figlia di Spartaco Guglielmi che ricorda la storia della consegna del Diario ai suoi genitori. Il Diario è intitolato Avvenimenti più importanti della mia vita militare di Ancillotti Ettore di Alfredo.
Francesco Vezzoni di Pontestazzemese , Ugo Vangelisti di Pruno, Marino Carli di Stazzema, Pio Bianchini di Pomezzana e Gugliemo Ulivi di Farnocchia, nel corpo Guardie di frontiera. Catturati a Trieste dopo l'8 settembre 1943 e ritornati alle proprie famiglie stazzemesi dal Campo 6C della Mannesmann a Duisburgo, transitando da Lubiana e Meppen ( da pag. 61 a pag. 69). E' la storia di cinque militari stazzemesi mandati in guerra in Jugoslavia nel 1941 e rientrati in Italia il 30 agosto 1945 ( Bolzano) e in Versilia alcuni giorni dopo. Sempre insieme, salvo Pio Bianchini che fu fatto rientrare dalla Germania a seguito di una malattia.
Lino Silicani di Cardoso e Giorgio Baldi di Pruno. Il diciannovenne Silicani fu inquadrato il 30 agosto 1943 nel 2° Genio marconinisti di Casale Monferrato, ritornato a casa. Anche Giorgio Baldi, ritornato a casa(Da pag 70 a pagina 75). E' una vicenda, quella di Lino Silicani, che dopo essere rientrato a Cardoso dopo l'8 settembre 1943, è richiamato ancora alle armi dalla circolare che la Repubblica di Salò emanò nel novembre 1943, pena gli arresti del famigliari. Silicani si era aggregato al gruppo partigiano del Pelle (Aristodemo Pierotti), tanto che per la minaccia del foglio verso i renitenti alle armi anche il fratello del capo partigiano, Luigino, rispose alla chiamata. Silicani fu mandato a Firenze dove incontrerà Giorgio Baldi, un mulinese, di cui non ricorda il nome, e un altro di Livorno, Sirio Mainardi. Il 22 marzo 1944 erano nella loro caserma di Padova quando avvenne un terribile bombardamento aereo degli Anglo-Americani. Ci fu il fuggi fuggi generale. I tre tentarono di rientrare alle propri case. Furono catturati e condannati a morte e tradotti nel Forte San Leonardo, a Verona. A seguito dell'aiuto da parte di un sacerdote la sentenza fu commutata con la condanna a 15 anni di lavori forzati presso il campo di Nördlingen e il penitenziario di Kaisheim, dove morirà l'amico Mainardi. Il 7 giugno 1945 ritorneranno a casa. L'amico Giorgio Baldi morirà per gli stenti patiti il 22 dicembre 1947.
Galliano Rossi, vulgo Pio, di Pomezzana, alpino della Divisione Giulia, rientro in baita ( da pag. 76 a pag 80). Galliano Rossi fu inviato in guerra in Jugoslavia e dopo l'8 settembre 1943 fu deportato in Germania in vari campi fino a quello del "bacio al veleno" di Dora/Mittelbau, nel novembre 1944. All'alpino Galliano Rossi, detto Pio, nel 1984 gli fu consegnato il Diploma d'onore al combattente per la libertà d'Italia 1943-1945 con la motivazione "Deportato politico no collaborazionista". In occasione del suo funerale, nel 1988, fu onorato dal sindaco di Stazzema e da una delegazione si superstiti dai campi di sterminio. Un superstite onorò Pio per il suo agire coraggioso contro il nazifascismo che dimostro anche nella condizione di internato sopportando stoicamente il disumano trattamento a cui fu sottoposto. Conobbe durante la sua deportazione anche Leonetto Amadei. Il 9 aprile 1945 affrontò il viaggio di evacuazione dei prigionieri, lasciati senza cibo e acqua, rinchiusi nel campo di Dora. Durò sei giorni e l'alpino Galliano Rossi ne uscì vivo.
Sergio Lazzeri di Pontestazzemese, Fanteria. Ritornato a casa(Da pag. 81 a pag. 82). Catturato a Bologna il 9 settembre 1943, fu internato nel campo di prigionia Oschatz-M- Stammlager IV G, prigioniero n. 239064, Land della Sassonia. Il 25 giugno 1945 era a Bolzano. Il giorno dopo raggiunse Pontestazzemese Racconta che pur non aderendo fu trasformato autoritariamente in libero lavoratore. Dopo guerra riprese gli studi universitari e divenne professore di lettere.
Umberto Olobardi di Terrinca, professore di lettere ,Sottotenente alpino inquadrato nel 2° Reggimento Alpino di stanza a Cuneo. Dopo l'8 settembre 1943 fu catturato a Egna in Alto Adige e fu deportato in Polonia e poi in Germania nel campo di concentramento di Sandbostel e poi a quello di sterminio di Fullen. Il prof. Umberto Olobardi, nato il 27 novembre 1915, è una delle menti più illustri che può vantare la comunità di Stazzema. In occasione del 50° della morte, avvenuta il 17 settembre 1957 a seguito della salute minata dalla tubercolosi contratta durante il periodo della deportazione, presso la sua casa natale il Gruppo culturale dei Colombani ha posto una lapide a imperituro ricordo ricordando la sua dirigenza del Partito d'Azione redattore con Piero Calamandrei della rivista "Il Ponte" e segretario fiorentino di Unità Popolare con Cristiano Codignola e autore di testi scolastici con Giorgio Spini.
Giuseppe Vezzoni, membro del Gruppo Labaro Martiri di Mulina di Stazzema