Stazzema. Sono consapevole di rischiare critiche a scrivere questo articolo, ma con il rospo in gola non ci rimango per nulla al mondo. Preciso subito che approvo la candidatura se questa prevede, come priorità concreta, di aprire veramente alla dignità storica ma soprattutto morale la porta del Parco che è la frazione di Mulina di Stazzema, il luogo da cui partì tutto, compresa la giornata terroristica del 12 agosto 1944 perpetrata - sia chiaro- dai nazifascisti e non dai soli nazisti, così come sovente si continua a leggere.
Riprendendo dal verbale le parole del sindaco di Stazzema Maurizio Verona pronunciate durante il consiglio comunale del 27 novembre 2025 nel rispondere all'interrogazione fatta dal consigliere di Luce a Stazzema, Baldino Stagi, in merito al numero delle vittime e al fatto di inserire nomi di uccisi in altre località (" Secondo me sì perché quella è l'operazione, l'operazione parte, fa tutta quella porcheria che fa iniziando da Mulina continuando a Sant'Anna scendendo a Valdicastello passando per Pietrasanta e quant'altro), pongo il punto: se il 12 agosto iniziò da Mulina di Stazzema, allora, a mio giudizio, la situazione che vige nella frazione dal 2019 ad oggi non può comportare per il Parco nazionale della Pace il riconoscimento di bene immateriale dell'Unesco. Il tetto della chiesa di San Rocco è stato sistemato grazie al contributo elargito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ma la riapertura è ancora tutta da venire nonostante le affermazione che sarebbe stata riaperta fra qualche mese. Dal 10 gennaio 2026 sono già trascorsi quasi tre mesi. Molti interventi sono richiesti da anni, ma ancora attendono di essere realizzati. Precisato ciò, poi tutto è possibile, anche il riconoscimento dell'Unesco.
C'è inoltre un altro aspetto che secondario non è: la narrazione della storia dell'eccidio deve essere illuminata nelle zone d'ombra che ancora rimangono. Un riconoscimento così alto non può assolutamente rischiare le contraddizioni che durante questi decenni sono emerse, ufficializzate con libri e istanze scritte e protocollate ma mai affrontate con quella doverosità storica indispensabile e necessaria. Spesso sono state respinte al mittente con il silenzio ma mai contraddette con motivazioni ufficiali. Una situazione che ha consentito di sbrindellare la storia a destra e a manca, di lasciarla utilizzare per svariati interessi ideologici e di visibilità personali fino a creare una sorta di campionario di eccellenza storica riconosciuta per chi non mette in discussione la storia perfetta e di infima qualità credibilità per coloro che ne hanno evidenziato le falle. Una situazione che ha permesso di scrivere e di affermare di tutto e il suo contrario, perfino il dover ascoltare la presenza dei carri armati a Sant'Anna. Per questo il Comitato scientifico dell'Istituzione Parco nazionale della Pace deve essere coinvolto per redigere una ricostruzione storica che dissipi quanto più possibile le contraddizioni ricostruttive e tutto ciò che è in evidente contrasto con la verità storica e soprattutto con la ricostruzione fatta dai superstiti fino al 1990.
Per il momento mi fermo qui e non elenco volutamente gli aspetti da chiarire convinto che il Comitato Scientifico non debba essere imbeccato ma sia a conoscenza dei rilievi fatti emergere attraverso i libri, gli studi e le testimonianze che durante gli ultimi decenni sono stati portati all'attenzione pubblica e istituzionale. Cito solo alcuni contributi forniti alla conoscenza, come quelli di Renato Bonuccelli, Giuseppe Bertelli, Lodovico Gierut, Paolo Paoletti, Giuseppe Vezzoni, Lorenzo Alessandrini, Marco Piccolino, Elio Toaff, Giuseppe Pardini, Angelo Berretti, Lamberto De Rosa, Landa Pelletti, Felice De Sanctis, Antonio Domenici e Eliano Francesco Conti. Basterebbe vagliare questi apporti per avere una storia meno perfetta ma più rispondente a quanto accadde il 12 agosto 1944, un crimine da annoverare in particolar misura alla spietatezza della guerra civile.
Giuseppe Vezzoni