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Scritto da Redazione
A. Versilia
06 Agosto 2026

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Stazzema. Nei giorni che vanno dal 2 agosto all' 8 agosto 1944 si può presumere con ragionevolezza di poter datare il sabotaggio partigiano che fu compiuto a Ponte di Tormarlo su richiesta di alcuni abitanti di Mulina a nome del paese. Il 1 e il 2 agosto sono da scartare perché in quei giorni i partigiani respinsero la reazione tedesca all'attentato del 31 luglio '44 fatto in località marginetta della Diaccia, appena sotto le case di Olecchia, laddove la mulattiera per Farnocchia interrompe la pendenza con un tratto pari, appunto detto la parina di Olecchia, che scorre in alto sopra l'area mineraria del canale della Radice e che dista una decina minuti a piedi dalla chiesa e dalla canonica di San Rocco di Mulina. Da escludere anche l'8 agosto, giorno in cui entrarono in azione i reparti della 16esima Divisione SS , precisamente le compagnie del II battaglione del 35° Rgt comandato dal capitano Anton Galler. Quel giorno la provinciale si presume che fosse stata liberata dai detriti del ravaneto franato sulla strada dopo aver fatto saltare il bastione di contenimento della cava Tonini, al Piastraio. Di questo sabotaggio commissionato se ne trova menzione nello scritto "La mia Odissea" del dott. Luigi Beluffi. Altrimenti a suffragare l'episodio ci sarebbe stata solo una memoria orale fortunatamente raccolta e riportata nel 1991 ma priva di una precisa testimonianza. Una storia "per aria", solo presente nella memoria collettività di oltre trent'anni or sono. Essa racconta che don Fiore Menguzzo insieme ad altri uomini fu portato dai tedeschi a rimuovere il materiale che ostruiva la strada. Lo scritto del dott. Beluffi comprova l'episodio del sabotaggio.
 
"l manifesto di sfollamento era già affisso al Pontestazzemese e ci dava un giorno solo di tempo. L'indomani mattina alle 8 tutti ci saremmo dovuti trovare al Ponte pronti per fare una passeggiata in comitiva per 50 Km a piedi, verso l'esilio... L'unica nostra speranza si era rivolta ai partigiani. La nostra casa era il loro deposito di viveri e di munizioni ed essi quotidianamente venivano da noi per il prelievo e per il rilascio. Se i tedeschi erano in paese o nelle nostre vicinanze essi sostavano in alto sul monte in vicinanza della casa e poi quando tutto era tranquillo scendevano. Inoltre essi si rivolgevano a me come medico ed ad Aristide come dentista. Ad essi varie volte ci eravamo rivolti, come quando si trattava di nascondere alle Mulina la macchina di Nando. Il capo della banda che comandava la regione, banda appartenente alla divisione Garibaldi, si disse lieto di trovarle un posto ,assicurandoci che la macchina avrebbe servito loro molto bene, tanto....... che si trattava solo di ore per uno sbarco americano... Quella sera al partigiano che era venuto da me avevo chiesto per iscritto a nome della popolazione di fare saltare il poggio del "Piastraio" che dominava la strada per ostruirla e per impedire ai tedeschi di scacciarci dalle nostre case".
 
Pertanto lo scritto del dott. Luigi Beluffi, consegnatomi dal figlio il 19 giugno 2009, è un importante riscontro alla serietà con cui nel 1991 iniziai a ricostruire la storia dei martiri di Mulina e poi raccolta nel documento Itinerari ritrovati. Uno stampato che in occasione della prima commemorazione dell'eccidio di Mulina avvenuta l'11 agosto 1991 fu consegnato al Prefetto di Lucca, dott. Pasquale Cutuli, al sindaco di Stazzema, arch. Gian Piero Lorenzoni, e ad alcuni parenti delle vittime presenti alla cerimonia. Documento in versione integrata fu in seguito riproposto nel libro Croci uncinate nel canale, ed. Il Dialogo, anno 1994. La testimonianza del dott. Luigi Beluffi dimostra anche quanto il paese di Mulina fu coinvolto nella storia della resistenza dei luoghi e quanto sia antistorico e ingeneroso escludere la figura di don Fiore Menguzzo e la frazione dal circuito delle cerimonie commemorative del 25 Aprile.
 
Sono stati posti i puntini laddove nella trascrizione il figlio non è riuscito a venire a capo della parola scritta dal padre. La casa della famiglia Beluffi, Villa Antonia, è discostata dalla canonica di San Rocco di Mulina di soli due metri. Il terreno su cui fu costruita la "casa di campagna" dei Beluffi era di proprietà della chiesa.
 
Giuseppe Vezzoni
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