Stazzema_ Incontro segnato dagli imprevisti dell'ultima ora in quanto a partecipazione ma non per nulla diminuita l'importanza dell'incontro finalizzato alla conoscenza del prof. Ernesto Guidi, un'indiscutibile eccellenza culturale e politica nata a Ruosina di Stazzema nel 1897, deceduta il 17 marzo 1988 a Viareggio dopo aver superato la soglia dei novant'anni di vita. Riposa nel cimitero di Ruosina accanto all'amata moglie deceduta nel 1970. Non poteva certo essere l'esiguo numero di partecipanti a limitare l'importanza di questa conoscenza così straordinaria anche per il poco risalto che si riscontra nella terra natia. Seppur i presenti a questo terzo A Veglio al Piccolo Lencio Meo siano stati pochi ma buoni (un professore, due maestre un cultore di storia, Alvaro Avenante, fresco autore del libro Storia della pubblica assistenza di Minazana, edizioni franche tirature, giugno 2026) si è cercato di onorare al meglio questo uomo stazzemese ricco di sapere e di valori che l'hanno motivato a tenere la schiena dritta dinanzi alla servitù che imponeva il fascismo. Sicuramente dipenderà dalla maniera di fare disinformazione da parte del giornale che non c'è (Libera Cronaca) e di esercitare l'egocentrismo dal suo responsabile, ma sono portato a scrivere, chiedendo già venia del grossolano abbaglio che rischio consapevolmente di mettere nero su bianco, ossia quello di scrivere che la figura del prof. Ernesto Guido, antifascista non attendista, non è stata per nulla valorizzata a Stazzema, nemmeno dopo il 2003, quando il Consiglio regionale della Toscana ha onorato questo protagonista stazzemese del secolo scorso con il libro Ernesto Guidi primo preside del Liceo scientifico A. Vallisneri Lucca. Spero che qualche amministratore o professore delle scuole di Stazzema mi possa sonoramente smentire mettendomi a conoscenza invece di quanto sia stato debitamente fatto per far conoscere agli studenti stazzemesi questa eccellenza nella cultura e nella determinazione civile che si ribella apertamente a riconoscere il momento più nero vissuto dall'Italia, quello della Repubblica di Salò, non firmando il giuramento di fedeltà alla RSI, unico professore e preside della Provincia di Lucca a tenere questo comportamento. Visto che ci siamo, facendo conoscere la vicenda terrena vissuta dal prof. Ernesto Guidi, si farebbe conoscere la storia del secondo conflitto mondiale senza dimenticare che come sottotenente di Fanteria, ancora studente non laureato, partecipò alla battaglie del Piave e del Grappa, ossia all'Unità d'Italia. Finita la Grande Guerra riprese gli studi e nel 1920 si laureò a Genova in Belle Lettere. Nel 1941 fondò a Luca il Liceo scientifico A. Vallisneri e ne divenne il primo preside. Nella primavera del '44, a causa del rifiuto a firmare il giuramento alla RSI, fu arrestato e tradotto come "lavoratore volontario", nel lager di Ottombrunn, a Monaco. Scrive un diario sulla sua dura esperienza da deportato "lavoratore volontario" sul quale annota gli avvenimenti più importanti che vive dal 7 maggio 1944, giorno del suo arrivo alla stazione di S.M. Novella a Firenze, al 12 gennaio 1945, data conclusiva delle sue annotazioni: Ora nostra. -Nella cantina di Briennerstrasse 25. Che tonfi. La città in fiamme. Si dorme con finestre aperte. Monaco è un cumulo di rovine!
Dopo la fine del secondo conflitto mondiale, nel maggio 1945, potrà rientrare in Italia dove l'attenderà la brutta notizia della morte della madre a seguito della grave ferita, non potuta curare adeguatamente, procurata da una pallottola vagante tedesca durante lo scontro con i partigiani di Lorenzo Bandelloni, avvenuto a Ruosina nell' ottobre 1944 (fonti discordanti tra il 6 e l'8), durante il quale sarà ucciso un abitante in loc. Ontana, Gino Pacciardi.. Insomma con la vicenda del prof. Ernesto Guidi si incrementa la storia che la frazione di Ruosina ha avuto dopo l'8 settembre 1943 come presidio antinazifascista attraverso altri protagonisti come Gino Lombardi, residente nella frazione ricadente sul territorio comunale di Seravezza, e Lido Lazzeri nella parte invece dello Stazzemese: Lombardi costituì il primo nucleo resistenziale dei Cacciatori delle Alpi Apuane, Lazzeri fu partigiano della prima ora, dove l'adesione significava porre in pericolo le famiglie della repressione fascista poi nazifascista. A Ruosina era allogata 1° compagnia SS dell'Hochgebirgsjägerbataillon 3. Infine nel cimitero di Ruosina giacciono le spoglie di Gino Lombardi e del prof. Ernesto Guidi.
Nell 'A veglio di ieri, occasione per dare anche la notizia che don Egisto Salvatori, storico parroco a Terrinca durante l'ultima guerra, è stato riconosciuto degno di integrare il numero di Giusti per le Nazioni, ci si è anche fermati sull'altro aspetto che il prof. Guidi ha così ben contornato con il libro All'ombra del Matarone, uno sguardo acuto e analizzatore del vivere passato nel suo paese nativo e i cambiamenti allora in corso che stavano caratterizzando gli anni '70 del secolo passato. Sono stati scelti tre spunti degli innumerevoli che pone il libro: il primo, per alleggerire e uscire dal vissuto del professore, è stato quello dei soprannomi paesani, maschili e femminili, che nel quotidiano erano utilizzati per focalizzare con immediatezza questo o quell'abitante, scoprendo che tanti soprannomi si ritrovano anche in frazioni diverse. Il secondo spunto, davvero importante, è il capitolo che riguarda Ruosina al tempo in cui, fino al 1883, era sede del municipio di Stazzema. Nè dà un quadro conoscitivo davvero sorprendente del paese di Ruosina alla fine del XIX secolo. Un paese che senza ombra di dubbio era il più importante del territorio di Stazzema. Il prof. Guidi non ha lesinato critiche per lo spostamento del municipio a Pontestazzemese: "(...) Ma è ben noto come procedono certe cose. Scaltrezza e intraprendenza da un lato e asinità e inerzia dall'altro, quando non si voglia pensare a motivi di dubbia moralità, mutano spesso il corso degli eventi, contraddicendo a logica e buon senso".
Questo lapidario giudizio può far presumere il motivo per il quale questa eccellenza è stata lasciata al margine della memoria del territorio. Ma in questo capitolo c'è di più se si volesse analizzare la situazione odierna che, stando alla comunicazione ci viene propinata e ci va credere siamo nel ventre di un vettore che naviga verso il futuro, con quella esistente a Ruosina nel dicembre 1882, quando il missile era solo nella fantasia di Verne: sede del municipio, farmacia, medico, farmacista, l'ufficiale postale, il notaio, il veterinario,un avvocato e un geometra. Senza contare le attività delle lavorazioni del ferro e del marmo, la banda musicale e le botteghe. Dalla decisione di spostare il municipio di Stazzema a Pontestazzemese assunta il 1 gennaio 1883, in esecuzione del decreto regio del 26 ottobre 1882, dalla Giunta guidata dal sindaco stazzemese Eugenio Bertellotti inizia il progressivo ridimensionamento dell'importanza della frazione
Terzo spunto affrontato l'ha fornito il capitolo Ecologia ruosinese. Con queste pagine il prof. Guidi denuncia il cambiamento dell'habitat fluviale e del territorio e la conseguente scomparsa o rarefazione di specie faunistiche. Considerando che il libro è stato pubblicato nel 1978, siamo rimasti inizialmente un poco sconcertati che quanto metteva in rilievo drasticamente il professore non ci sembrava così in linea alla memoria che avevamo dell'habitat che c'era a monte della frazione. Poi abbiamo intuito, per quanto concerne la fauna fluviale, che il quel periodo gli scarichi della lavorazione del marmo, la marmettola, ma forse il termine non era stato ancora coniato, finivano direttamente nelle acque del fiume. Ecco perché a Ruosina un uomo di cultura annotava il cambiamento ma per chi viveva sulle sponde dei corsi d'acqua non coinvolti dagli scarichi delle segherie e laboratori non lo percepiva con qull'intensità narrata. Convenuto il perché di questa diversa percezione, ci siamo adeguati e posti in linea con le osservazioni del prof. Guidi laddove piccoli tratti dei corsi d'acqua a monte della frazione di Ruosina erano interessati dal fenomeno dello scarico dei residui del marmo convenendo che pure in questi punti si evidenziava la sparizione delle trote ,dei rospi,delle libellule, dei puntini e degli scaglioni.
A questo punto l'A veglio è passato al momento della convivialità al tavolino con le zanzare abbastanza respinte da una disposizione strategica di fiaccole di citronella. Stavolta la condivisione a sedersi con noi è stata offerta a Mustafà, un senegalese che lavora da diversi anni in Italia e che nello spazio accanto all'area verde del Piccolo Lencio Meo stava concludendo la sua giornata di lavoro. Ha accettato e si è unito a noi. Sorprendentemente due commensali erano stati in Senegal proprio dalle sue parti e la condivisione è diventata piacevolissima. Mustafà non ha nascosto l'emozione nell'ascoltare l'esperienza vissuta nella sua terra e ascoltare le visite fatte ai luoghi a lui tanto famigliari e dove ritorna una volta l'anno per trascorrere un periodo con la sua famiglia.
Giuseppe Vezzoni