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Scritto da Redazione
Cronaca
01 Dicembre 2020

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"Un grande dolore - commenta la presidente della Fondazione Marialina Marcucci in un messaggio a tutti i costruttori - per la Fondazione e per voi tutti compagni e amici di una vita. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile per i suoi cari, per i suoi amici e compagni di sempre, ma anche per chi come me ha solo potuto sfiorare la sua umanità gentile”. 

Nato il 5 febbraio 1964 Franco Malfatti ha vissuto il Carnevale di Viareggio con grande passione e dedizione, esprimendo la sua arte e la sua creatività con costruzioni che hanno emozionato e fatto riflettere, raccontando anche temi scomodi e difficili come la pena di morte, il carcere, la pedofilia, l’immigrazione, o l’abbandono dei beni culturali. 

Cresciuto artisticamente nell’hangar del maestro Sergio Baroni presenta la sua prima maschera isolata nel 1985 dal titolo “I tempi cambiano”. Dopo una interruzione per servizio militare nel 1987 firma la sua prima mascherata in gruppo “I lupi di mare” e conquista subito il podio. Nel 1990 firma il suo primo carro in seconda categoria: “Vieni, vedi, torni” omaggio alla sua Viareggio. Vince nel 1994 con “Il genio” e nel 1996 sale tra i carri di prima categoria.

Arriva secondo nel 1999 con “Alta tensione” e vince nel 2001 con il diavolo rosso in mezzo a “Le rovine d’Italia”. Sbalordisce il pubblico e la giuria nel 2008 con l’emozionante prima categoria “Sortilegio” con cui vince il primo premio.

Oltre al Carnevale con i suoi colleghi della Cittadella, da anni, lavorava alla realizzazione e all'allestimento delle scenografie delle opere del Festival Puccini di Torre del Lago. 

“I carristi di ieri come quelli di domani hanno il compito di custodire la forza e la capacità di trovare forme rare e vive per esprimere il mondo e la vita”, così vedeva il Carnevale Franco Malfatti e così l’aveva raccontato lo scorso anno nella rivista “Viareggio in Maschera”, ed aveva aggiunto, citando l’artista Alfredo Morescalchi, “il Carnevale è una cosa seria. E' come un libro di storia che racconta i sentimenti di ogni epoca. Siamo noi attraverso il tempo”. La Camera ardente è stata allestita in forma privata alla Cittadella.

 

 

 

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