Anno XI 
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Scritto da Giuseppe Vezzoni
Cronaca
06 Giugno 2026

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Stazzema_ L'alluvione ha distrutto tantissime infrastrutture fluviali che testimoniavano fino a trentanni fa quanto fossero stati utili i corsi d'acqua per stimolare lo sviluppo delle tecnologie che attraverso la forza idraulica assicurassero la movimentazione dei macchinari nelle fabbriche per la lavorazione ferro, del legno e del marmo, per la granulazione dei prodotti alimentari come il grano, il granturco, e le castagne e di quelli industriali del zolfo, del carbone e del salnitro per la fabbricazione della polvere per uso venatorio e della polvere nera utilizzata industrialmente nelle miniere e nelle cave di marmo; comprese le fabbricazione delle micce per innescare le mine. Non meno importanti le infrastrutture costruite per sviluppare l'energia elettrica attraverso piccole centraline, la più importante delle quali in Alta Versilia fu la centrale elettrica in loc. Cima Cardoso. Impianto distrutto dall'alluvione. Esso sviluppava l'energia utilizzando l'acqua del bottaccio in loc. Le Prade. Attraverso una lunga canalizzazione, chiamata nei luoghi Traccia", il manufatto idraulico captava a una quota di 450 metri l'acqua di nove canali intercettati sapientemente con una lunga condotta idraulica e la convogliava nel bottaccio. Un'opera di muratura lunga due chilometri, da Due Canali al Deglio, ossia da sotto il monte Procinto a sotto il monte Pania. A realizzare l'opera fu l'ing. Osman Gianni, nativo di Stazzema capoluogo, il quale si era precedentemente distinto, all'inizio degli anni venti del secolo passato, per aver realizzato una centralina idroelettrica in località Filucchia sfruttando le acque della sorgente della Grotta, da cui nasce il torrente Picignana. Un imprenditore del marmo del tempo, Fortunato Sigali, conoscendo l'esperienza progettuale dell'ing. Gianni, nel 1923 lo incaricò di progettargli a Cardoso una centralina allo scopo di usufruire l'elettricità che necessitava la sua cava di breccia che aveva aperto in località Tre Orti, luogo sottostante il paese di Volegno. Nel fare i necessari sopralluoghi ai canali che scoscendono dalla Pania al Procinto, l'ingegnere stazzemese s'avvalse delle conoscenze di Giuseppe Silicani, un cardosino che abitava a Malpasso, una località tra l'Orzale e Le Prade, sotto la Penna Rossa. Giuseppe Silicani divenne l'uomo di fiducia dell'ingegnere Gianni Osman e fu assunto dalla Ditta Sigali. Lasciò il lavoro di coltivatore per diventare capo delle maestranze locali che sotto la direzione dell'ing. Gianni costruirono le opere di presa delle acque, le tubature, la vasca di carico e la condotta forzata. In seguito Giuseppe Silicani divenne gestore della centralina che all'epoca erogava 55Kw. Oltre a servire la cava di Tre Orti, l'energia ricavata servì i paesi di Levigliani e di Terrinca con un'avveniristica linea aerea che attraversava la Borra delle Scale nei pressi di Mont'Alto. L'illuminazione delle case di Cardoso, Pruno e Volegno era invece fornita dalla locale Ditta di Giulio Battelli e Adolfo Ricci tramite una turbina alimentata con l'acqua del bottaccio di Vallinventre. Piccolo invaso che inizialmente fu utilizzato per movimentare l'antica ferriera a cui, nel corso dei decenni, subentrò l'attività di un pastificio ed di un forno per il pane di proprietà di Giulio Battelli. Nel 1935 la ditta Sigali fallisce. Giuseppe Silicani, perde il posto di lavoro e va a lavorare alle miniere ( di piombo?) presso la località Fania. I beni Sigali, cava e centralina, furono messi all'incanto. Nel 1939 la centralina del Sigali e la turbina dei Battelli e del Ricci furono acquistati dall'Unione Esercizi Elettrici di Viareggio, con sede a Roma, società che forniva l'energia elettrica a Viareggio, Camaiore e la Versilia storica. Nel 1940, il figlio di Giuseppe Silicani, Lino, fu assunto dall'imprenditore Antonio Paoli di Viareggio per la risistemazione delle opere murarie e delle condotte, mentre i tecnici della società U.E.E. provvidero agli apparati elettrici. Nel settembre del 1940 l'impianto fu riappaltato a Giuseppe Silicani e figlio. Nel frattempo la società U.E.E. progettò l'ampliamento della centralina. Fu dato ancora l'incarico all'ing. Gianni Osman per realizzare il bottaccio de Le Prade e le opere di raccolta delle acque dei nove ruscelli che dalla Pania al Monte Croce scoscendono nella valle del Cardoso. I lavori iniziarono nel 1943 con l'ing. Gianni direttore dei lavori. Giuseppe Silicani e il figlio Lino ricoprirono il ruolo di capi cantiere. A maggio di quell'anno Lino Silicani fu chiamato al servizio militare. Scampato da una condanna a morte, rientrò dalla Germania a Cardoso nel gennaio 1946 mentre stavano terminando i lavori dell'ampliamento della centralina. La centrale entrò in servizio nel 1947. Furono istallati due gruppi da 265 Kw per una potenza totale di 530Kw. Il 19 giugno del 1996 fu distrutta dall'alluvione. Anche alcuni tratti della Traccia furono danneggiati.
 
Questa sintetica ricostruzione di una storia nella storia dei luoghi alluvionati trent'anni orsono dà la misura di quanto ci ha portato via il 19 giugno 1996.
 
La centralina elettrica di Cardoso è stata ricostruita con la finalità di fornire risorse aggiuntive al Comune di Stazzema, tuttavia la vicenda gestionale, con il trascorrere del tempo, è diventato complicato riassumerla e farla comprendere bene; inoltre esula dal racconto della Mia alluvione.
 
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