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Scritto da Redazione
Cronaca
27 Agosto 2026

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"Gli eventi alluvionali che hanno colpito la Lunigiana sono stati certamente  caratterizzati da precipitazioni di particolare intensità ma non possono essere più considerali come straordinari". Lo scrive Maria Teresa Baldini, Consigliera del Consorzio 1 Toscana Nord, che continua:

"Proprio per questo, però, devono rappresentare ancora una volta un richiamo forte alla necessità di dare assoluta priorità alla prevenzione del rischio idrogeologico, soprattutto nei territori montani.

Non possiamo limitarci a intervenire dopo che l'emergenza si è verificata. Dobbiamo essere capaci di prevenire, programmare e mettere in sicurezza il territorio prima che arrivino le nuove, sempre più frequenti, situazioni di criticità.

La sicurezza della pianura, infatti, non si costruisce soltanto nelle aree pianeggianti e urbane. La sicurezza della pianura dipende anche dalla manutenzione dei territori montani e dei corsi d'acqua che li attraversano. Se a monte gli alvei non vengono adeguatamente mantenuti, se le opere idrauliche perdono progressivamente la loro efficacia e se il materiale trasportato dalle piene non viene rimosso, gli effetti si ripercuotono inevitabilmente anche a valle.

Per questo al Consorzio 1 Toscana Nord è richiesto di intensificare l'attività di manutenzione e di investire maggiori risorse nella prevenzione nelle zone montane della Lunigiana.

Servono maggiori interventi concreti: il ripristino e la manutenzione delle briglie, che consentono di rallentare la velocità dell'acqua e trattenere parte del materiale trasportato dalle piene; la rimozione dei sedimenti, che innalzano progressivamente il letto dei fiumi riducendo la capacità di deflusso degli alvei; una gestione efficace della vegetazione e, dove necessario, il taglio degli alberi presenti nell'alveo del Magra e degli altri corsi d'acqua, quando rappresentano un ostacolo al regolare deflusso delle acque.

Sono interventi che richiedono programmazione, risorse e una precisa assunzione di responsabilità politica.

Ed è proprio su questo punto che ritengo necessario aprire una discussione seria sul ruolo della presidenza del Consorzio.

Il presidente Sodini dovrebbe essere il primo a dare gli indirizzi necessari per fronteggiare le nuove criticità determinate dai cambiamenti climatici. Non possiamo continuare a sentirci rispondere, di fronte ai problemi di competenza del consorzio, che "più di così non si può fare".

Se le condizioni climatiche sono cambiate, deve cambiare anche il modo di affrontare la prevenzione. Se gli eventi meteorologici estremi sono diventati più frequenti e più intensi, è necessario alzare i livelli di sicurezza, soprattutto nelle zone montane, e non limitarsi a fare ciò che si è sempre fatto.

Il presidente dovrebbe quindi indicare una nuova direzione: predisporre piani organici di intervento, individuare le situazioni più critiche, ricercare finanziamenti, aumentare le risorse destinate alla manutenzione e programmare interventi più efficaci sui corsi d'acqua montani.

Invece, a quasi due anni dal suo insediamento, non sappiamo ancora quale direzione di marcia il presidente Sodini intenda dare al Consorzio.

Non è una questione formale. Gli indirizzi di mandato rappresentano infatti lo strumento attraverso il quale una presidenza dovrebbe dichiarare quali sono le proprie priorità e quali obiettivi intende perseguire. Eppure, nonostante gli impegni assunti, gli indirizzi di mandato , a quasi due anni dall'insediamento,non sono ancora stati portati all'approvazione dell'Assemblea.

Nel frattempo continuiamo ad assistere a video propagandistici nei quali il presidente chiede ai tecnici, ad esempio, come funzionano le pompe idrovore di Aulla o in cosa consiste la cosiddetta "manutenzione gentile".

I tecnici conoscono perfettamente il proprio lavoro. Non hanno bisogno di perdere tempo a spiegare al Presidente,davanti a una telecamera ,come funzionano le pompe idrovore o come si svolge la manutenzione gentile.

Il compito del presidente è un altro: dare indirizzi, fissare priorità, assumere decisioni politiche e amministrative, individuare le risorse necessarie e chiedere alla struttura di raggiungere obiettivi più ambiziosi in materia di sicurezza del territorio.

Da tempo, come consigliera del Consorzio, insieme ad altri amministratori e cittadini, ho invitato il presidente a non limitare l'azione dell'Ente al semplice "tagliare l'erba", ma a costruire una vera politica di manutenzione e prevenzione dei corsi d'acqua, in particolare, delle zone montane.

Abbiamo bisogno di piani, non soltanto di interventi occasionali. Di finanziamenti, non soltanto di annunci. 

E soprattutto abbiamo bisogno che la presidenza ascolti i territori, i cittadini e gli amministratori consortili, compresi quelli che, come la sottoscritta, hanno più volte segnalato criticità e avanzato proposte.

Il cambiamento climatico non ci consente più di ragionare secondo gli schemi del passato. Non possiamo aspettare la prossima alluvione per scoprire che un alveo è troppo pieno, che una briglia necessita di manutenzione o che un corso d'acqua non è più in grado di smaltire una piena.

La prevenzione deve venire prima dell'emergenza.

Gli eventi di questi giorni ci ricordano che il territorio ci sta chiedendo di fare di più. Ora spetta al Consorzio e soprattutto alla sua presidenza dimostrare di essere all'altezza di questa sfida.

Non può dire che "più di così non si può fare".

Quando cambiano le condizioni di rischio, il compito di chi governa un ente è proprio quello di fare di più e cercare di dare risposte adeguate." 

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