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Scritto da Redazione
Cronaca
04 Gennaio 2021

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A un passo dalla sentenza della Cassazione per la strage di Viareggio, Il Mondo che Vorrei Onlus manifesta con una fiaccolata simbolica nella stazione in cui ha avuto luogo la tragedia. Decine di persone hanno partecipato alla fiaccolata, scandita dagli interventi di Daniela Rombi e Marco Piagentini, fondatori della onlus.

"Noi abbiamo ripetutamente chiesto di incontrare il ministro dei trasporti – esordisce Piagentini - per metterlo al corrente dell'attuale stato delle ferrovie italiane, ma soprattutto per prendere atto delle due sentenze di appello. Abbiamo chiesto a Ferrovie dello Stato di darci una risposta sulla sicurezza e sulla valutazione del rischio. Ci hanno risposto di attivare delle buone assicurazioni sulla vita. – continua Piagentini – Ci ferisce che un ministro del nostro governo non voglia nemmeno ascoltarci. Così come ci dispiace che qui ci sia soltanto il comune di Lucca a rappresentare un'amministrazione. Avremmo avuto piacere che qualcuno della nostra amministrazione fosse venuto qua a raccontare cos'è stato fatto e cosa no. C'è stato silenzio e il silenzio per noi equivale a omertà e la condanniamo. Noi siamo qua perché la politica si è dimostrata manchevole, perché c'è qualcosa che non va. Siamo qui per questo" conclude Piagentini.

"In tutti questi anni hanno fatto di tutto per lavarlo (Mauro Moretti, ex amministratore di Ferrovie dello Stato Italiane) – incalza Daniela Rombi – per tirarlo a lucido: in ultima istanza a ottobre scorso Assonime (associazione delle società italiane per azioni) è scesa in campo sul Sole 24 Ore e Repubblica dichiarando l'innocenza di Moretti. Si sono spinti oltre dicendo che anche gli amministratori delegati delle altre società, più o meno grandi, sarebbero in pericolo perché potrebbero essere condannati. – continua Rombi – Hanno paura che il processo sulla strage diventi lo spartiacque di questo mondo. Ma è proprio ciò che deve diventare. Ci sono i modi per rendere più sicuri i treni, ma si riduce tutto a una questione di soldi: se vanno a 50 all'ora non sono abbastanza veloci, se mettessero i carri cuscinetto avrebbero la metà del rendimento nel trasporto e i muri costano. Persino le vite hanno un prezzo, ma a noi dei soldi non ce ne importa nulla. Loro sono autorizzati a uccidere per fare più soldi ma noi non ci stiamo, combatteremo" conclude Rombi.

In un gesto simbolico i partecipanti hanno alzato le torce dei loro telefoni sfilando all'interno della stazione fino a una delle banchine ferroviarie. Lì, avrebbero voluto aspettare l'arrivo di un treno per poi porvisi davanti una volta fermo, impedendogli così di ripartire per qualche minuto, e, rischiando provvedimenti legali. Ma il treno è stato fermato prima dell'arrivo in stazione per motivi non specificati. Sono infine stati letti i nomi delle 32 vittime del disastro ferroviario.

Foto Alfredo Scorza

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