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Scritto da Redazione
Cultura
10 Luglio 2026

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Dopo il successo d'esordio con il libro "Buen camino", nato dall'esperienza del Cammino di Santiago condivisa con il padre, l'autore torna con un viaggio intimo e profondo che esplora le fragilità umane e la ricerca del proprio "Nord". La prima presentazione ufficiale è avvenuta al Campo sportivo di Stiava.

​Un viaggio sognato per anni, custodito nell'immaginazione come simbolo di libertà e cambiamento, che si trasforma in un'avventura reale e in un profondo cammino interiore. È questo il cuore di "Sognavo di andare in Islanda", il secondo romanzo dell'autore versiliese Michael Profeti, fresco di pubblicazione e già al centro dell'attenzione locale.

​Dopo aver esordito con "Buen camino", legato alla filosofia del passo lento e della condivisione, Profeti sposta la bussola verso il Nord estremo. Il libro racconta il viaggio intrapreso dall'autore lungo la celebre Ring Road, l'anello stradale che attraversa la terra del fuoco e del ghiaccio. Tuttavia, l'itinerario tra geyser, cascate, maestosi ghiacciai e deserti di lava si rivela presto molto più di una semplice esplorazione geografica: diventa un confronto autentico con le proprie fragilità, le ansie quotidiane e la paura di sbagliare, sentimenti universali che accompagnano ogni percorso di crescita.

​Il romanzo ha vissuto il suo battesimo ufficiale nei giorni scorsi con una prima e partecipatissima presentazione pubblica presso il Campo sportivo di Stiava. Un evento emozionante e fuori dagli schemi, che ha visto salire sul palco come relatore d'eccezione il padre dell'autore, dando vita a un dialogo intimo e intergenerazionale che ha conquistato il pubblico presente.

​"L'Islanda non è stata soltanto uno scenario di rara bellezza o una meta da fotografare, ma una presenza viva, quasi una guida silenziosa" spiega l'autore. "Questo libro non è solo il diario di un viaggio sognato per anni, ma un invito a non lasciare i propri sogni chiusi nel cassetto per paura o per ansia. L'Islanda mi ha insegnato che mostrare le proprie fragilità fa parte del cammino. Spero che questa storia possa spingere chiunque si senta in un momento di stallo a fare il primo passo, perché è proprio andando oltre i nostri limiti che ritroviamo la nostra strada."

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