Chissà come avrebbe commentato il carro allegorico che ridicolizza il presidente americano al Carnevale: l’artista viareggino Lorenzo Viani (1882-1936) era dotato di una espressività graffiante. Da allora è passato tanto tempo e con la tecnologia sono arrivate le immagini digitali e i video a corredare le parole ( o viceversa ). Tam tam mediatici che all’istante percorrono miglia e sfidano i continenti. Viani è rimasto ingiustamente meno conosciuto di altri artisti italiani. Mostrava e restituiva non solo i luoghi e i corpi, ma anche la forza del suo carattere ribelle, refrattario a ogni schema. Ecco come descrisse le sfilate delle vetture carnecialesche, titillandoci l’udito, allertandoci la vista con un ritmo incalzante: “Su certi cappelli tanto lustrenti che parevano di lamiera verniciata a fuoco, le granturcate ci tamburellavano sopra come la grandine su di un vetro”.”Io non ho voluto né abbellire, né dar grido a questa lingua marinaresca”, scrisse del suo italiano, “bandito dalle pensioni e dagli alberghi, vivo dalla Magra alla Burlamacca”.

Per incontrare Viani, ci si deve recare a Viareggio: nello storico Palazzo delle Muse, alla GAMC, la Galleria Comunale di Arte Moderna e Contemporanea di Viareggio a lui intitolata. Vivamente consigliata per accertarsi della sua altissima statura espressiva, ammirando 85 sue opere tra cui il capolavoro, la Benedizione dei morti del mare. Ricordiamo anche che Il Monumento ai Caduti di Viareggio, in Piazza Giuseppe Garibaldi, fu eseguito da Lorenzo Viani con la collaborazione tecnica dello scultore Rambelli. Imbattersi nella sua arte è una fortuna. I suoi dipinti di darsene, dune, boscaglie, pescatori, vedove, vagabondi, cavatori, così come le xilografie incise a mano su legno e anche la produzione letteraria allertano i sensi, tutti. Odorano di salmastro, di telline, di sudore, di divari.

Io l’ho cercato a Firenze in Palazzo Pitti, nelle sale della imponente Galleria d’Arte Moderna. Vicino alle tele di Giovanni Fattori, i cui corsi di nudo Viani frequentò per soli tre mesi nel 1904 nel capoluogo fiorentino, mi aspettavo di trovare il suo autoritratto (1911-1912). Avrei voluto ammirare Viani nella sua veste di pittore con la sgargiante cravatta nera a fiori gialli, tocco eccentrico sul viso scarno e gli occhi profondi. Per qualche motivo, forse perché in prestito per una mostra, la suddetta opera non è esposta. Un vero peccato. Ho trovato tuttavia un suo ritratto eseguito da Plinio Nomellini, l’artista che lo convinse ad iscriversi all’Istituto di Belle Arti di Lucca, grazie a un sussidio del comune di Viareggio. Più aspro, più schietto è il Lorenzo Viani che ho immaginato io. Nomellini lo dipinge, secondo il suo stile, come figura delicata, impalpabile, volendo forse sottolineare la natura idealista del giovane viareggino.

Viani era refrattario agli studi, alle regole. Furono piuttosto lo spirito d’osservazione e gli incontri che gli fecero da scuola. Come garzone di barbiere incroció una galleria di personaggi vari, anche imprevedibili o celebri come Puccini e Nomellini stesso; a quel tempo cominciò a tracciare schizzi: ritratti fatti a memoria, già forte espressione del suo talento. Viani era sregolato, nelle frequentazioni, nei soggiorni parigini, nelle “apuanate”, gesta per il popolo in compagnia dei suoi amici, seguite da abbuffate in trattoria. Da ragazzo aveva frequentato i primi anarchici e la feccia della società, pur indossando un cappello con il sigillo borbonico. Suo padre era infatti a servizio dei Borbone e l’infanzia di Viani, in una dicotomia evidente, era trascorsa fra la Villa Reale nella pineta di levante e la sua casa nella Darsena, in bilico tra la ricchezza osservata di un casato in esilio, e la povertà del popolo, oltre che della sua stessa famiglia allorché il padre perse il lavoro. “Io sono nato nella darsena vecchia in Viareggio, la sera di Tutti i Santi del 1882. Sono stato battezzato il giorno seguente, che è quello dei Morti, al fonte battesimale della chiesa di San Francesco”, così recita la sua autobiografia.

Proclamatosi interventista nel 1915, fu al fronte, collaborò, poi, come giornalista al Popolo d’Italia e diventò anche sostenitore di Mussolini, scorgendo in lui vigore, potenzialità. Ne divenne anche amico, gli fece un ritratto xilografico nel 1927. Non lo vide all’inaugurazione del Collegio Navale IV Novembre di Ostia, né degli affreschi che vi aveva realizzato. L’asma, di cui soffriva da tempo, lo uccise due giorni prima, nella notte tra il primo e il 2 novembre del 1936 a solo 54 anni.

A Firenze, la Fondazione Primo Conti ETS, Centro di documentazione e ricerche sulle avanguardie storiche, possiede il Fondo Lorenzo Viani, composto da due nuclei, costituiti da manoscritti, locandine, poesie inedite, lettere tra cui quelle inviate a Lorenzo Viani da mittenti come Nomellini, Ojetti, Novaro, Papini, Sarfatti, Soffici, Ungaretti, anche una trentina di fotografie. Ci sono poi dattiloscritti relativi alla produzione vianesca in prosa, racconti e romanzi, molti non identificati e incompleti. Un Viani ancora tutto da scoprire, cui rendere pieno omaggio per il suo indiscusso valore.








