I consiglieri comunali di opposizione di Massarosa Pietro Bertolaccini, Marzia Lucchesi, Pietro Cima, Nicola Morelli, Michela Dell’Innocenti e Alberto Coluccini intervengono sullo striscione esposto all’ingresso dell’Istituto Comprensivo “Armando Sforzi”, con la scritta “Qui nessuno/a è straniero/a”.
«L’affissione - scrivono - è stata autorizzata dalla Dirigente scolastica. La foto è stata pubblicata sulla pagina social ufficiale dell’Istituto, insieme a un’esaltazione della “scuola italiana”, ed è stata subito ripresa e fatta propria dall’ANPI locale. Poche ore dopo è arrivata anche la difesa d’ufficio del Partito Democratico di Massarosa. Nessuno mette in discussione il valore dell’accoglienza e dell’integrazione», dichiarano i consiglieri. «Ogni bambino e ogni ragazzo che entra nelle nostre scuole merita rispetto, attenzione e le stesse opportunità, e le famiglie di Massarosa lo sanno bene. Ma fingere di non vedere il contesto sarebbe ipocrita. Quello striscione compare pochi giorni dopo l’approvazione del decreto-legge del Governo sulla scuola, che interviene sulla composizione delle classi e sull’integrazione degli alunni stranieri. È una risposta politica a un provvedimento del Governo, esposta sulla facciata di un edificio pubblico e rivolta a ragazzi di 11-13 anni. È legittimo non condividere un decreto. È legittimo criticarlo, nelle sedi opportune: il Parlamento, i partiti, le associazioni, la piazza. Non è accettabile che questa contrarietà venga espressa usando una scuola, con l’avallo di chi la dirige e con i canali istituzionali dell’Istituto. Per di più, la norma sul tetto nella composizione delle classi si applicherà solo dall’anno scolastico 2027/2028 e, per la scuola media, riguarderà soltanto gli alunni stranieri che non hanno frequentato almeno tre anni di scuola in Italia. Oggi non ha alcun effetto concreto sulla vita dei nostri plessi. Un tempo gli striscioni davanti alle scuole li appendevano gli studenti, e per rivendicazioni concrete: il riscaldamento che non funzionava, la mancanza di una palestra idonea», proseguono i consiglieri. «Oggi invece è la Dirigenza ad autorizzarli, e per finalità politiche, trasformando un’istituzione dello Stato in parte attiva di una polemica contro il Governo. Il principio di imparzialità della Pubblica Amministrazione, sancito dall’articolo 97 della Costituzione, vale anche per la scuola. Anzi, vale soprattutto per la scuola. Lo stesso Codice di comportamento dei dipendenti pubblici richiede sobrietà e neutralità anche nell’uso dei social, e ancora di più quando si parla a nome di un’istituzione. Secondo il PD lo striscione è “una frase semplice”, a cui non ci sarebbe niente da aggiungere», commentano i consiglieri. «Però, per difenderlo, parla subito del Governo Meloni, del decreto sulle classi e perfino dell’“elettorato di Vannacci”. È la conferma più chiara di quello che diciamo: quello striscione è stato letto e usato come un messaggio contro il Governo. Non lo diciamo noi, lo dice chi lo difende.»
«Nessuno ha attaccato la scuola, i docenti o i ragazzi. La critica riguarda una scelta precisa della Dirigenza: usare la facciata di un edificio pubblico e i canali istituzionali dell’Istituto per un messaggio politico. Quanto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale va il nostro pieno rispetto istituzionale, nessuno lo ha attaccato. Ricordare che da Ministro della Pubblica Istruzione firmò due circolari, la n. 301 del 1989 e la n. 205 del 1990, che raccomandavano di non superare le cinque unità di alunni stranieri per classe, non è un attacco e nemmeno una “giustificazione fantasiosa”. È un fatto documentato, richiamato in questi giorni anche nel dibattito nazionale. Semmai dimostra che il tema della distribuzione degli alunni stranieri nelle classi non è un’invenzione di questo Governo, e che se ne può discutere senza insulti. C’è poi un dato politico che non si può ignorare», aggiungono i consiglieri. «La Dirigenza autorizza lo striscione, la pagina dell’Istituto lo pubblica, l’ANPI lo rilancia e il PD lo difende, attaccando il Governo e chiunque sollevi il problema. E al posto degli argomenti, dal PD arrivano solo etichette: dalla “solita destra” a Vannacci. L’edificio della scuola è di proprietà del Comune di Massarosa. Per questo i consiglieri rivolgono oggi domande precise all’Amministrazione comunale: era informata dell’affissione sulla facciata? L’ha autorizzata? La condivide? Vogliamo risposte chiare, non slogan», affermano. «Il PD, forza di maggioranza che sostiene questa Amministrazione, difende pubblicamente l’iniziativa: il Comune non può far finta di niente.» Le stesse domande saranno portate in Consiglio comunale con una mozione. I consiglieri hanno già scritto al Prefetto di Lucca, al Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Lucca (l’ex Provveditorato) e al Ministro dell’Istruzione e del Merito, «segnalando l’accaduto e chiedendo di verificare la compatibilità dell’iniziativa con i doveri di imparzialità e neutralità dell’istituzione scolastica. Lo ribadiamo con chiarezza», concludono Bertolaccini, Lucchesi, Cima, Morelli, Dell’Innocenti e Coluccini. «La politicizzazione della scuola non è accettabile, da qualunque parte arrivi. Oggi è uno striscione contro un decreto del Governo, domani potrebbe essere un messaggio di segno opposto, e anche quello sarebbe sbagliato. La scuola appartiene a tutte le famiglie e a tutti i ragazzi, e deve restare fuori dallo scontro politico. Le famiglie di Massarosa hanno diritto a una scuola che educa, non a una scuola che fa politica».








