Arriva dalla nuova associazione 'Città al Centro, dai monti al mare' fondata da Gianni Ilari e Silvia Dell'Amico, un'analisi sulla situazione del settore balneare:"La stagione balneare è ufficialmente iniziata, ma sotto gli ombrelloni italiani si respira un’aria tutt’altro che serena. A dominare il bagnasciuga non sono i primi flussi di turisti, ma l'incertezza e la profonda delusione di un'intera categoria. Nonostante le promesse della politica, il comparto balneare si ritrova ancora una volta senza un quadro normativo chiaro, schiacciato tra i ritardi del Governo nell'emanare un bando-tipo per le aste e la scure della Direttiva Bolkestein che pende sulle concessioni. Una situazione giudicata "inaccettabile" dai sindacati di categoria. Di fronte a questo persistente silenzio istituzionale, il Sib (Sindacato Italiano Balneari) ha proclamato lo stato di agitazione, avviando una massiccia campagna di informazione per spiegare a cittadini e clienti il rischio che sta correndo quello che a tutti gli effetti è un pilastro del turismo nazionale.
I numeri di un "polmone economico" unico in Europa
Per capire la portata dello scontro, basta guardare i numeri. Con quasi 8.000 chilometri di coste, l’Italia è il terzo Paese in Europa per estensione costiera e il turismo balneare rappresenta un vero e proprio polmone economico-finanziario per la penisola. Secondo l’ultimo Rapporto Spiagge di Legambiente, si contano complessivamente 24.658 concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo. Di queste, ben 12.166 riguardano gli stabilimenti balneari in senso stretto, mentre 1.838 sono relative a campeggi, circoli sportivi e complessi turistici. Le imprese attive sul territorio sono oltre 7.244, con una media di 2,3 concessioni ciascuna: una galassia di piccole e medie aziende a gestione spesso familiare. Il turismo balneare italiano è un modello storico, nato agli inizi del Novecento, che ha fatto da traino alla nascita di alberghi, ristoranti e attività commerciali lungo tutte le coste. Eppure, proprio questa unicità rischia di essere azzerata dall'applicazione della normativa europea.
Il nodo della "scarsità della risorsa" e il confronto con l'UE
Il cuore della Direttiva Bolkestein (in particolare l'articolo 12) stabilisce che, quando le autorizzazioni disponibili per una determinata attività sono limitate a causa della "scarsità delle risorse naturali", gli Stati membri devono applicare una procedura di selezione pubblica trasparente e imparziale. In pratica: le gare d'appalto. I balneari, tuttavia, contestano radicalmente la tesi che le spiagge italiane siano un bene scarso. "Abbiamo 8.000 chilometri di coste", ricordano i rappresentanti della categoria, sottolineando come nella valutazione complessiva della risorsa demaniale dovrebbero essere inserite anche le spiagge di laghi e fiumi utilizzate per scopi turistici. Inoltre, il paragone con gli altri Stati membri dell'Unione Europea (come Spagna, Grecia, Portogallo o Francia) non regge: l'Italia ha una legislazione e una storia uniche. Nel corso dei decenni, i gestori – fidandosi delle istituzioni e degli enti locali – hanno investito cifre enormi. Hanno ottenuto mutui sulla proprietà superficiaria, hanno trasformato semplici cabine in bar, ristoranti e pizzerie aperti tutto l'anno, hanno realizzato camere e terrazze vista mare, sempre avallati dalle autorizzazioni comunali e dai pareri delle Soprintendenze.
Lo spettro degli espropri e l'incertezza sugli indennizzi
Il problema principale, ereditato da oltre dieci anni di proroghe automatiche e rinvii delle gare, è la totale frammentazione normativa che ha costretto i singoli Comuni a muoversi in ordine sparso. Oggi i nodi vengono al pettine, e i dubbi principali riguardano la tutela degli investimenti effettuati. A spaventare di più la categoria è l'applicazione dell'articolo 49 del Codice della Navigazione, che prevede il cosiddetto "incameramento": allo scadere della concessione, le opere non amovibili costruite sulla spiaggia passano direttamente nel patrimonio dello Stato, senza che al concessionario uscente sia dovuto alcun compenso o indennizzo. I "bagnini" si sentono traditi. Lo Stato chiede oggi di cedere gratis i frutti di investimenti di una vita, mentre dal Governo tutto tace sul fronte della definizione di indennizzi economici equi in caso di subentro di un nuovo gestore. La stagione estiva è partita, ma la battaglia per il futuro delle spiagge italiane è appena iniziata".








