Posso ufficializzare che la lapide posta in questi giorni sulla facciata della casa che fu di Giovanni Turba, in loc. Croce, integra la memoria scolpita inerente agli avvenimenti avvenuti nel 1944 nel Comune di Stazzema. Si tratta del pestaggio mortale da parte dei fascisti a cui fu sottoposto Giovanni Turba, padre del partigiano Giuseppe che aderì fin da subito alla Resistenza alto-versiliese militando nel Gruppo I cacciatori delle Apuane comandato da Gino Lombardi. La spedizione fascista del 16 marzo 1944 capitanata dal Prefetto Piazzesi adesso è ricordata anche attraverso un marmo e non più non solo sui libri di storia. Il merito va al nipote Marco e agli altri nipoti che hanno condiviso la posa di una lapide sulla facciata della casa del nonno Giovanni. Poiché il pestaggio omicida avvenne a causa della presenza del figlio Giuseppe nei cosiddetti "ribelli", il marmo indirettamente richiama anche la figura di questo partigiano versiliese della primissima ora che è restato schivo durante la sua vita post bellica, non pretendendo riconoscimenti né favori. Alle sue esequie avvenute il 12 agosto 2015 non fu presente nessuna rappresentanza del Comune di Stazzema. Solo il labaro Martiri di Mulina e la bandiera partigiana della sez.Anpi Gino Lombardi, che emise questo comunicato:
"E' deceduto a Pontestazzemese Giuseppe Turba, all'età di 91 anni, uno dei primi partigiani della Versilia, Fece parte del gruppo comandato da Gino Lombardi e nel rastrellamento del 16 aprile 1944 ebbe la casa devastata dai repubblichini. Nell'occasione fu selvaggiamente percosso il padre Giovanni, che morirà due mesi dopo per le lesioni subite. Militò poi nella formazione "Bandelloni" , prendendo parte alla Liberazione di Camaiore e di Pietrasanta. L'ANPI, ricordando la sua figura, esprime il suo profondo cordoglio ai familiari.
La storia di questa lapide.
Una domenica pomeriggio del febbraio scorso mi recai a visitare la località Croce, alcune casette che spiccano sulla sponda sinistra del canale dell'Inferno (o Muglione), tra le località del Col del Cavallo e il Prado della Macina, al calcio del colle su cui si espone verso valle la frazione di Volegno. Un posto in cui non ero mai stato ma che conoscevo per la particolarità storica di essere uno dei luoghi toccati dalla spedizione punitiva fascista che si tenne il 16 aprile 1944. Visitandolo, rafforzai la convinzione che in quel posto sarebbe stato importante evidenziare il famigerato fatto accaduto ottantadue anni fa. Ne parlai con una persona che trovai nel luogo, Marco Turba, nipote di Giovanni, il quale mi parve subito interessato ma che tuttavia mi disse che doveva parlarne con gli altri famigliari. Fino al 14 aprile la mia proposta di collocare un marno inerente al terrorismo fascista del 16 aprile del '44 non aveva avuto altro riscontro. Solo nel pomeriggio di quel giorno Marco Turba venne a confermarmi che la mia proposta era piaciuta e che sarebbe stata realizzata. Mi chiese di scrivere l'epigrafe da incidere sulla lapide. Una scritta semplice ed essenziale a cui ho unito parole già scolpite e di forte riflessione presenti sul marmo della tomba di Giovanni Turba nel cimitero di Pontestazzemese: "Perdona coloro che mi uccisero". Un testamento morale che rischiava di essere profanato sostituendolo con altre parole e che rispecchiava in pieno il concetto di Perdono e di Pace che si promana da Stazzema ma a cui non sempre consegue il doveroso comportamento. Lunedì 13 luglio Marco Turba è venuto ad avvertirmi che la lapide era stata fissata e che si poteva darne la notizia. Per quando riguarda invece l'eventuale cerimonia di scoprimento ufficiale, l'evento sarà deciso in seguito se promuoverlo o meno. Ieri mattina sono andato a scattare le foto alla lapide che ricorda Giovanni Turba, vittima dei fascisti versiliesi. La spedizione fascista a cui partecipò il Prefetto della Provincia di Lucca Mario Piazzesi, come già scritto, avvenne il 16 aprile 1944. Fra i componenti alcune fonti dettaglierebbero le presenze del maresciallo dei Carabinieri Giordano e del segretario del fascio di Retignano. La scorribanda fascista concentrò la violenza presso le case delle famiglie dei partigiani Gino Lombardi e Lido Lazzeri nel paese di Ruosina, del sacerdote Don Innocenzo Lazzeri e del partigiano Giuseppe Turba, rispettivamente nelle località del Fornetto e della Croce che si trovano nella frazione di Pontestazzemese. L'azione dimostrativa fascista si concluse a Cima Cardoso presso la casa di Celestino Deri e della moglie Alda Mori. In questo contesto furono fatte solo oscure minacce per intimorire. Non avvennero arresti né furono bruciate le masserizie sulla pubblica via come era invece era accaduto poche ore prima a Ruosina e a Pontestazzemese. Per quanto riguarda Giovanni Turba, l'uomo subì un pestaggio bestiale. La casa rischiò di essere bruciata. La preservò il fatto che era attigua a un edificio di proprietà della parrocchia di Volegno, che sarebbe inevitabilmente bruciato insieme alla dimora del Turba. I partigiani, che i fascisti pensavano di cogliere di sorpresa nelle rispettive dimore, si salvarono perché non si trovavano in casa. Per esempio il partigiano Giuseppe Turba dormiva precauzionalmente in una casetta sul Colle Marcio, a poca distanza da quella della famiglia. Dopo il pestaggio, Giovanni Turba fu trasportato presso l'ospedale di Seravezza, dove il dott. Papini stilò il referto medico che evidenziava la violenza subita. Documento che il figlio Giuseppe non è riuscito a rintracciare finita la guerra. Quasi subito fu trasferito nell'ospedale di Camaiore, dove morirà circa tre mesi dopo, il 4 luglio 1944, a seguito delle complicazioni causate dal selvaggio pestaggio. L'impossibilità a risalire ai documenti e le ricostruzioni contraddittorie su tante morti violente confermano che nel 1944 anche in Versilia si combatté la guerra civile e non solo quella di Liberazione.
Giuseppe Vezzoni