Stazzema Fino agli '90 del secolo scorso imperava rispetto a oggi il silenzio sui fatti dell'estate del '44 e le eventuali sporadiche ricostruzioni erano essenzialmente orali e non erano per nulla sovrapponibili a quella che si è iniziato ad affermare con la costituzione del Comitato Onoranze ai Martiri di Sant'Anna, organismo previsto dalla legge regionale n. 39 del 12.8.91. Ciò nonostante, oggi, si tollerano ricostruzioni totalmente distorte e fuorvianti anche rispetto alla storia "ufficiale", come quella che fa sfollare a Sant'Anna don Innocenzo Lazzeri dopo l'incendio di Farnocchia, ossia l'8 agosto 1944. Questa ricostruzione ricalca un poco quella che oltre dieci anni fa fu posta su un documento comunale affisso nella bacheca presso l'Oratorio della Madonna del Carmine, a Farnocchia, In esso era stato scritto che la popolazione sfollò dal paese l'8 agosto a seguito dello scontro tra nazifascisti e partigiani e dell'incendio delle case. Un falso storico colossale. La popolazione di Farnocchia sfollò la sera di lunedì 31 luglio 1944 a seguito dell'agguato partigiano teso nel primo pomeriggio alla pattuglia tedesca che era andata a intimare lo sgombero della frazione. Don Innocenzo Lazzeri sfollò nella canonica di La Culla e non in quella di Sant'Anna, che al tempo era disabitata salvo nei momenti in cui don Giuseppe Vangelisti, parroco a La Culla, saliva a Sant'Anna per assolvere ai doveri della cura ministeriale dopo che era stato nominato nel 1937 rettore del Beneficio condiutoriale di Sant'Anna dall'arcivescovo di Pisa Vettori.
Quello che manca alla giornata dell'8 agosto è una lapide che ricordi l'incendio, le uccisioni dei due civili a Mulina e l'episodio che accadde al termine di quella giornata: l'imboscata, così l'ha definita Toaff, o lo scontro raccontato dal partigiano De Sanctis con una pattuglia tedesca che dal Monte Gabberi stava scortando diversi rastrellati verso Farnocchia. Tre partigiani spararono e uccisero sette o otto soldati tedeschi e ne ferirono altri. Il primo a raccogliere il fatto dal Rabbino Elio Toaff fu Giampaolo Pansa, allora giornalista de la Repubblica. Era il 1982. Il Rabbino Elio Toaff si trovava tra gli uomini rastrellati. Benché l'episodio fosse rilevante e la fonte attendibile, lo scontro nel tardo pomeriggio dell'8 agosto '44 sul Gabberi non è stato mai "assemblato" nella storia della giornata né in quella dell'eccidio. Dopo ventisette anni la testimonianza del Rabbino Toaff ha trovato riscontro in una pubblicazione. Nel 2009 viene stampato il libro Da Sant'Anna di Stazzema... a prigioniero del Terzo Reich (Editore M & B Publishing, 2009) scritto da Felice De Sanctis, partigiano nella XBis Brigata Garibaldi "Gino Lombardi" e da Orazio Pizzigoni, appartenente alla Resistenza. Nel volume la conferma dell'episodio raccontato da Toaff. Il libro passa inosservato ma è invece quanto mai indicativo anche in merito agli accadimenti del 12 agosto 1944. Solo nel 2020 Lorenzo Alessandrini, col libro Tanto peggio Tanto meglio,(Youcamprint, 2020) ne evidenzia per primo l'importanza storica e testimoniale. Tra i libri che meriterebbero essere ponderati anche quello ultimo scritto da Paolo Paoletti. Senza Scuse, (Pezzini editore, luglio 2024) che a seguito del peggioramento del suo stato di salute e al sopraggiungere della morte non è riuscito a distribuirlo. In quarta di coperta l'autore spiega che con questo ultimo volume ha cercato di dare le risposte all'interrogativo se Sant'Anna è un episodio della Resistenza o no. Fra i temi anche quello della politica della memoria. Paoletti analizza criticamente i testi degli interventi fatti il 29 febbraio 2020 da Enrico Pieri, presidente dell'associazione Martiri di Sant'Anna, dal sindaco di Stazzema Maurizio Verona e dal prof Paolo Pezzino, in qualità di consulente della Procura militare di La Spezia nel processo di Sant'Anna, rispetto al testo del Presidente Mattarella, il quale spronò a ricercare la verità piena su ciò che accadde.