Anno XI 
Giovedì 12 Marzo 2026
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Scritto da Giuseppe Vezzoni
A. Versilia
12 Marzo 2026

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Stazzema. Martedì 10 marzo la signora Alda Mori ha compiuto cento anni nella sua abitazione di Cardoso, meglio di Cimacardoso, poiché la  frazione del comune di Stazzema si divide in tre borgate: Cima Cardoso, alla Chiesa e Vallinventri. La centenaria e lucidissima Alda è stata festeggiata per questo suo prestigioso traguardo raggiunto.
 
Nel 2014 fui chiamato dalla figlia Miriam e dalla nipote Celestina affinché raccogliessi la testimonianza dell' allora mamma e nonna ottantottenne Alda, la quale, a 70 anni dell'uccisione degli uomini del gruppo partigiano Valanga comandato da Leandro Puccetti, medaglia d'oro al valor militare, voleva ricordare quei giovani resistenti e la coraggiosa ospitalità che la madre Violante Bertoni, vulgo Viola, seppe dare ai diciannove eroi che si immolarono per difendere gli abitanti dell'Alpe di Sant'Antonio dalla rappresaglia nazifascista. La figlia Alda era preoccupata perché le sembrava che sfiorisse il ricordo dell'adorata mamma e degli eventi bellici in cui fu coinvolta la sua famiglia, che durante il secondo conflitto mondiale viveva nella località di Trescola, sull'Alpe di Sant'Antonio, frazione del comune garfagnino di Molazzana. Era il tempo in cui Alda interloquiva in chiesa con don Mario (Mencaraglia) che la interrogava durante la Messa .
 
La signora Alda, la settima degli otto figli messi al mondo da Violante e Francesco Mori, voleva raccontare la storia della madre e ravvivare sia il ricordo della genitrice ma anche quello dei giovani partigiani che avevano riconosciuto in Violante Bertoni la loro mamma adottiva, tanto da chiamarla "mamma Viola". Violante, la madre di Alda, era una donna forte, decisa e attenta a quel "tempo malato" che anche su quell'alpe spersa fra le Apuane faceva paura.
 
Fu chiaro esempio d'abnegazione alla causa della Liberazione che "mamma Viola" volle consapevolmente dare affinché a prevalere fosse il ritorno alla libertà negata dal fascismo. Abbracciò gli ideali della Resistenza unitamente al marito Francesco Mori, il quale fu vicino alla lotta partigiana così come il figlio Alfredo e il genero Celestino Deri.
 
Il 29 dicembre 1944 il marito di Alda e il fratello Alfredo mentre stavano ritornando all'Alpe di Sant'Antonio dopo essere venuti in visita a Cardoso, paese in cui Alda si era trasferita dopo il matrimonio con Celestino Deri, incapparono in una mina presso una postazione tedesca dislocata all'altezza del Monte Forato. Il marito restò ferito mentre il fratello Alfredo morì. Alda ha perso durante la guerra anche un secondo fratello, Luigi, che come alpino fu deportato nel lazzaretto di Zeithain-Germania, dove morì il 13.6.1945 , proprio nel giorno della festa patronale di Sant'Antonio da Padova che si celebra nella frazione dell'Alpe di Sant'Antonio. Nel 1992 i resti rientrarono dalla Germania per essere consegnati all'affetto dei famigliari . Le spoglie di Luigi Mori riposano nella tomba di famiglia nel cimitero di Cardoso.
 
 
 
Per la dimostrazione fattiva a favore della Resistenza, nel 1981, con decreto firmato dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini, a Violante Bertoni fu conferita la Medaglia d'Oro al Merito Civile. Nel giorno della consegna dell'onorificenza nelle mani della figlia maggiore Domenica, avvenuta nella Cappella di Piglionico in cui si ricordano il sacrificio dei partigiani del Gruppo Valanga che tributarono il 29 agosto 1944 e l'accoglienza che seppe dare loro 2mamma Viola", il vicecomandante Mario De Maria, al quale il comandante Leandro Puccetti affidò il resto della formazione nel momento in cui decise che sarebbe rimasto con i suoi uomini a contrastare la rappresaglia nazista, ricordò che Viola Bertoni era in quel frangente storico una delle poche persone ad aver compreso gli ideali della Resistenza per i quali combattere e rischiare di morire. Ideali che trasferì ai figli e ai nipoti, i quali hanno sempre mantenuto viva la memoria su questa madre resistente e sul nido della Resistenza che fu la famiglia Mori a Trescola , sull'Alpe di Sant'Antonio.
 
In occasione della raccolta della testimonianza, Alda Mori mi confidò il 16 aprile 1944 a minacciarla di morte  fu il Prefetto di Lucca Mario Piazzesi, il quale capeggiò la spedizione punitiva fascista di quel giorno. Differentemente da quanto è stato storicamente assodato, la spedizione punitiva non si fermò in località Croce, un gruppetto di abitazioni sulla sponda destra del torrente Cardoso sita tra le località Col del Cavallo e il Prado della Macina, ma il gruppo di fascisti raggiunse anche Cardoso per catturare il marito di Alda, Celestino Deri, che fortunosamente non si trovava in casa. A seguito di una delazione fatta a danno del marito Celestino, Alda fu pesantemente fatta oggetto di oscure minacce e ne restò terrorizzata per giorni. Quel giorno ci furono arresti dei famigliari di alcuni partigiani che avevano aderito alla formazione I cacciatori delle Apuane e di sospettati fiancheggiatori della Resistenza. Furono inoltre bruciate sulla pubblica via le suppellettili delle case del comandante partigiano Gino Lombardi e del partigiano Lido Lazzeri nel paese di Ruosina, quelle della famiglia di don Innocenzo Lazzeri in loc. Fornetto a Pontestazzemese. Invece, presso la casa del partigiano Giuseppe Turba, in loc. Croce, fu selvaggiamente picchiato il padre Giovanni, che a seguito del pestaggio morirà tre mesi dopo all'ospedale di Camaiore. Non fu incendiata l'abitazione perché accanto c'era la casa di proprietà della chiesa di Volegno: le fiamme avrebbero aggredito anche quella dimora. Venuti a sapere di ciò, i fascisti rinunciarono a incendiare la casa del partigiano. Giuseppe Turba.
 
Purtroppo a seguito di intervenuti problemi famigliari, la testimonianza di Alda si dovette interrompere e non è stata più ripresa.
 
In occasione del secolo di vita che è stato festeggiato ieri, previa richiesta che ho fatto stamani alla figlia Miriam, la quale è stata sempre presente nei momenti in cui la madre mi raccontava ciò che avrebbe voluto far conoscere attraverso un libro, renderò pubblica domani la parte della testimonianza raccolta dodici anni fa. (Continua)
 
Foto di repertorio: Il labaro di mamma Viola accanto al labaro Martiri di Mulina di Stazzema
 
Giuseppe Vezzoni
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