Nel Salmo Responsoriale di oggi, Festa di Ognissanti, i fedeli hanno ripetuto più volte il ritornello "Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore". Una frase che mi ha colpito vedendo il deserto che c'era in chiesa stamani a Cardoso. Da ormai vecchiaccio ho pensato che la generazione di oggi ha cercato poche ore prima i ghigni dei mostri e gli scheletri di Halloween. Stesso pensiero si è riproposto al cimitero vedendo l'assenza della generazione e il disdoro del camposanto di Mulina assaltato dagli "scepaloni" e la strada di accesso che è sembrava un sentiero nella selva e che continua a "conservare" quelle enormi buche più volte denunciate ma mai colmate. Questo è il riscontro nel giorno successivo alla visita del Cardinal Zuppi a Sant'Anna di Stazzema e alle belle parole lette sulla stampa, cornice dell'evento sulla memoria. Sarebbe stato molto istruttivo, per i giovani che ieri hanno partecipato all'incontro di ieri mattina nel Museo Storico della Resistenza, fossero stati presenti oggi nel camposanto di Mulina e vedere se le domande poste il giorno prima sarebbero state le stesse.
Uscendo da questa ennesima constatazione che tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, questo fiume di diserzione straripante constatato nel giorno in cui si onorano i Santi e si benedicono le tombe in tanti cimiteri di Stazzema non può essere solo conseguenza del cambiamento purtroppo in corso ma anche da una mancanza di manutenzione preventiva degli argini in cui scorre il presidio umano dei cristiani, sempre più "scekerato" nel cocktail del "date a Cesare quello che è di Cesare, date a Dio quello che è di Dio".
Purtroppo questa mescolanza pare trovi enorme gradimento e che sia utilizzata ( o tenuto chiuso l'occhio per tollerarla) anche da chi dovrebbe mantenere ben distinte le due soluzioni sapendo che, se mescolate, ognuna perde le rispettive peculiarità e chi le sorseggia nel cocktail non avrà più la capacità di discernere quando va consumata l'una e quando l'altra.
Così come avviene per l'acqua che sgorga pura dalla sorgente, che perde la sua limpida purezza se mischiata all'acqua portata in superficie da un pozzo artesiano. Non otterrà giovamento l'acqua del pozzo artesiano, poiché la purezza perde la sua prerogativa naturale se travasata in quella meno pura del pozzo, e si perderà la cristallinità dell'acqua sorgente poiché intaccata. Il ricorso al cloro per scongiurare la presenza di possibili batteri e rendere l'acqua potabile spesso serve a mettere la coscienza a posto scegliendo la soluzione più facile rispetto alla rimozione della causa inquinante. Ma ciò rende imbevibile l'acqua per gusto e odore, tanto che tale medicazione incentiva sia l'acquisto dell'acqua imbottigliata che la credulità che in tale confezione essa si possa fregiare dei superlativi più ridondanti per pubblicizzare i vantaggi salutari che apporta pur sapendo che non è affatto vero.
Chi vuole intendere lo faccia, chi non intende farlo continui pure a confezionare feste di Ognissanti come questa che ho raccontato e ad accontentarsi del ritornello "Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore" ripetuto nel deserto di una chiesa e riecheggiato in quello di un cimitero.
Giuseppe Vezzoni