Anno XI 
Mercoledì 28 Ottobre 2026
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Scritto da Redazione
A. Versilia
28 Ottobre 2026

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Come far tornare il bosco una risorsa viva per l'Alta Versilia? Se ne parlerà venerdì 30 ottobre 2026, dalle ore 9,00, al Palazzo della Cultura Cardoso di Stazzema, nel convegno "Nel 30° dall'alluvione. Riflettiamo sui cambiamenti climatici e abbandono forestale per una gestione attiva e sostenibile del bosco", promosso dal Comune di Stazzema insieme al Consorzio Forestale Alta Versilia, costituito dopo gli eventi alluvionali in collaborazione con la Regione Toscana.

L'appuntamento è dedicato alla gestione e alla pianificazione forestale: quali strategie, strumenti e risorse servono per restituire al bosco un ruolo centrale nella prevenzione del dissesto idrogeologico e nell'adattamento ai cambiamenti climatici. Non sarà un appuntamento celebrativo, ma un momento di confronto e di lavoro operativo.

Dalla memoria all'azione
La ricorrenza dei trent'anni dall'alluvione del giugno 1996, quando precipitazioni prossime ai 440 millimetri in un'ora e la conseguente piena di acqua e fango provocata anche dalle frane colpirono l'Alta Versilia dai versanti del Monte Forato fino alla foce del Torrente Versilia, resta il punto di partenza. Anche alberi, tronchi e detriti trascinati dall'acqua contribuirono ad aggravare l'esondazione e i danni lungo l'intero bacino del torrente. Di quell'evento si è già discusso in un precedente convegno: questa volta lo sguardo è rivolto al futuro.

A trent'anni di distanza, il cambiamento climatico si intreccia con la fragilità della montagna e con l'abbandono delle attività agricole e forestali, aumentando i rischi e le conseguenze degli eventi estremi. Per questo, spiegano gli organizzatori, la sfida non è soltanto difendere la montagna, ma creare le condizioni perché sia possibile continuare a vivere, lavorare e investire in montagna, facendo del bosco e della sua gestione sostenibile una risorsa per il futuro dell'Alta Versilia.

Gli obiettivi: pianificazione, investimenti, partecipazione


Al centro del convegno ci sono tre punti: una pianificazione pubblica sostenuta da adeguati investimenti regionali, nazionali ed europei, a cui affiancare gli interventi e gli investimenti dei privati; la valorizzazione economica delle risorse forestali e agricole, anche attraverso nuove forme di gestione collettiva e associata, comprese quelle consortili previste dalla legislazione vigente; il coinvolgimento diretto di proprietari forestali, comunità e frazioni, per ricostruire un rapporto di collaborazione con cittadini, operatori economici e istituzioni in cui la valorizzazione privata del bosco si concilii con la tutela dell'interesse generale.

Il programma

I lavori si apriranno alle 9,00 con i saluti di Stefania Saccardi, presidente del Consiglio regionale della Toscana (da remoto), e di Marcello Pierucci, presidente della Provincia di Lucca. Alle 9,30 la presentazione del sindaco di Stazzema Maurizio Verona, con l'intervento "Vivere in montagna".

Interverranno poi:

  • ore 10,00, Leonardo Marras, assessore regionale allo sviluppo economico e all'agricoltura;
  • ore 11,00 (dopo la pausa caffè delle 10,30), Pietro Oieni, direttore Ufficio DIFOR III EDG Economia montana e foreste del MASAF, su "La Strategia Forestale Nazionale";
  • ore 11,30, Livia Lazzarotto, responsabile del settore Foreste della Regione Toscana, su "Gli strumenti di Regione Toscana a sostegno del mondo forestale";
  • ore 12,00, Riccardo Gaddi, coordinatore tecnico del commissario per l'alluvione 1996, su "L'ingegneria naturalistica nella ricostruzione dei versanti";
  • ore 12,30, Dino Sodini, presidente del Consorzio di Bonifica Toscana Nord, su "Il ruolo dei consorzi di bonifica negli interventi montani".

La sezione "Dalla memoria all'azione" sarà dedicata alle esperienze di associazionismo forestale in Toscana, con Marco Scaltritti (Consorzio Forestale Alta Versilia), Francesco Benesperi (Comunità del Bosco della Montagna Pistoiese), Maurizio Meucci (Comunità del Bosco del Monte Pisano APS) e Giovanni Ciniero (Consorzio Forestale Villa Basilica). Enrico Tesi, funzionario del settore forestale della Regione Toscana, illustrerà le novità regionali sulla formazione obbligatoria in ambito forestale, mentre Ledo Gori parlerà del ruolo del Cerafi. Le conclusioni sono affidate a Gianni Lorenzetti, presidente della Commissione Ambiente del Consiglio regionale della Toscana.

Alle 13,30 la giornata si chiuderà con una degustazione di prodotti tipici dell'Alta Versilia a cura della Norcineria Barsanti.

Maurizio Verona, Sindaco del Comune di Stazzema: 

«Se continueremo a pensare al nostro Paese Italia come un territorio sconnesso nelle sue parti, con le aree interne classificate come da abbandonare come vorrebbe questo governo, prima o poi il conto salato arriverà anche a valle, nelle città e nelle località balneari come è già accaduto in Versilia 30 anni fa. La sfida del ripopolamento delle aree montane, come Stazzema, dovremmo giocarla sue due direttive: il fronte dei servizi, sui quali la nostra amministrazione comunale si è impegnata molto, e penso ad esempio all'azzeramento del digital divide, e il fronte della difesa del suolo che ha ad oggi come emergenza primaria la gestione del bosco che versa in uno stato di completo abbandono. Perfino il turismo, sul quale Stazzema sta puntando come economia alternativa, con le molte attività ricettive aperte in pochi anni, rischia di essere penalizzato da un territorio con troppi versanti degradati. Ciò sui cui, a nostro avviso, bisogno lavorare sono due aspetti: quello legislativo, poiché spesso i Comuni hanno le mani legate di fronte a terreni privati, spesso iper frazionati e con particelle catastali di cui non si rintracciano neppure più i titolari; quello pubblico, dove le istituzioni sovra-ordinate hanno il dovere di stanziare più fondi per mettere in atto piani forestali ad hoc. Ci siamo fatti per tanto promotori di questo convegno per rimettere al centro un tema che sembrava assopito, e che non può tornare al centro del dibattito subito dopo una calamità naturale e danni che costano ai bilanci pubblici più soldi della prevenzione stessa».

Stefania Saccardi, Presidente del Consiglio regionale della Toscana:

«A trent'anni dall'alluvione che colpì Cardoso e l'intera Alta Versilia, la devastazione di quei giorni resta una ferita viva e un monito sulla necessità di investire nella prevenzione e nella sicurezza dei territori montani. Ha fatto bene il sindaco Verona a cogliere l'occasione dell'anniversario non soltanto per ricordare quanto accaduto, ma anche per promuovere una riflessione sulle cause e sulle azioni necessarie a ridurre il rischio idrogeologico. Se i cambiamenti climatici rappresentano un fattore determinante nell'intensità di questi eventi, anche l'abbandono dei boschi e delle attività agricole ha contribuito ad aggravare la fragilità del territorio Apuano. Nella precedente legislatura, quando ero assessora all'agricoltura, la Regione Toscana ha investito importanti risorse nella gestione e nella tutela del patrimonio forestale, con interventi tuttora in corso anche nei Comuni dell'Alta Versilia. Nell'ambito della programmazione 2014-2024 sono stati spesi oltre 52 milioni di euro per la prevenzione degli incendi boschivi e delle altre calamità naturali e più di 12 milioni per il ripristino delle foreste danneggiate. A queste risorse si aggiungono i 61 milioni di euro destinati alle misure forestali nella programmazione 2023-2027, di cui circa 33 milioni dedicati alla prevenzione degli incendi e delle altre calamità naturali. Investimenti importanti, che tuttavia devono essere accompagnati da risorse adeguate e da un impegno costante, perché la prevenzione richiede continuità e una gestione attiva del territorio. È importante che questi temi continuino a essere al centro dell'attenzione delle istituzioni, promuovendo un confronto tra Regione, Unioni di Comuni e Consorzi di bonifica per coordinare gli interventi e valorizzare al meglio le risorse europee e nazionali disponibili. Fondamentale è anche il coinvolgimento dei proprietari forestali e delle imprese agricole e boschive, favorendo forme di associazionismo e collaborazione tra pubblico e privato per recuperare e valorizzare il patrimonio forestale e agricolo. La sicurezza delle nostre montagne si costruisce nel tempo, attraverso la cura del paesaggio, la manutenzione del territorio e la collaborazione tra istituzioni, imprese e comunità locali».

Gianni Lorenzetti, consigliere regionale della Toscana: 

 «1996-2026: sono trascorsi trent'anni da quel tragico giorno, ma il ricordo è ancora vivo. I ricordi sono ancora nitidi perché all'epoca avevo poco meno di trent'anni e facevo parte del Gruppo volontari sommozzatori della Croce Rossa. Fummo trasportati in elicottero in ciò che restava del paese di Cardoso e percorremmo il corso del fiume alla ricerca delle persone disperse e dei corpi di coloro che erano stati trascinati via dalla furia delle acque. Fu un'esperienza terribile, che porterò con me per tutta la vita.

Le Alpi Apuane, per la loro conformazione ripida e per la vicinanza al mare, sono particolarmente esposte a precipitazioni intense. Con i cambiamenti climatici che portano al super riscaldamento del Mar Tirreno viene prodotta una forte energia e masse d'aria cariche di umidità che incontrando subito i rilievi generano piogge molto abbondanti e localizzate. Per questo è indispensabile unire le politiche di adattamento ai cambiamenti climatici a una costante attività di cura del territorio.

Come Regione Toscana dobbiamo farci carico di questi temi attraverso una programmazione coordinata e di lungo periodo. Un approfondimento specifico potrà essere avviato nella commissione che ho l'onore di presiedere, promuovendo un dialogo stabile tra i settori forestale, agricolo, della difesa del suolo, della protezione civile e dell'idraulica, insieme ai Comuni, alle Unioni dei Comuni montani, ai Consorzi di bonifica, alle associazioni di volontariato, alle università e agli enti di ricerca. L'obiettivo deve essere quello di predisporre piani pluriennali di intervento, fondati sulla conoscenza puntuale del territorio e sulla definizione delle priorità.La Regione, tuttavia, non può sostenere da sola progetti così ambiziosi. È necessario sollecitare e ottenere anche l'impegno del Governo e destinare risorse nazionali ed europee alla prevenzione, alla manutenzione e all'adattamento climatico. A trent'anni dall'alluvione, ricordare significa dunque assumersi una responsabilità verso il futuro. Alle vittime, alle loro famiglie e alle comunità colpite dobbiamo non soltanto il dovere della memoria, ma anche quello dell'azione. La sicurezza del territorio si costruisce ogni giorno, attraverso la cura, la conoscenza, la collaborazione e una programmazione capace di guardare oltre le emergenze».

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