Nel viaggio a Cardoso, oltre a prendere consapevolezza visiva di quando la memoria viene falcidiata dei luoghi in cui si è emozionalmente formata e allignata per la vita, fui tradito dalla mia Voigtlander. Ancora oggi provo un rammarico che fa molto male. Il dentino del rocchetto su cui si aggancia la pellicola e la fa svolgere dal rullino si spezzò senza che me n'accorgessi. Ero convinto di scattare le foto ma purtroppo la pellicola non veniva svoltolata. Accorgendomi che lo svolgimento "fasullo" della pellicola dal rullino al rocchetto continuava senza determinarne la fine, apersi la macchina fotografica e mi resi conto che di quel "reportage" nel paese perduto di Cardoso potevano restare solo le immagini affidate unicamente alla mia memorizzazione visiva e che di ciò, sapendo che il tempo annebbia e tende a ottundere le acutezze affettive e materiali, mi sarebbe rimasto un forte rimpianto perché le foto riaccendono la memoria sui fatti e sulle situazioni.
Si può affermare senz'ombra di dubbio che la mia alluvione iniziò proprio il 22 giugno 1996 con il viaggio a Cardoso per andare cercare notizie sulla Norma e per vedere la casa dei nonni completamente affettata della parte che aveva le finestre rivolte sulla strada, come su di essa fosse precipitata dal Monte Forato l'enorme lama di una ghigliottina, dal tetto al piano della strada. Pare che la Norma fosse alla finestra sulla strada, in fondo al piccolo andito che si interponeva tra la cucina e la sala da pranzo, quella sala che era utilizzata solo per le grandi occasioni e dove si custodivano nella vetrina di castagno i serviti buoni dei bicchieri e dei piatti divisi dalla zuppiera per i tordelli, che come un trofeo spiccava dal vetro degli sportelli superiori.
Ricostruire questa parte della mia alluvione è francamente impossibile, posso solo riassumerla a grandi linee e tentare di spiegarne le finalità: pur sapendo che non avrei inciso alcunché, la prima finalità è stata quella di voler partecipare alla discussione in merito alla ricostruzione e di sensibilizzare il ripristino laddove fosse stato possibile; l'altro fine è stato di raccontare il territorio perduto e la storia a esso connessa. Onestamente devo riconoscere che nel primo intento ho fallito completamente. Tuttavia non sono stato zitto ed ho espresso la mia posizione, spesso, anzi più che spesso divergente. E questa posizione che ho tenuto m'appaga come cittadino che non accetta di essere comprimario del qui decido io. Pertanto ho la coscienza a posto: ho contestato e difeso tutto ciò di cui ero profondamente convinto. Sono pertanto orgoglioso d' aver scritto tantissimo sull'alluvione e sul dopo alluvione e del fatto di non essermi allineato con le amministrazioni comunali che si sono succedute durante questi trent'anni. Per quanto ho scritto non accampo meriti scientifici o letterari, che non competono a un semplice cittadino qual sono, ma il focalizzare precise situazioni e portarle all'attenzione degli organi competenti acciocché ne valutino la sussistenza o meno, quello sì! Come le ricostruzioni provvisorie che a distanza di 30 anni sono rimaste tali, pertanto divenute definitive.
Il "Modello Versilia" e gli uomini provvidenziali nel momento dell'emergenza sono stati indiscutibilmente determinanti, così come lo è stata la voglia di rinascere della popolazione di Cardoso, la più colpita. La frazione stazzemese e i suoi abitanti sono stati l'esempio capofila di una comunità che con animo indomito ha capeggiato la volontà a risollevarsi da un evento meteorologico che ha rischiato di stroncare per sempre Cardoso e che ha aperto gli occhi sulla pericolosità elevatissima del cambiamento climatico e sulla obbligatorietà di operare sempre nell'ottica della prevenzione strutturale e culturale per contenerne gli effetti, altrimenti nefasti e distruttivi dell'estremizzazione meteorologica in corso.
Dettagliare tutto ciò è impossibile ma qualcosa deve essere richiamato del mio trentennale impegno, che era iniziato ben prima dell'alluvione denunciando già nel 1993 la pericolosità di varie situazioni fra le quali quella in cui si trovava il Ponte stradale sul Canale di Picignana, nella borgata di Culerchio, con la luce dimezzata dell'arco di deflusso a causa dei detriti ghiaiosi depositati a ridosso dell'attraversamento. Il primo pomeriggio del 19 giugno 1996 il Fosso di Picignana esondò in quel punto, anche se la causa principale fu l'invaso d'acqua che all'altezza del Cancello Rosso si formò a seguito della frana della Castellina.
Se nel 1993 iniziai a evidenziare i potenziali rischi idrogeologici che correva il territorio, nel 2007, con il DOCUMENTO PER LA DIFESA DEL SUOLO- VALLE DEL VEZZA – AREA DI MULINA DI STAZZEMA ( Uff. Prot. di Stazzema 26 marzo 2007 n. 3298) chiusi il cerchio durato undici anni scrivendo nella Premessa del documento: Egregi amministratori e funzionari in indirizzo, Sindaco di Stazzema, Ing. Michele Silicani, Vice Sindaco nonché Presidente della Comunità Montana "Alta Versilia", Rag. Maurizio Verona, Funzionario responsabile Urbanistica nonché Segretario Comunale, Dott. Luca Canessa, Funzionario responsabile Piano Strutturale di Stazzema e Settore Ambiente, Geom. Mauro Colombo, premesso che alcune situazioni di latente rischio idrogeologico in cui versa la frazione di Mulina di Stazzema furono già segnalate per iscritto agli enti del Comune di Stazzema e Comunità Montana "Alta Versilia" nel 1993 e successivamente, dopo l'evento alluvionale del 19 giugno 1996, in maniera specificatamente più particolareggiata ancora al Comune di Stazzema, alla Comunità Montana Alta Versilia, all'Ufficio del Sub Commissario Eventi Alluvionali e al Parco delle Alpi Apuane. Il documento che è nuovamente posto all'attenzione dell'Amministrazione Comunale di Stazzema è stato concordato di redigerlo lo scorso 28 febbraio 07, dopo l'incontro avuto con il vicesindaco Maurizio Verona, il funzionario geom. Mauro Colombo e il Direttore Generale, Dott. Luca Canessa. Esso ricalcherà le situazioni segnalate in passato e ne porta alla luce di nuove. La finalità dello stilare questo documento è di stimolare in maniera generale, seppur con particolare riguardo per l'area di Mulina, la prevenzione della difesa del suolo presso l'Amministrazione Comunale di Stazzema, la quale, previo un doveroso ed approfondito esame delle criticità poste all'attenzione, s'impegni a ricercare i finanziamenti per prevenire eventi di dissesto idrogeologico o altri dissesti latenti nell'area in oggetto. Questa esposizione sulla precarietà della geomorfologia dei versanti della valle del Torrente Vezza (Mulina) deve rappresentare il primo passo (gli altri dovranno compierli gli enti istituzionali interessati) per sensibilizzare un preciso Piano di Finanziamento della Difesa del Suolo da parte della Regione Toscana- Autorità di Bacino Toscana Nord, nella direttiva del Modello Versilia: prevenzione del rischio idrogeologico tramite consolidamento e tutela del suolo laddove il livello della probabilità di rischio evento e conseguenti effetti sulla sicurezza pubblica siano stati potenzialmente e scientificamente localizzati.
Precisando che non mi interesserò della osservazione dei rischi idrogeologici eventualmente determinati dalle attività lapidee in corso (cave di pietra e di marmo) in prossimità di torrenti o impluvi del territorio comunale di Stazzema, poiché il compito della prevenzione e del controllo del rispetto dei Piani di Coltivazione di Cava autorizzati è degli enti preposti al rilascio dei necessari nulla osta (AUSL 12, Comune di Stazzema, Parco delle Apuane, ecc), e che pertanto non interverrò anche in merito a quelle attività di cava in atto che, se non controllate, inevitabilmente possono creare pericolose situazioni di dissesto i cui esiti interferirebbero pesantemente sulla rete di deflusso idraulico che ha come punto nodale la frazione di Mulina. Tuttavia, nel segnalare che le attività di cava hanno pesanti riflessi anche sull'intera transitabilità stradale di Stazzema, che non è adeguata al passaggio di mezzi pesanti con i quali, per questa inadeguatezza strutturale, sono costretti a fare i conti, per i pericoli e i disagi che determinano, gli abitanti dello Stazzemese, e più specificatamente i residenti delle frazioni che si affacciano sulla Valle del Vezza (Mulina) che utilizzano giornalmente la provinciale per Stazzema e le comunali per Pomezzana e Farnocchia, la messa a fuoco del problema è alquanto doverosa perché l'andirivieni di camion sempre più grandi, poco rispettosi della precarietà delle strade con velocità e carichi eccessivi non sempre nei limiti di legge, i quali, per le continue vibrazioni e sollecitazioni provocate dal loro passaggio, vanno ad intaccare le strutture delle case lungo le strade ed ad aggravare le precarietà morfologiche cui le infrastrutture viarie sono in ogni caso soggette a causa della natura del terreno, caratterizzato da acclività importanti ed un numero notevole di dissesti. Ciò premesso, tuttavia voglio annotare e ripetere che questo documento, seppur nello specifico si concentri sull'Area Cave del Piastraio e della Fontana con attività dismessa, vuole sensibilizzare a 360 gradi anche l'aspetto più importante che dovrebbe intervenire a seguito di una cessazione di un'attività d'escavazione lapidea: "l'obbligo della messa in sicurezza dell'area di cava, la risagomazione delle linee di profilo della morfologia naturale dei luoghi, il ripristino delle naturali condizioni di deflusso delle acque dei canali nell'eventualità che l'attività di cava le abbia modificate o manomessa".
Per quanto riguarda invece il raccontare il territorio, sono particolarmente affezionato al testo "Quel dì buio di giugno" pubblicato sul libro fotografico " Con il cuore negli occhi " di Luisi-Leonardi e tramite il quale racconto quel mio mercoledì di trent'anni fa. Sono particolarmente legato a questo pezzo perché fu Costantino Paolicchi, curatore del libro, a scegliermi per abbinare ai suoi scritti anche il mio.
Non posso dimenticare tra i miei scritti neppure " Finimondo alle Mulina" (pubblicato su Versilia Oggi. luglio 1996) "Cardoso e la sua storia millenaria" e "Abbattuti i resti dello storico edificio della Regia Magona" ( rispettivamente classificati al 1° e al 3° posto nel Premio giornalistico Versilia, sez. dilettanti, anno 1999), "Alla sorgente del Vezza" (pubblicato nell'ottobre 1999 da Il Tirreno), "Ridiamo il sentimento del paesaggio al Torrente Mulina" (1° classificato al Premio giornalistico Versilia, sez. unica, professionisti e dilettanti, anno 2001). Ma tanti sono i miei scritti sui cambiamenti che l'alluvione del '96 ha causato nella vita dei paesi lungo le sponde dei corsi d'acqua e nell'immagine paesistica stessa dei torrenti, soprattutto quella riguardante le prese d'acqua e i ponti, alcuni perduti per sempre, altri ricostruiti con la tipologia a raso invece che ad arco. Nè può essere considerata tematica avulsa dal percepire post alluvione la salvaguardia ambientale che c'è stata con la difesa dell'acqua pubblica delle sorgenti naturali delle Mulinette e con la sensibilizzazione a valorizzare il sito archeo minerario della valle della Radice. Temi su cui ho scritto molto, come sulle cave di breccia medicea e di bardiglio fiorito. Tra i testi motivanti a riprendere la tradizione, come quella di riportare la neve a San Leonardo che l'evento alluvionale pareva avesse interrotto per sempre, anche il racconto "La neve neve della Festa della Nottécembola" (Collana mezzo euro, edito per Accademia inititorum, anno 2003) che ho scritto per ricordare la tradizione della neve e immaginare l'ultimo portatore della neve. Alla festa di San Leonardo 2004, sensibilizzati dal racconto, alcuni giovani di Cardoso ripresero la tradizione di andare in Paniia a prendere la neve e portarla sulla piazzetta del piccolo santuario sotto la Penna Rossa. Un' antica festa popolare, quella di San Leonardo, forse la più vetusta dell'intera Versilia per quegli aspetti che l'accomunano alle feste della primavera che si tengono nel Nord d'Europa e nelle quali è chiaramente ravvisabile la radice celtica, Oggi alcuni di quei ragazzi sono riuniti nell'associazione Gli uomini della Neve e stasera saranno protagonisti della spettacolare illuminazione del Monte Forato. Uno scenario luminoso che accoglierà intorno alle ventidue i partecipanti alla fiaccolata Pontestazzemese - Cardoso, evento che prelude alla celebrazione della Santa Messa in suffragio delle quattordici vittime dell'alluvione. Ricordiamole ancora: Giulia Macchiarini (4 anni), Elena Bianchini (30 anni), Manuela Luisi (32 anni), Graziana Luisi (40 anni), Marino Pieruccioni (72 anni), Alma Santarelli (73 anni), Margherita Vincenti (76 anni), Norma Santarelli (54 anni), Renata Marcucci (67 anni), Valentino Guidi (72 anni), Alessio Ricci (9 anni), Valeria Guidi (43 anni); Isola Frati (68 anni) e Mario Cavani (53 anni),
Giuseppe Vezzoni,
nipote della Norma