Anno XI 
Giovedì 28 Maggio 2026
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Scritto da Giuseppe Vezzoni
A. Versilia
28 Maggio 2026

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In ricordo della Norma, una delle vittime di Cardoso, e degli altri 13 morti del 19 giugno 1996
 
 
 
La Giornata dell'alluvione
 
 
 
Stazzema_ Intorno alle otto mia madre telefonò a mia moglie per dirle che il fiume era grosso come non mai e che aveva portato via la tubatura dell'acqua che serviva la case in località Orti. Nel 1994, a seguito di una piena che aveva distrutto la tubazione murata seguendo il piano di livello della presa che un tempo portava l'acqua per la movimentazione dei macchinari della storica ex ferriera del Distendino, il tubo era stato collocato "provvisoriamente" con modalità "aerea" per attraversare il corso d'acqua. Mia moglie si affacciò alla finestra per rendersi conto della situazione e vedendo il Mulina che sfiorava il ponticello degli Orti prese a telefonarmi sul lavoro. Solo verso le nove riuscì a mettersi in contatto con l'ufficio di segreteria dell'officina e chiese che aveva urgenza di parlarmi. Fui chiamato per andare a rispondere. Mia moglie era agitata:
 
Quì il fiume è a filo del ponte degli Orti, ha portato via il tubo dell'acqua e i tuoi sono isolati.
 
Non la feci neppure finire.
 
Vengo su! le dissi
 
In via Fonda aveva quasi cessato di piovere. Il cielo sopra il cavalcavia stava schiarendo facendo trasparire tenui filamenti di celeste. Mi parve inverosimile ciò che m' aveva appena comunicato mia moglie. Chiesi al principale il permesso di lasciare il posto di lavoro riferendogli ciò che avevo appena appreso. Acconsentì, ma mi dette un'occhiata come gli raccontassi una scusa per assentarmi. Avvertii mio fratello Paolo, anche lui dipendente dell'officina, e partimmo con le nostre auto verso Mulina. Fino alla Centrale eravamo scettici che la situazione fosse così allarmante, ma quando vedemmo la piena del fiume Versilia spuntare quasi a livello della via iniziammo a ravvederci. Nella gola di Corvaia entrammo di punto in bianco in uno scenario cupo e preoccupante. Il cielo era nero come la pece mentre incontravamo la pioggia, che aumentava mentre ci addentravamo nella valle del Vezza. Giunti a Luchera fummo fermati a causa dei due frane venute il località Fontaneto. Tentammo di passare dalla Risvolta ritornando indietro fino al bivio di Iacco e imboccando la provinciale per Arni. Ma anche dalla via Monte Grappa , quella che dalla Risvolta scende a Pontestazzemese, non si poté passare per una frana. Ritornammo a Luchera e lasciammo le auto parcheggiate lungo la via provinciale di Marina.
 
A piedi, riparati in parte dall'ombrello e dopo varie insistenze ci lasciarono passare fra l'acqua e il materiale delle due frane che iniziava a essere rimosse dalla via provinciale.
 
A Pontestazemese i torrenti Cardoso e Mulina facevano un rumore assordante con il loro ribollire color terra. Sentivamo tremare la strada. Eravamo fradici. Strosciatelle d'acqua uscivano da ogni dove. Il canaletto a monte dell'allora sede della Banca Toscana riversava l'acqua e detriti sulla pubblica via.
 
Salendo verso il paese di Mulina, la situazione peggiorava. Il fiume nella gola del Rondone faceva paura, così come alla presa del Pocai, dopo Ponte di Tomarlo, dove una parte della carreggiata era franata e una stroscia enorme d'acqua veniva giù nella strada dal soprastante colle della Fontana, area di cava del bardiglio fiorito.
 
In quel punto, con la strada che pareva fosse scossa da un continuo terremoto e i massi che si sentivano rotolare nella massa d'acqua tuonante e ribollente, avemmo davvero paura. Stavamo assistendo a qualcosa di mai visto. Tememmo che da un momento all'altro la strada ci venisse portata via da sotto i piedi.
 
Arrivati a Mulina, mio fratello andò agli Orti dai genitori passando all'interno della borgata di Carbonaia poiché dal Passetto, dopo la curva della Grotta Bianca, da cui dipartiva lo stradello che scende a costeggiare il torrente Mulina sulla sponda sinistra e passa davanti ai lavatoi degli Orti, l'antica via vecchia pedonale della frazione, era impossibile passare. Lo stradello era sommerso dalla piena del fiume. Il ponticello d'attraversamento in località Orti, seppure segnato dal passaggio della massima portata della piena, essendo posizionato a un livello più alto, infatti in prossimità del ponte lo stradello risaliva all'altezza del ponte, aveva retto e il livello della piena era ritornato a scorrere sotto il piano dell'attraversamento: due longarine di ferro su cui erano dislocati piastroni traballanti di macigno che al passaggio si muovevano facendo rumore.
 
Questo era il ponte degli Orti il 19 giugno 1996, responsabile del sacramentare di mi' pa' a seguito dei diversi tentativi falliti per chiedere all'amministrazione comunale la realizzazione di un ponte come si deve. Già per far mettere un punto luce fu un'impresa! Quando ricoprii la carica di consigliere ci litigai pure! Voleva che perorassi il ponte, ma io gli dissi che non avrei perorato nulla che mi riguardasse da vicino. L'ho fatto invece dopo l'alluvione, ma con punti risultati.
 
Intanto, mentre stavamo spostandoci da Querceta a Mulina, la casa in località Bacco, nella borgata di Carbonaia, era stata interessata da una frana che aveva ostruito il Canale di Robbio ( o delle Rave)facendo fuoriuscire l'acqua di piena fuori dall'argine. Una situazione che aveva allagato i fondi dell'abitazione e interessato le scale d'ingresso della medesima trasformandole in un vero e proprio alveo. Gran parte dell'acqua tracimata, grazie alla conformazione del terreno, rientrava nell'alveo del canale a un livello inferiore. Solo un restante quantitativo paragonabile a un ruscello scorreva in direzione della case del Ceppo e poi si riversava lungo la provinciale. Fui costretto a porre due ballini di rena all'esterno della porta di casa per impedire che l'acqua penetrasse dalla porta e m'allagasse il piano terra, che è a un livello più basso della provinciale.
 
Il sindaco di Stazzema, Gian Piero Lorenzoni, emise la prima ordinanza di evacuazione per gli abitanti della casa del Bacco. La prima situazione di emergenza del 19 giugno 1996 fu a Mulina.
 
Verso le dieci, dieci e trenta di quell' infausta giornata ci fu un miglioramento: la pioggia era diminuita e l'emergenza terminata. Andai a scattare delle foto alla casa del Bacco , alla Chiesa, a Culerchio. Telefonai al lavoro che non sarei rientrato perché le strade dovevano essere liberate dalle frane e che avevo dovuto lasciare l'auto lontano da casa, a Luchera. Mio fratello Paolo fu invece consigliato di ritornare subito a valle per evitare di non poter rientrare a casa. (Continua)
 
Giuseppe Vezzoni
nipote della Norma, addì 27.5.2026
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