Sale piene, sedie aggiunte all'ultimo minuto e un pubblico arrivato da tutta la Versilia: così il Giardino d'Inverno di Villa Bertelli ha accolto Vittorio Sgarbi per la presentazione del suo nuovo libro, Il cielo più vicino. La montagna nell'arte, edito da La nave di Teseo nella collana "i Fari".A dialogare con il celebre critico d'arte è stato il giornalista Mauro Pardini, davanti a una platea che ha riempito ogni fila di sedie disponibili, tra curiosi, appassionati d'arte e habitué degli appuntamenti culturali estivi del Giardino d'Inverno. L'incontro, a ingresso libero, rientra nel cartellone "Estate a Villa Bertelli" dedicato agli eventi della stagione in Versilia.
Un viaggio nell'arte sulle tracce di Chateaubriand
Nel suo nuovo saggio, Sgarbi ripercorre il modo in cui la montagna è stata raccontata dai grandi maestri della pittura, dal Trecento fino ai giorni nostri, idealmente sulle orme del viaggio che Chateaubriand dedicò alla natura alpina. Il racconto parte da Giotto, il primo a dare forma pittorica alle vette, per poi attraversare secoli e stili: le Dolomiti nei dipinti di Mantegna, i paesaggi limpidi di Masolino, gli scorci rocciosi di Leonardo da Vinci e gli acquerelli alpini di Dürer, realizzati durante il suo viaggio da Venezia verso la Germania.Accanto ai nomi più noti della storia dell'arte – da Bellini a Giorgione, da Tiziano a Turner fino a Friedrich – il libro dà spazio anche a figure meno celebrate ma altrettanto significative, cresciute lontano dai grandi centri artistici: Ubaldo Oppi, Afro Basaldella, Tullio Garbari. Il percorso prosegue poi attraverso le interpretazioni delle Alpi nel realismo di Courbet, nel simbolismo di Segantini, nei colori di Van Gogh, nell'espressionismo di Munch e nelle atmosfere fantastiche di Böcklin, per chiudersi con gli sguardi più contemporanei di Italo Mus, Dino Buzzati e Zoran Mušič, fino alla nascita della fotografia e del turismo di montagna come nuovi linguaggi capaci di raccontare la spiritualità delle terre alte.
Le parole di Sgarbi
Durante l'incontro, Sgarbi ha ribadito il filo conduttore del suo lavoro: la montagna come simbolo di un assoluto che l'uomo può solo sfiorare, mai possedere fino in fondo. Un tema che, secondo il critico, attraversa indenne secoli di storia dell'arte, da Giotto fino ai testimoni del nostro tempo, restituendo sempre lo stesso pensiero di fondo nonostante la varietà degli stili e delle epoche.
Un pomeriggio di grande partecipazione
Le immagini della presentazione raccontano da sole il successo dell'iniziativa: il Giardino d'Inverno completamente occupato e il pubblico in piedi nelle zone laterali pur di assistere all'incontro. Al termine della chiacchierata, lunga fila al tavolo delle firme, con decine di copie del libro pronte per essere dedicate ai lettori intervenuti, a conferma di quanto il pubblico versiliese segua con affetto gli appuntamenti culturali ospitati da Villa Bertelli.








