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Scritto da Redazione
Economia
27 Maggio 2026

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Relativa stabilità o minimo arretramento: così può essere letto il risultato -0,4% della produzione industriale di Lucca, Pistoia e Prato nel 1° trimestre 2026 nel confronto con lo stesso periodo dell'anno precedente, come emerge dalle rilevazioni del Centro studi di Confindustria Toscana Nord.


Dopo un avvio d'anno relativamente tranquillo, il primo quarto del 2026 ha subito, per motivi diversi, una sorte analoga ai corrispondenti mesi del 2025: se allora furono i preannunci dei dazi USA a introdurre un fattore di destabilizzazione, quest'anno è stato lo scoppio della guerra USA-Iran a generare un'instabilità di cui si continua a pagare ancora oggi il prezzo. L'offerta di materie prime, da quelle energetiche ai componenti dei prodotti industriali, è divenuta più difficoltosa e costosa, contribuendo, assieme al ristagno della domanda, al rallentamento della produzione di molti settori. Un altro fattore in gioco è la dinamica dell'export, condizionata da un lato dal cambio sfavorevole euro-dollaro e dall'altro dalle politiche daziarie USA che hanno indotto la Cina a guardare con ancora maggior interesse al mercato europeo. Le rilevazioni sulla fiducia dei consumatori non sono confortanti e fanno pensare a una riduzione dei consumi a vantaggio di una crescita del tasso di risparmio.

"La relativa tenuta della produzione nel 1° trimestre di quest'anno è per l'industria di Lucca, Pistoia e Prato un risultato certo non soddisfacente ma comunque apprezzabile - commenta la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli -. L'attività delle imprese è stata segnata negli ultimi anni da una sfida continua per i motivi più diversi ma sempre gravi e pesanti, tali da compromettere l'equilibrio di interi sistemi produttivi. Le imprese resistono, con grande fatica e talvolta con perdite dolorose, ma continuano a lottare, confidando nel recupero di una stabilità geopolitica che deve rappresentare il primo e fondamentale obiettivo di tutti. Per l'Italia i nodi energia e disponibilità di materie prime a prezzi congrui sono prioritari e il nostro territorio non fa eccezione. Condivido l'allarme che il presidente di Confindustria Orsini ha rilanciato anche ieri in occasione dell'assemblea della confederazione: la deindustrializzazione è un rischio reale, che l'Italia, e prima ancora l'Europa, devono fare di tutto per scongiurare. Occorrono politiche europee più attente alla competitività delle imprese, a cominciare dall'energia e quindi dal sistema ETS che va quantomeno radicalmente rivisto; ma sul versante energetico anche il nostro paese porta responsabilità dirette, che devono indurre a riconsiderare scelte come quelle sul nucleare. Anche l'idea della ZES unica nazionale è buona: sarebbe uno strumento utile per stimolare gli investimenti. Pur in tutte queste difficoltà infatti gli imprenditori continuano a investire con fiducia e coraggio; sta alla politica e alle istituzioni creare con senso di responsabilità condizioni di contesto che non vanifichino quella fiducia e quel coraggio, ma che li alimentino e che rendano possibile concretizzare gli obiettivi delle imprese."

Il risultato dell'area Confindustria Toscana Nord non è lontano da quello nazionale (+0,2%), che beneficia di una più ampia molteplicità di settori e non subisce quindi le conseguenze della forte concentrazione territoriale di alcune produzioni che stanno vivendo difficoltà particolarmente acute. I settori che, nel confronto con il 1° trimestre 2025, hanno avuto i migliori risultati nel complesso del territorio Lucca-Pistoia-Prato sono stati la chimica-plastica-materiali non metalliferi con +2,9%, l'alimentare con +2,1% e la metalmeccanica con +1,2%; in territorio negativo invece la moda con -4,1% e la carta-cartotecnica con -1,8%.

Lucca - commento del vicepresidente Tiziano Pieretti
"La produzione manifatturiera di Lucca si presenta nel 1° trimestre 2026 in ulteriore consolidamento, +1%, rispetto allo stesso periodo del 2025 che era stato a sua volta positivo, sia pure per poco (+0,7%). Un risultato, quello del 1° trimestre, che arriva dopo una chiusura del 2025 all'insegna della stabilità. Per questa prima parte dell'anno si segnalano fra tutte le prestazioni eccellenti delle macchine e dell'elettromeccanica, che include anche i macchinari per il cartario e che segna un ottimo +7,8%: un segnale da leggere in chiave positiva anche in rapporto al settore di destinazione, il cartario appunto. Quest'ultimo registra invece un risultato negativo, -1,9% rispetto a un 1° trimestre 2025 che a sua volta però aveva avuto un incremento pressoché equivalente, +2%. Nettamente positivi anche alimentare (+5,2%), chimica-plastica-farmaceutica (+2,3%), infine nautica e lapideo-vetro-materiali da costruzione, entrambi con +1% dopo che erano stati entrambi negativi nel corrispondente periodo del 2025. Andamento inverso per la metallurgia e la moda: mentre con l'inizio del 2025 avevano avuto entrambe segnali positivi, sono tornate in territorio nettamente negativo, rispettivamente a quota -7,1% e -5,8%. Un quadro complesso e variegato, in definitiva, quello lucchese, in cui comunque prevalgono importanti punti di forza."

Pistoia - commento del vicepresidente Massimo Capecchi
"Positiva, seppure in misura modesta (+1,2%), e comunque con un risultato migliore rispetto alla media dell'area e migliore del contesto italiano, la produzione industriale a Pistoia. Un buon risultato che si confronta con i corrispondente mesi del 2025, viceversa nettamente negativi. Rispetto allo stesso periodo del 2025, il 1° trimestre di quest'anno ha fatto registrare una buona performance soprattutto del settore chimica, plastica e lavorazioni non metallifere (+9,1%) grazie a ordini che provengono soprattutto dall'interno; positiva, e non solo per il contributo del settore ferrotranviario, anche la metalmeccanica (+2,3%) come pure, anche se di poco e con un dato sostenuto principalmente da ordini interni, l'alimentare (+0,7%). Positivo anche il dato di abbigliamento e maglieria (+1%), unica voce con il segno più nell'intero comparto moda, dove invece sia il tessile (-3,5%) e soprattutto le calzature (-5,3%) flettono; negativo il dato del mobile (-2,4%) e, seppur di poco, quello della carta (-0,9%). Ancora una volta la molteplice tipologia delle imprese della provincia consente di ottenere, alla fine, un valore complessivo positivo; non possiamo però negare di essere ancora in una fase di sostanziale fragilità, che investe molti settori tipicamente pistoiesi e che preoccupa."

Prato - commento della presidente Fabia Romagnoli
"Un risultato severo quello della produzione industriale pratese nel 1° trimestre 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025: -5,1%, un arretramento importante, maggiore di quello dello stesso periodo del 2025. E' a quota -3% il volume della produzione tessile del distretto nel 1° trimestre 2026; a questo dato si accompagnano contrazioni a due cifre sia dell'abbigliamento-maglieria (-13,4%) che della metalmeccanica, rappresentata in gran parte dal meccanotessile, a quota -18%. Quest'ultimo è uno dei risultati più pesanti degli ultimi anni, condizionato però anche dalle incertezze sugli incentivi e sui prezzi. Non è comunque un risultato sorprendente, bensì lo specchio delle difficoltà del settore moda a un livello che va ben al di là dei confini territoriali e nazionali. Le imprese pratesi stanno lavorando intensamente per affrontare nel migliore dei modi questo passaggio così difficile; come associazione l'impegno è massimo per sostenere i loro sforzi e assicurare la rappresentanza degli interessi del territorio, a cominciare dal capitolo fondamentale del cardato rigenerato. Sta emergendo comunque con sempre maggior chiarezza che un fattore decisivo di debolezza delle aziende è quello delle piccole dimensioni: un tema tutt'altro che inedito che richiederà una rinnovata attenzione."
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