“La mancata riapertura del nido di Piano di Conca rappresenta un fallimento politico evidente. Dopo anni di annunci e rassicurazioni, oggi le famiglie si trovano con meno posti disponibili rispetto a quelli che si sarebbero potuti garantire con tre asili nido aperti”. È la posizione espressa dai consiglieri di opposizione Pietro Bertolaccini, Nicola Morelli, Pietro Cima e Marzia Lucchesi, che intervengono sulla decisione dell’Amministrazione guidata dalla sindaca Barsotti di non procedere alla riapertura del nido di Piano di Conca.
“Nel Consiglio comunale di fine 2025 – spiegano i consiglieri – avevamo già espresso forti perplessità sia sui costi complessivi dell’intervento sull’asilo nido Girotondo, pari a circa 400mila euro di risorse comunali aggiuntive oltre a 1,5 milioni di fondi PNRR, sia sulla reale sostenibilità della gestione dei tre nidi comunali dopo i lavori. Nonostante questo, la giunta aveva difeso con forza il progetto, garantendo pubblicamente la riapertura di tutte le strutture”.
"Il piano presentato dall’Amministrazione avrebbe dovuto portare i posti disponibili dagli attuali 110 – con l’apertura dei tre asili nido senza la ristrutturazione di Piano di Mommio – a circa 140 complessivi dopo gli interventi finanziati con il PNRR. Oggi invece la situazione è ben diversa: il nido di Piano di Conca non riaprirà a settembre, i posti rimangono sostanzialmente invariati rispetto alle potenzialità pre-PNRR (110) e circa 35 bambini risultano esclusi dal servizio, di cui 12 residenti e 23 non residenti, senza contare le ulteriori richieste fuori bando che arriveranno nei prossimi mesi”.
I consiglieri ricordano inoltre come la stessa Amministrazione avesse presentato il progetto come un investimento strategico capace di generare “valore sociale ed economico per il territorio”. “Ci era stato spiegato che l’apertura ai bambini non residenti avrebbe contribuito alla sostenibilità del servizio e che il nuovo nido di Piano di Mommio, grazie alla posizione tra Capezzano Pianore e Camaiore, avrebbe attratto nuove famiglie anche dai comuni limitrofi. Oggi però quelle previsioni vengono smentite dai fatti”.
"Il problema – proseguono – non riguarda soltanto la capacità di ottenere e spendere le risorse del PNRR per realizzare le strutture, ma soprattutto la loro effettiva operatività nel tempo. I fondi PNRR finanziano infatti gli edifici e gli interventi infrastrutturali, ma non coprono i costi correnti di gestione. Questo significa che i Comuni devono poi sostenere con risorse proprie le spese per il personale educativo e ausiliario, oltre alla manutenzione delle strutture”.
Secondo l’opposizione, il vero nodo si starebbe quindi spostando dalla fase della costruzione a quella della sostenibilità gestionale. “Per gli asili nido il risultato non si misura soltanto nella conclusione dei lavori, ma nella capacità concreta di creare nuovi posti realmente utilizzabili per la fascia 0-2 anni. Se non si aumenta l’offerta dei servizi, viene meno l’obiettivo stesso dell’investimento pubblico. Quando un’amministrazione assume impegni pubblici così precisi – concludono i consiglieri – deve poi essere coerente nelle proprie scelte. Su servizi delicati come quelli per l’infanzia, il rapporto di fiducia con i cittadini si costruisce sulla chiarezza, sulla serietà e sulla credibilità delle decisioni assunte”.







