In ricordo della Norma, una delle vittime di Cardoso, e degli altri 13 morti del 19 giugno 1996
Stazzema. Da alcuni giorni mi sto dedicando al tentativo di catalogare quanto ho scritto sull'alluvione del 19 giugno 1996 ad oggi ma l'impresa è impossibile: ho scritto davvero un'alluvione di testi.
L'intento è pertanto irrealizzabile e mi devo rassegnare.
Una parte di scritti sono andati perduti per la rottura dell'ard-disk di un mio precedente computer. Resta la traccia di quelli fortunatamente stampati e posti all'ufficio protocollo del Comune di Stazzema, o pubblicati su Versilia Oggi, Il Dialogo e sui quotidiani il Tirreno, La Nazione, Corriere della Versilia, Nuovo Corriere della Versilia e altre testate cartacee e online, tra le quali, ovviamente, Libera Cronaca.
Tracce purtroppo non recuperabili per essere ricalcate. Potranno tornare alla luce solo attraverso eventuali nonché occasionali rinvenimenti.
Tuttavia con il pezzo odierno proverò a rimettere insieme il più possibile la mia alluvione, che dedico a Norma Santarelli, una delle 12 vittime cardosine dell'alluvione, la "bimba" del Togno e dela Beatrì, i miei nonni, che noi nipoti, in tutto quindici, chiamavamo semplicemente Norma. Una zia non cresciuta, che sentivamo più vicina a noi e non la consideravamo come gli altri zii veri nonostante ce lo ricordasse con enfasi che era la nostra zia, che dovevamo ascoltarla e darle retta. Ma noi nipoti la consideravamo una nipote aggiunta e non le concedevamo il ruolo di zia. Infatti, soprattutto nel giorno della Befana, le traboccava la voglia matta di spifferarci tutto e toglierci la sorpresa. Per fortuna era contenuta da quel vigile bada Norma della nonna Beatrì, che finché è stata in gamba era molto ammonitore se guardava verso il camino. Facendo intendere senza dover ripetere la solfa, la rimettea 'n riga così, capendo subito dagli occhietti strizzati dove volesse andare a parare la su' ultima bimba: una sorpresa della menopausa. Al mi' nonno Togno, grande invalido di guerra e cieco totale, la Norma dava poco retta, meglio punta.
Ma ora voglio uscire da questi ricordi famigliari e menzionare le 14 vittime dell'alluvione: Giulia Macchiarini (4 anni), Elena Bianchini (30 anni), Manuela Luisi (32 anni), Graziana Luisi (40 anni), Marino Pieruccioni (72 anni), Alma Santarelli (73 anni), Margherita Vincenti (76 anni), Norma Santarelli (54 anni), Renata Marcucci (67 anni), Valentino Guidi (72 anni), Alessio Ricci (9 anni), Valeria Guidi (43 anni) abitanti di Cardoso; Isola Frati (68 anni) vittima di Fornovolasco (Com. di Fabbriche di Vergemoli) e Mario Cavani (53 anni), un idraulico di Fiumetto, un volontario intervenuto in aiuto delle prime emergenze e il cui corpo fu trovato sul Viale Apua. Tutte le 13 vittime versiliesi furono trascinate a valle e i corpi ritrovati nella piana versiliese in prossimità di Ponterosso, eccetto quello di Valeria Guidi, che non è stato mai trovato nonostante le minuziose ricerche che furono effettuate a lungo. In occasione del funerale comunitario di tutte le vittime che fu celebrato sabato pomeriggio, 29 giugno 1996, nel Duomo di S. Martino di Pietrasanta dall'Arcivescovo di Pisa, mons. Alessandro Plotti, fui tra quelli che portarono sulle spalle la bara della Norma.
La storia
Nel tardo pomeriggio di martedì 18 giugno del 1996 passai in bici da Cardoso. Era un tramonto del giorno splendido per il caldo e per le fioriture ancora accese di colori che a fine primavera si ammirano lungo i cigli delle strade e i poggi dei coltivati. Neanche la più fervida fantasia di un regista cinematografico in disastri climatici avrebbe potuto immaginare il diluvio che da lì a poche ore principiò a scatenarsi. Nella notte iniziò a venir giù il mondo! Giunto dunque a Cardoso da Mulina, in piazza del Garage girai a sinistra per iniziare la salita per Volegno e Pruno e immergermi nel verde del Casale, che al tramonto la salita in quel punto si fa meno dura di quando il sole la infuoca e la fa diventare una vera e propria penitenza. Nonostante il casco, la Norma, che era seduta sulla panchina in pietra sotto la croce delle Missioni sul muro della chiesa di faccia al monumento caduti e al giardino di Beniamino, lato canale Deglio, che a Cardoso si chiama più semplicemente canale del cimitero, mi riconobbe e mi urlò:
"Giusè, scrivi di me.. ma bbene, però!
La Norma sapeva leggere e scrivere ma non capiva quando era il momento di tenere chiusa la bocca. Per questo era la "bambinona del Cardoso". Al campo del Col del Cavallo non stava mai zitta e incitava la squadra di calcio cardosina. Non temeva neppure il tifo delle "arnine". Era "temeraria", pur di difendere a spada tratta la squadra del su' paese. Aveva letto, su Versilia Oggi, un mio scritto in cui raccontavo che la mi' nonna Beatrì, quando la Norma non la capiva con le buone, le faceva vedere lo scioffione nel canto del camino. Allora la Norma comprendeva su ma, la Beatrì del Togno, grande cuoca, chiamata a cucinare da Don Fantoni, Don Bagnoli ma anche da Don Oscar Perich per i pranzi che il parroco titolare offriva ai preti ospiti che partecipavano alle solenni feste patronali (Parte 1)
Giuseppe Vezzoni