Anno XI 
Sabato 30 Maggio 2026
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Scritto da Giuseppe Vezzoni
A. Versilia
30 Maggio 2026

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(Intanto, devo precisare, altrimenti mi pianto nel continuare a scrivere, che il 19 giugno 1996 il ponte degli Orti non era più nella condizione come l'ho descritto nella parte 3. Qualche anno prima, forse dopo la piene del 1992 o del 1994, fu un poco esaudito il colorito protestare del Francé. Fu fatto un intervento di consolidamento aggiungendo una longarina e furono rimossi i traballanti piastroni e al loro posto fu fatta una gettata di cemento. L'ho scoperto da una foto che correderà questa parte 5)
 
Stazzema. Dallo stradello dopo il ponte l'acqua mi giunse ai piedi. Temetti che la piazzetta venisse scalzata e risucchiata dalla piena. Lo spiazzo era scosso da sussulti ed ero soverchiato dal prepotente rumore del fiume. Corsi via per mettermi al riparo nella parte di casa rivolta verso le pozze e la via provinciale. Da questa posizione assistetti ad un altro indimenticabile evento. La massa d'acqua passata sopra il ponte incontra lo sbarramento della frana caduta nelle Strette, un punto angusto dell'alveo del Mulina, costretto com'è tra le rocce della Grotta Bianca , a sinistra, e quelle della Costa, a destra. Per qualche secondo la massa d'acqua è respinta indietro. Un onda che pare defluire a monte invece che a valle forma un grande invaso d'acqua che si alza sino alla copertura dei lavatoi e cancella dalla vista la presa degli Orti e il muro di recinzione della ferriera del Distendino. Uno sorta di lago ribollente di terra e di alberi che in un amen riempie la grande ansa del torrente. Poi, in un attimo, così come si era formato lo straordinario invaso, la forza titanica dell'acqua che continuava ad accumularsi e alzarsi di livello sfonda l'ostruzione della frana e si svuota portando via la presa, metà ferriera e gran parte del muro di argine. Spazzato via anche il pozzo del Distendino, tra i punti del Mulina più frequentati dai pescatori in occasione dell'apertura della pesca della trota. L'alluvione del 19 giugno 1996 ha completamente stravolto l'alveo del Mulina che va dal ponte degli Orti alle Strette. Un tratto che era giudicato quello paesaggisticamente più bello ( i lavatoi, la bellissima presa e l'insediamento industriale della ferriera del Distendino, forse l'ultima testimonianza della lavorazione del ferro che fa parte della plurisecolare propensione antropica della comunità di Mulina, un paese in cui furono attivi gli stabilimenti della Regia Magona in località Torre di Carbonaia ) e che la ricostruzione (provvisoria) dell'argine sinistro non ha certo migliorato.
 
Inizialmente mia moglie, che mi era corsa dietro insieme ad altre persone, sapendo che avrei attraversato il ponte per andare dai miei, temette che la piena mi avesse portato via e rischiò anche lei venendo fino al ponte nel caso in cui il fiume avesse rotto la barriera di manufatti che lo contengono sulla sponda sinistra e invaso la via vecchia che mena al ponte degli Orti.
 
Solo nel tardo pomeriggio, assicurandomi a una corda poiché sul primo momento non si poteva valutare in quale misura la piena avesse minato la stabilità del manufatto (che nel dopo alluvione è stato oggetto di un provvisorio intervento finalizzato ad assicurare maggiore stabilità in attesa della completa ricostruzione del ponte, ancora non avvenuta). Considerato che il passaggio a piedi non comportava alcun rischio, attraversarono il ponte anche i miei e per qualche giorno si trasferirono nella mia abitazione. Ricordo che mancava l'acqua nelle case, il telefono non funzionava mentre l'energia elettrica fu riattivata verso le nove di quella terribile giornata. I miei genitori furono considerati dispersi per alcuni giorni. Solo dopo aver riattraversato il ponte appresi quanto era accaduto a monte della frazione (che racconterò domani) mentre del disastro avvenuto a Cardoso lo seppi il giorno dopo: la morte della Norma, sorella di mia madre, la distruzione della casa di famiglia e la morte di altri undici cardosini, alcuni dei quali parenti di mia madre. (Continua)
 
NB Il distendino  era un tipo di maglio che veniva usato per particolari lavorazioni, come le realizzazioni dei "fioretti" , che servivano nelle cave per fare i buchi per le mine
Giuseppe Vezzoni
nipote della Norma, addì 29.5.2026
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