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Scritto da lucia paolini
Cronaca
30 Giugno 2022

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Il corteo in attesa davanti al comune. Il silenzio degli ultimi preparativi. L’arrivo del sindaco e l’inizio dei cori “vergognati, dimettiti, non meriti di portare la fascia tricolore”. Movimento tra la folla, alcuni cittadini si avvicinano al sindaco urlandogli di vergognarsi. Tutta la piazza esplode tra applausi e grida. Il sindaco accenna un passo, poi si ferma. L’amministrazione gli si stringe intorno, a scudo. Piacentini e altri familiari intervengono per sedare l’esplosione di rabbia “non oggi, non qui” si sente dire nel caos. Tutto si placa. Il corteo riprende il suo avanzare, silenzioso.

Circa 2000 alla partenza davanti al comune di Viareggio. Questo però è un corteo particolare, che raccoglie i cittadini lungo il percorso e che lentamente cresce, passo dopo passo, per arrivare tutti insieme in via Ponchielli. Applausi, persone affacciate alle finestre e lumini accesi, sono stati il contorno del lento incedere del corteo. La piazzetta davanti alla croce verde, dolcemente illuminata con 32 margherite piantate a ricordo. Piccole luci ad illuminarle. Grandi abbracci e emozioni da parte dei familiari delle vittime una volta sceso il cavalcavia. Ad attenderli alla fine della discesa il ministro Alfonso Bonafede.

Un lungo abbraccio che ripercorre 13 anni di processi e di dolore. Il sindaco Giorgio del Ghingaro ha camminato per quasi tutto il tragitto insieme con il corteo, ma non era presente in via Ponchielli. Molte comunque le autorità presenti, accanto ai vari stendardi con il drappo nero a lutto. Al centro il vuoto. Riempito solo dalle 32 seggioline vuote, contrassegnate dalle maglie con stampata sopra la foto delle vittime. Un vuoto simbolico in mezzo ai cittadini. Come in un testo Shakespeariano, dove Amleto mette in scena una tragedia per dimostrare cosa è avvenuto nella realtà, tre giovani attori interpretano mirabilmente la situazione attuale. Tre i personaggi interpretati, i familiari delle vittime, i macchinisti e l’amministrazione, dove l’amministrazione ricopre il ruolo del buffone. Un’accusa delicata e al tempo stesso incisiva. La dimostrazione di quando l’arte si può permettere di togliere qualsiasi velo e dire, anche scherzando la verità. Importante la presenza di un delegato dei familiari delle vittime del moby prince. “Ad una delle prime riunioni con i familiari delle vittime, arrivarono alcuni dei familiari delle vittime del moby prince e ci dissero che loro avevano avuto e stavano vivendo una brutta avventura giudiziaria- racconta Piacentini- come loro avvisarono noi, io devo avvisare quelli che sono arrivati dopo di noi che purtroppo la nostra esperienza, per come sta andando, non li aiuterà, perché si creerà un precedente”.

Spesso quando si parla della giornata del 29 giugno, si va indietro con la memoria, ma uno cosa era chiara al corteo, sopratutto da parte dei familiari delle vittime la necessità, di non abbandonare, di non fermarsi, proprio per non creare dei precedenti legali. Oltre un ricordo si leggeva chiaro in ogni intervento lo sguardo al futuro. L’urlo non era per una mancata giustizia del passato, ma per il riflesso sul futuro che questa mancata giustizia avrebbe portato. Forte e sentito l’intervento di Daniela Rombi che ha dichiarato che il potere è troppo forte e ha denunciato il nuovo sistema frenante dei treni, che ha come difetto che rischia di incendiarsi e che tutto è lasciato in mano al macchinista, che diventa così il perfetto capro espiatorio. 

Mentre si alternavano gli interventi sul palco, i treni continuavano a passare fischiando. I macchinisti, i tecnici, affacciati a salutare la città.

Il video, di quel terribile giorno, riflesso sui volti dei presenti. Sono anni che viene mostrato, ma ieri, come la prima volta, i volti erano incollati allo schermo, gli occhi lucidi e le mani davanti alla bocca, perché ieri come allora il dolore si sente forte.
Sulle note di Bassanese lentamente le persone sono rientrate a casa.

Una cosa, tra le tante, colpisce di quella notte. Parlando con chiunque a Viareggio, tutti, si ricordano dove erano, cosa facevano. Tutti ricordano il boato. Tutti ricordano il cielo rosso che si vedeva fino a Torre del Lago. Tutti ricordano le telefonate agitate e preoccupate a amici e parenti in direzione di quel fuoco. Anche chi non era presente in via Ponchielli ricorda ogni attimo di quella sera, perché la strage quella notte non ha colpito una strada, ma una città. 

Questa mattina è un nuovo giorno e proprio oggi si va avanti con il lungo processo, perché, come hanno detto ieri, la giustizia di oggi, diventa la speranza per il domani.

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