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Martedì 24 Marzo 2026
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Scritto da Giuseppe Vezzoni
Cultura
24 Marzo 2026

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Con la morte di Gino Paoli è morta nell'immaginario di chi ha i miei anni ( settantasette) l'estate che se ne va via, quegli anni '60 dove un bikini sulla spiaggia era capace di aprire un mondo: la luce fantastica di un alba, l'oro carezzevole di un tramonto, una stella che ancora non era spuntata nel cielo ma che riuscivi a vederla, la pensilina della stazione di Querceta trafitta dal fischio del treno che scompare al passaggio al livello della Madonnina con le montagne delle Apuane che sembrano venirti addosso con tutta la loro imponenza di fine estate.
 
Con Paoli se ne va l'estate che riusciva compensare l'intera stagione raccogliendo, o credendo di averlo ottenuto, uno sguardo tanto atteso, che non voleva dire assolutamente niente ma che la potenza del cuore riusciva a trasformare quel nulla in tutto. Se ne va la vampa per quel vestitino fresco di fiorellini mosso dal vento fin sopra le ginocchia, se ne vanno le promesse di un ritorno quando invece è bugia conclamata ma alla quale non credi, se ne va quella tristezza che lasciava in serbo la carezza d'amore, un gesto sapeva regalarti una canzone e che solo non ti lasciava. Se ne andato il poeta dalla tristezza consolante, che non ti faceva vivere in solitudine il vuoto di quando finiva l' estate. Con Paoli se ne va il cantautore che non negava le parole di conforto, la voce che t' aiutava a guardare avanti e ad attendere un'altra estate, che un altro brivido "scorrentasse" quel cuore che l'anno precedente avevi giurato che s'era fermato per sempre. Con Gino Paoli se ne va la sensibilità di un'anima che sembrava scostante ma che invece ha saputo interpretare la straordinaria estate dell'amore che si chiama gioventù, una stagione che negli anni '60 fu irripetibile e che Gino Paoli seppe cantare senza pari dando a essa un "gusto un po' amaro /di cose perdute/ di cose lasciate/ lontano da noi/ dove il mondo è diverso/ diverso da qui".
 
Più che mai c'è bisogno di un mondo diverso, c'è bisogno che (ri) scoppi quell'estate lontana che io ho vissuto e in cui talvolta riesco a reimmergermi, come oggi, con negli occhi un ombrellone, una ragazza che risale la battima portando con sé il sapore del sale, il sapore del mare su quella spiaggia libera su cui alla sera l'ombra delle Apuane si sdraia a contemplare il morir del sole dietro il Tinetto, quei tramonti che allora parevano infiniti ma che oggi si contano sulla punta delle dita.
 
Giuseppe Vezzoni
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