Riceviamo e riportiamo il seguente comunicato stampa emesso dai consiglieri comunali di Massarosa Marzia Lucchesi e Pietro Bertolaccini, incentrato sul tema della TARI e del ritiro del verde, nel quale vengono riportate le risposte all’assessore al bilancio, punto per punto.
"Da domenica 1° novembre al 31 marzo ERSU non ritira più sfalci e potature a domicilio; chi non può portarli ai centri di raccolta di Massarosa o di Piano di Mommio paga il ritiro a chiamata, 5 euro per cinque sacchi. L’assessore al bilancio ha difeso la scelta sui social come un piccolo sacrificio contro l’inflazione", si legge nel comunicato dei consiglieri comunali Marzia Lucchesi e Pietro Bertolaccini, che commentato: "Bene che se ne parli, ma i numeri del piano TARI validato dall’ATO il 17 giugno raccontano un’altra storia. Rispondiamo punto per punto".
1. «L’unica cosa che non è aumentata è la TARI di Massarosa». Non aumenta perché il Comune ci mette 215.114 euro. Senza, nel 2027 la TARI salirebbe di circa il 5%, soprattutto per la TARI non pagata: nel 2025 il Comune ha incassato 64 euro ogni 100 dovuti, contro gli 83 di pochi anni fa, e per il 2027 prevede di non riscuoterne circa 630.000. Ne mette in bolletta solo una parte; gli altri 215.114 euro li accantona con risorse del proprio bilancio, cioè soldi di tutti tolti a strade, scuole e servizi. E chi non pagava continua a non pagare.
2. «I costi di personale di ERSU sono aumentati del 12%». Vero, e il rinnovo dei contratti è sacrosanto. Ma per le regole nazionali di ARERA la TARI si calcola sui costi di due anni prima, e il piano non contiene alcuna voce che anticipi quell’aumento. In bolletta non è ancora arrivato: arriverà dal 2028, a elezioni passate. Proprio quando la copertura del Comune scende a 154.378 euro, con circa 60.000 euro in più per chi paga regolarmente.
3. «Gran parte delle misure non incidono sui cittadini: è il miracolo del buon governo di ERSU». Il lavoro di ERSU non è in discussione, ma i numeri dicono altro. Nel 2027 le riduzioni valgono in tutto circa 340.000 euro: 62.500 da ERSU, 62.601 da RetiAmbiente e 215.114 dal Comune. La voce più pesante non è l’efficienza del gestore: è il bilancio comunale.
4. «D’inverno il ritiro del verde a domicilio non giustificava i costi». Il taglio vale 62.500 euro l’anno, circa l’1% della TARI: chi paga 300 euro risparmia 3 euro. Se d’inverno i camion giravano mezzi vuoti, bastava ridurre i passaggi, per esempio uno al mese, non cancellarli. E il taglio era già scritto nel piano di giugno, quindi nelle bollette votate in Consiglio comunale, senza che nessuno lo dicesse.
5. «Con due o tre ritiri a chiamata si spende quanto si sarebbe pagato in bolletta». No: due o tre ritiri costano 10-15 euro, da tre a cinque volte i 3 euro risparmiati. E a pagarli saranno soprattutto anziani, persone sole, chi non ha un’auto adatta: proprio le fasce deboli che si dice di voler proteggere dall’inflazione.
6. «Molti cittadini hanno la compostiera». Bene, ma la compostiera non è adatta a rami e potature e non risolve il problema di chi ha una siepe o un giardino. Il rischio concreto è ritrovare il verde abbandonato ai bordi delle strade o bruciato nei giardini.
"Se l’assessore vuole smentirci, lo faccia con i numeri", aggiungono Lucchesi e Bertolaccini. "Quelli del piano TARI, che pur avendo la delega al bilancio nel suo post si è guardato bene dal citare. Da un assessore al bilancio ci saremmo aspettati qualche cifra in più e qualche aggettivo in meno".
Per questo Lucchesi e Bertolaccini chiederanno di "ripristinare almeno un ritiro al mese anche d’inverno e di rendere gratuito il ritiro a chiamata per anziani e persone in difficoltà. Con l’85,6% di raccolta differenziata i cittadini hanno fatto la loro parte", concludono. "Meritano più servizi e più trasparenza, non tagli nascosti nei conti".








