Anno XI 
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Scritto da Giuseppe Vezzoni
A. Versilia
29 Novembre 2025

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Nel "Prado Piano" di Carbonaia c'è uno splendido kaki che, cresciuto negli ultimi tre decenni , oggi è divenuto l'immagine vera e accattivante del periodo prenatalizio della borgata della frazione di Mulina. Prima non c'era questa pianta ma solo un gallinaio e un pesco. Oggi il piccolo kaki è diventato una magnifica pianta che nel mese di novembre s' illumina con gli ultimi scampi di sole del suo portentoso addobbo di frutti grandi come mele, accesi di un arancio lucente che ai raggi del sole rimanda nell'aria un' aureola magnifica, screziata com'è dalle tonalità del rosso e del giallo di cui s' impasta l'arancio della bacca nel corso della maturazione. Un albero che richiama alla mente la fiamma del fuoco quando la colorazione dei suoi frutti è al massimo dello splendore.
 
Ho scelto di portare l'attenzione sulla pianta del kaki, che un tempo costellava gli orti dei paesi e le piane dei loghi coltivati , per la Festa della Toscana 2025 perché nel dopoguerra poté essere piantumata anche su terreni devastati dagli ordigni bellici o trasformati in temporanei camposanti per dare sepoltura ai morti disseminati lungo le strade..
 
Il cachi, altra forma si scrittura, è sicuramente una pianta della memoria toscana che riagguantò la pace dopo la tempesta della guerra. Un albero che risveglia il ricordo di quelle merende povere, fra cui anche quella di una fetta di pane con un kaki, che era già molto di più rispetto alla fetta intrisa con l'acqua e cosparsa di zucchero, simbolo pomeridiano di una povertà addolcita che comunque non esitava a mescolarsi con quelle poche merende più sostanziose che per pochi minuti differenziavano il gioco interrotto fra i bambini ma che subito dopo si ritrovava nell'insieme non fratturato dal salamino o dalla cioccolata di chi aveva una merenda più golosa.
 
Il kaki è definito l'albero delle sette virtù: la longevità, la capacità di dare sollievo attraverso l'ombra delle sue foglie, la possibilità di nidificazione, quindi d'agevolare la vita, l'immunità all' aggressione dei tarli, la resistenza al freddo, la creazione del concime per il suo sviluppo vitale tramite la caduta dei frutti, essere legna pregiata da ardere, quindi capace di dare il calore necessario alla vita.
 
Una leggenda ne esalta tute queste potenziali prerogative rivolte a favore delle necessità umane materiali e nutrizionali ma anche psicologiche per sollevare lo stato d'animo. Infatti, quando la pianta si carica di frutti diventa anche una ornamentale. Un albero che sprigiona fascino. Il kaki pare non riscuotere l'attenzione che invece meriterebbe. Forse a causa dell'assenza di cure che richiede o per la diminuzione di piante rispetto al passato. E' una pianta che si bada da sola. Trova il concime per crescere nei suoi frutti, che ormai nessuno raccoglie più e che sono lasciati cadere sul terreno.. Diversamente da quanto avviene oggi, alcuni decenni fa i kaki erano staccati dalla pianta e fatti maturare nelle soffitte o nei fondi delle case su ripiani di legno coperti dalla paglia. Gli alberi subivano le scorrerie dei ragazzi del tempo, che armati di una canna cercavano di staccare il frutto maturo, quello che non allappa e non lega i denti, e pigliarlo al volo tenendo le gambe sempre pronte a scappare alla prima avvisaglia del padrone. Quando, ben maturati nella paglia, i cachi erano offerti all'occasionale ospite su quei piattini bianchi di una volta, orlati da un rigo color oro e muniti di cucchiaino, non avevano nulla da invidiare, come presentazione, agli odierni dessert, meno che mai per quanto concerne il gusto, che è sopraffino per quella polpa linguata e bruna, dolce e piacevolmente vellutata e che scivolosa in bocca, tanto che il frutto, detto anche diospiri, fin dall'antichità fu considerato degno del palato di Zeus.
 
Dopo lo sgancio della bomba atomica su Nagasaki, la pianta del kaki è stata idealizzata anche come l' Albero della Pace. Infatti, alcuni diospiri resistettero alla distruzione radioattiva della vita vegetale. Si rivelarono il primo segno di speranza: quello che la vita poteva ripartire dalla morte della guerra.
 
Per questo, da Mulina di Stazzema, frazione da cui iniziò la strage nazifascista del 12 agosto 1944, intendo nobilitare il kaki del Prado Piano di Carbonaia a simbolo della Festa della Toscana di domani. Una ricorrenza che vuole onorare i valori della libertà, della pace, della giustizia e dei diritti umani, istituzionalmente voluta per mantenere accesa la memoria su un fatto storico epocale e di altissimo riferimento morale per il divenire successivo della storia umana all'anno 1786 : quello dell'abolizione della pena di morte da parte del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo.
 
Giuseppe Vezzoni, Responsabile di Libera Cronaca
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