Anno XI 
Venerdì 13 Marzo 2026
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie

Scritto da Redazione
A. Versilia
13 Marzo 2026

Visite: 50

Lassù, nel paese Alpe di Sant'Antonio, frazione del comune di Molazzana, in località Trescola, vulgo Trescala, su cui si distende regale il respiro della Pania Secca a scandire il tempo delle stagioni vissute con virtù operosa dagli uomini che hanno ereditato la sapienza del saper vivere a stretto contatto con la montagna dall' intrinseco mutevole, dal materno e coccolante a' impietoso di matrigna, la Resistenza trovò un nido sicuro fatto d' amorevole accoglienza presso la casa di Francesco Mori e Violante Bertone, meglio conosciuta come Mamma Viola. Così iniziò a essere chiamata dai generosi patrioti del Gruppo Valanga.
 
Il 30 agosto 1981, su decreto firmato il presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini, sarà consegnata alla memoria di Violante Bertoni la Medaglia d'Oro al Merito Civile. La consegna dell'onorificenza avvenne presso la cappella votiva in località Piglionico. Manufatto realizzato in memoria dei 19 partigiani che il 29 agosto 1944 caddero in combattimento contro i nazifascisti. La medaglia fu consegnata nelle mani della figlia Domenica Mori in Poli, la primogenita degli otto figli.
 
Mia mamma Violante - inizia a raccontare Alda-   nacque in località Bovaio il 10 aprile 1891 da  Isola Tognocchi e Bertoni Raffaello. Fu la primogenita, poi seguirono Nello e i tre gemelli Giorgio, Avelino e Giuseppe che furono allevati con il latte materno e di capra. Il 25 dicembre del 1908 si sposò con mio padre Francesco , che di cognome fa Mori, di 16 anni più grande. Dal matrimonio nacquero otto figli: mia sorella più grande Maria Domenica il 17 dicembre 1911, poi mio fratello Luigi il 17 novembre1913; mia sorella Giorgina il 16. ottobre 915; la Nella il 6 gennaio1920 e il mi' povero fratello Alfredo il 2 ottobre 1921, morto a 23 anni a causa di una mina fatta accidentalmente scoppiare al Monte Forato mentre con mio marito Celestino stavano ritornando all'Alpe di Sant'Antonio dopo essere venuti a trovare qui a Cardoso, paese in cui mi ero spostata dopo le nozze. L'11 novembre1923 fu la volta di Anna a cui seguii io il 10 marzo1926. Infine l' Alfreda, la più giovane, che venne alla luce il 2 maggio1929. Anche mio fratello Luigi è morto in tempo di guerra. Come alpino fu fatto prigioniero in un lazzaretto tedesco, dove morì di malattia e di stenti il 13 giugno 1945. Nel 1992 i resti furono riportati in Italia e l'abbiamo messi nella tomba di famiglia che abbiamo nel cimitero di Cardoso. Ormai siamo restate solo in tre, io , la Nella e l'Anna, le altre son tutte morte . Giorgina è deceduta 4 gennaio 2004 a Pistoia; Maria Domenica è morta il 17 agosto 2004 a Pozzi; infine l'Alfreda ci ha lasciate il 14 novembre 2009 morendo a Cardoso."
 
 
 
Alda Mori in Deri scandisce le date con una memoria di ferro, incredibile per i suoi ottantotto anni che porta meravigliosamente alla grande. Alda padroneggia la narrazione con lucida precisione, decisa a far risaltare la figura della sua coraggiosa mamma ma anche gli eventi storici attraversati dalla sua famiglia. È decisamente una testimone protagonista del tempo di guerra ma anche di un vivere montano che s'allontana a grandi passi e sempre di più dalla vita moderna, che sta assumendo il fascino visionario di una fola ma che fola non è: il nostro passato!
 
"Sono trascorsi 70 anni – riprende a raccontare Alda- da quando il 29 agosto 1944 diciannove partigiani del Gruppo Valanga furono accerchiati e uccisi dai tedeschi. Verso la fine del giugno del 1944 la formazione partigiana denominata Gruppo Valanga comandata dal giovane Leandro Puccetti aveva trovato sistemazione presso una casetta di mio padre Francesco (Mori) in località Trescola, all'Alpe di S. Antonio. Dopo la morte della senatrice Maria Eletta Martini, di mamma Viola mi pare che se ne parli sempre di meno, anche se il 29 agosto di ogni anno, in località Piglionico, si tiene la commemorazione presso la Cappella realizzata nel dopoguerra in memoria del sacrificio del Gruppo Valanga".
 
Attraverso le parole di Alda, che richiamano al dovere di conservare vigile la memoria contro il nazifascismo, ho immaginato una natura immersa nel silenzio armonizzato dai belati delle greggi e da muggiti delle vacche nelle stalle. Un alpeggio su cui l'orologio della fatica del vivere volatizzava il tempo nella bellezza del giornaliero abbraccio senza pari con la natura, tanto da diventarne un tutt'uno, un essere incluso e non un intruso. Un luogo, Trescola, in cui avevano trovato immediatamente terreno fertile la consapevolezza di dover resistere e combattere il nazifascismo, il dovere del mettersi in gioco per riaffermare e soprattutto riprendere possesso del valore della libertà fino a condividere i rischi che questa disponibilità ideale comportava e soprattutto il coraggio di non desistere dalla scelta resistenziale di fronte alle feroci rappresaglie o al sacrificio della vita stessa che poteva richiedere la scesa in campo a favore della liberazione dal nazifascismo e di una patria repubblicana e non più governata dalla monarchia, che era stata pavida e succube del fascismo, tanto da promulgare le famigerate leggi razziali. Era questo il messaggio che attraverso il ricordo di sua madre Viola si prefiggeva Alda: consegnare ai posteri il nido della Resistenza italiana che fu la casa di Trescola. Raccogliendo le parole mi sentivo quasi inebriato dall'atmosfera che emanava quel vivere in capo al mondo in cui la Resistenza trovò la linfa vitale da divenirne lucido esempio attraverso le vicissitudini di "mamma Viola", una donna che seppe sdoppiare il suo amore materno verso i propri otto figli ma anche verso quei figli che si immolarono a difesa dei civili inermi per riaffermare l'ideale della Libertà che doveva prevalere sul dominio nazifascista.
 
Alda racconta l'Alpe di Sant'Antonio, un villaggio al calcio della Pania, regina delle Apuane
 
"Il villaggio Alpe di Sant'Antonio è una delle sette frazioni del Comune di Molazzana, quella più montana. Durante la seconda guerra contava circa 600 abitanti. Le altre sono : Molazzana capoluogo, Brucciano, Sassi, Eglio, Montaltissimo e Cascio, che oggi è la frazione più popolosa. L'Alpe di Sant'Antonio si colloca ad un'altezza di circa mille metri sul livello del mare. La festa patronale si celebra il 13 giugno, giorno in cui si onora Sant'Antonio da Padova. Oggi il paese conta meno di trenta abitanti aventi una residenza continuativa per tutto l'anno e si suddividono in 17 nuclei famigliari. L'Alpe di Sant'Antonio è la frazione molazzanese che ha subito il massimo abbandono. La scuola, differentemente ad oggi, si svolgeva nella frazione ma i ragazzi che abitavano nelle varie località, come io a Trescola, dovevano camminare circa un'ora per frequentarla. Per la festa patronale di S.Antonio da Padova - continua a raccontare- era usanza che i giovanetti potessero far manifestare la preferenza per una ragazza attraverso un cero che il compiacente e discreto sagrestano, delegato a ricevere le varie confidenze amorose, porgeva alle giovani prescelte. Il sacrestano era tenuto al segreto di non rivelare alla ragazza il nome del giovane, ma durante la processione le ragazze, incrociando gli sguardi dei giovani maschi che non riuscivano a mascherare bene il loro interesse con quell'imperturbabile indifferenza che dovevano tenere, capivano quale attenzione di giovane si nascondesse dietro il cero ricevuto. Ricordo che in località Pianiza, durante l'estate, gli adulti giocavano al tiro "forna" su un prato di erba mentre i giovani ballavano al suono del grammofono. Nel paese c'erano il calzolaio, il sarto, ma anche chi realizzava e impagliava le sedie e faceva i rivestimenti lignei dei fiaschi. Il dottore teneva lo studio a Molazzana mentre  per le medicine si doveva andare alla farmacia più vicina, quella di Castelnuovo, a circa due ore di cammino a piedi.
 
Le donne dell'Alpe di S. Antonio portavano i prodotti della terra o le bestie al mercato del giovedì, a Castelnuovo. Il denaro che si ricavava dai prodotti della terra serviva a sua volta per acquistare il sale, il carburo per le acetilene, lo zucchero, il caffè e l'orzo. Il vino veniva acquistato con l'otre di pelle di capra andando dal vinaio a Vergemoli. Si camminava di notte per non pagare il dazio. Gli spostamenti a piedi mediamente duravano 2 ore e più."
 
Alda tace inseguendo per qualche attimo i ricordi di un mondo tuttora presente in lei benché consapevole quanto fosse difficile immaginarlo da chi non l'abbia vissuto.
 
Mia nonna aveva delle resistenze a muoversi al buio dopo la volta che alla fontana dell'acqua - ricorda la nipote Miriam- , in cima ai campi, al Donato, lungo la strada che porta al Bovaio, vide un lume che la seguì fino alla casa di Trescola.
 
All'Alpe di Sant'Antonio- riprende la parola Alda- la pastorizia era una delle incombenze quotidiane a cui dovevano provvedere anche i ragazzi. Molte famiglie tenevano nelle stalle pecore e capre da portare a pascolare. Il gregge del Mori di Trescola era quello più numeroso. Guardare le pecore, le capre, riempire il trogolo del porcile per dare la mangiare ai maiali erano i lavori giornalieri da fare per assicurarci di che vivere. Si allevavano le mucche, si mungevano. Si coltivavano le patate, il grano , il granturco, l'orzo, la "scandella" per le galline e si faceva l'orto per le verdure. A volte si scendeva alla Fiera di San Biagio passando dalle Voltoline di Levigliani. Ogni famiglia aveva un pezzo di terra. All'Alpe di Sant'Antonio non c'era la fame, nemmeno  in tempo di guerra. Il pane si  faceva nel forno quando era finito e secondo le opre  che  erano necessarie nei vari periodi stagionali. Cento sacchi di farina erano 50 quintali. Con tre sacche di castagne ci sortiva un sacco di farina. Si andava a macinare al Mulino del Pizzorno. Si conobbe la fame nel periodo che ci fu dopo la battaglia. Gli abitanti dovettero sfollare. Furono bruciate le capanne e le case  di Trescola,  le  cinque o sei case a Colle a Panestra, a Pasquigliora, in Tievora, alla Casa dei Mori, a Munistalli, Al Colle. Fu bruciata la canonica. Don  Zaisi fu ucciso poi a Piazza al Serchio. I partigiani, prima dello scontro del 29 agosto 1944 contro i nazifascisti, dormivano  nelle due grandi capanne adibite a streto di proprietà della famiglia Mori. " (Testimonianza raccolta da Giuseppe Vezzoni nel 2014)
 
 
Purtroppo il racconto che dodici anni fa Alda Mori in Deri sperava che fosse raccolto nel libro che doveva ricordare la madre con le parole di una figlia s'interruppe a seguito del sopraggiungere di problemi famigliari. Tuttavia anche questa testimonianza incompiuta conferma che sull'Alpe di Sant'Antonio la Resistenza godette di un nido sicuro per affermarsi, che i giovani partigiani del Gruppo Valanga trovarono a Trescola l'accoglienza della famiglia Mori e di una mamma adottiva che seppe dare loro il calore di casa che avevano dovuto lasciare per combattere il nazifascismo: Violante Bertoni in Mori, ossia " Mamma Rosa", medaglia d'oro al merito civile. Il 6 luglio 2018 il Comune di Stazzema intitolerà a Violante Bertoni la piazzetta di Cima Cardoso vicina alla casa dove abitano Alda Bertoni in Deri e la figlia Miriam Deri in Cardini.
 
Anche da Trescola passa la strada della libertà che ha riunito per sempre gli alpigiani di S. Antonio intorno all'imperituro monumento che Calamandrei ha chiamato Resistenza. Pure i luoghi più risposti e impensati rifulgeranno sempre della luce che emana la strada della libertà.
 
Giuseppe Vezzoni
Prima parte [link]
Pin It
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie

ULTIME NOTIZIE BREVI

Spazio disponibilie

Terzo appuntamento con l'Associazione Musicale Clara Wieck Schumann, che festeggia a Villa Bertelli questo importante compleanno con…

Spazio disponibilie

Il pittore William Turner sarà il protagonista del nuovo pomeriggio creativo di Palazzo Mediceo, sabato…

Spazio disponibilie

In occasione della Giornata mondiale del rene, organizzata dalla Fondazione Italiana del Rene (FIR) e dalla…

Programmazione da giovedì 12 marzo a mercoledì 18 marzo 2026. -Cinema Comunale…

Appuntamento col Jazz alla Casa del Popolo di Solaio, giovedì 12 marzo. 

FIT-CISL ha organizzato un Corso di Formazione in preparazione…

Spazio disponibilie

L’Azienda USL Toscana nord ovest informa che, a seguito dell’attivazione – dal 2 marzo – della nuova piattaforma digitale unica…

Spazio disponibilie

RICERCA NEL SITO

Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie