Stazzema. La frazione di Cardoso fu trent'anni fa la comunità di Stazzema e della Versilia più colpita per i dodici abitanti trascinati via con le loro abitazioni in cui si sentivano al riparo prima che sopravvenisse nel primissimo pomeriggio quell' "impossibile" gorgo d'acqua, fango e piante. Un evento immane che non poteva essere immaginato a memoria d'uomo e che sotterrò letteralmente il borgo. Anche altre frazioni e località versiliesi subirono la devastazione in una giornata in cui un incessante diluviare era iniziato fin dalle primissime ore di quel giorno. Quel mercoledì fu un giorno di tregenda in cui un evento naturale toccò in Alta Versilia un acme epocale che fino allora era totalmente impensabile, anche da parte della più fervida immaginazione.
Nella valle del torrente Mulina furono travolti dalla piena due antichi ponticelli in pietra, verosimilmente di opera medievale:
il ponte di Filucchia, sul Fosso di Picignana, che non è stato ricostruito;
il ponte di Calcaferro, sul Fosso Pomezzana, che invece è stato ricostruito con la tecnica a trave o raso.
Il territorio fu impoverito due manufatti storici, di infrastrutture in pietra ammantate di fascino per la tipologia costruttiva e per la profondità del tempo che evocavano allo sguardo Neanche un mese prima del 19 giugno, Gionata Paolicchi, oggi affermato documentarista versiliese, aveva fotografato tutti i ponti, dal mare ai monti. Personalmente lo accompagnai a scattare le foto ai ponticelli in pietra di Filucchia, di Calcaferro e di Zinebra. Con noi c'era anche il poeta dialettale Aldo Bertozzi.
Adesso nella valle del Mulina ne restano solo due con la tipologia medievale: quello lungo la via sterrata che porta a San Rocchino (Pomezzana) e l'altro di Tinebra o Zinebra, manufatto nell'area archeomineraria nella valle del Canale della Radice (Mulina).
Il ripristinare con la tipologia a trave gli attraversamenti ad arco abbattuti dall'onda di piena di tre decenni fa è stato motivato con il fatto che questa forma costruttiva consente una maggior luce, quindi un deflusso dell'acqua e del materiale trasportato nettamente superiore rispetto a quello che permettono i ponti ad arco. Pertanto, nel caso in cui dovesse ripetersi un evento come quello del 19 giugno '96, si è operato in maniera preventiva per evitare che la massa d'acqua e le eventuali piante trasportate a valle impattassero, così come è successo nel '96, nella riduzione dell'area di luce che inevitabilmente avviene nei ponti ad arco quando s'alza il livello della piena. Trent'anni fa si verificò questo fenomeno: col crescere della portata dei fiumi il deflusso sotto i ponti con tipologia ad arco raggiunse la massima criticità allorquando le piante trasportate dai fiumi, non passando più dagli archi dei ponti, formarono una barriera che fu causa delle tracimazioni e dei crolli.
Queste le località in cui gli attraversamenti ricostruiti con tecnica a trave o a raso hanno sostituito quelli vecchi distrutti:
Cancello Rosso (pedonale); Picignana (autoveicoli) sul Fosso di Picignana; Culerchio sul Fosso di Picignana e quello attiguo sul fosso di Pomezzana (autoveicoli); Tomarlo sul torrente Mulina (autoveicoli). Questo ponte era già stato ricostruito nel dopoguerra dopo la distruzione attraverso il brillamento delle mine tedesche avvenuta presumibilmente alla fine agosto 1944 o nei primi giorni di settembre.
I ponticelli pedonali in loc. Tappi ( distrutto e ricostruito dai residenti del piccolo ma plurisecolare insediamento abitativo) e Orti (lesionato) dovevano essere completamente ricostruiti dopo aver provveduto agli interventi più importanti di messa in sicurezza. Tre decenni sono trascorsi ma la ricostruzione non è ancora avvenuta. Non è stato invece ricostruito il ponticello pedonale sul Picignana. a valle dell'appalto Garbati, a Mulina, che permetteva d'accedere in località Capanna: una vecchia casa e un coltivato sulla sponda sinistra del Fosso di Picignana che erano stati acquistati da poco e avviati i primi lavori di ristrutturazione dell'edificio.
Nella frazione di Pontestazzemese sono stati (ri) realizzati questi ponti: sul canale dell'Inferno ( o Muglione) in località Croce; sul torrente Cardoso: in loc. Col del Cavallo (autoveicoli): presso l'ex guado al poggio della lizza cave di Mont'Alto (autoveicoli); in loc. Mulin del Giusti (autoveicoli): parcheggio nell'area dell'ex miccificio Lazzeri, oggi Piazza Adriano Viviani (autoveicoli); sul torrente Cardoso (autoveicoli Sp8); sul torrente Mulina (Auroveicoli); sul fiume Vezza: pedonale presso la Pubblica Assistenza; ponte del Cimitero in loc. Fornetto (autoveicoli); ponte in loc.Luchera (autoveicoli);
Sul fiume Vezza: ponte di Ruosina (autoveicoli), ponte dell' Argentiera (autoveicoli), ponte di Gallena (autoveicoli)
Due sono state le prese o briglie che hanno retto alla furia delle acque del torrente Mulina: la presa dei Tappi (o Pocai) e il Presono Pocai.
Dalla presa dei Tappi diparte la gora che portava l'acqua agli antichi lavatoi in loc. Torre di Carbonaia (Mulina) e poi la riversava nell'attiguo bottaccio che alimentava una dinamo che svilupava energia elettrica fino al secondo conflitto mondiale. Prima ancora, l'acqua era utilizzata per movimentare i macchinari degli antichi insediamenti per la lavorazione del ferro in loco, fin dal tempo della Regia Magona. Un' area archeo industriale divenuta di proprietà Frat.lli Pocai. Fino al 19 giugno 1996 l'acqua scorreva nella gora e consentiva l'utilizzo dei lavatoi in loc. Torre di Carbonaia. Il manufatto della gora, benché le lesioni strutturali causate dall'alluvione siano state sanate, non è stato riattivato e tutto l'antico manufatto idraulico sta andando in totale malora, tanto che si è trasformato in un bisciaio, come suol dirsi in loco. L'abbandono in cui è lasciato il manufatto dell'acqua è una indegnità anche storica che subisce il territorio e non solo paesistica.
Dal Presone Pocai, all'altezza del poggio di Cava della Fontana, nel tratto del torrente Mulina che va dalle Strette a Ponte di Tomarlo, diparte una gora che segue il versante di destra del torrente Mulina la cui acqua serviva per far girare un dinamo che sviluppava la corrente per le cave delle Buche del Piastraio e Buca del Rondone. Prima del 19 giugno '96 sulla sponda destra in località detta Tomarlo v'era un'area con resti di attrezzature che servivano per l'attività di cava e un edificio presumibilmente importante per la valenza avuta in passato. Infatti il luogo era stato anche stazione di arrivo della grandiosa teleferica che dalla miniere di Calcaferro, attraverso una ingegnosa collocazione di cavalletti per far superare la barriera naturale dai versanti colli, scaricava il materiale minerario in località Ponte di Tomarlo. Luogo in cui arrivava anche il trenino che trasportava fino al mare il marmo. Inoltre, da notizie riportate dal naturalista del '700 Targioni Tozzetti e riprese nell' '800 dallo storico della Versilia Vincenzo Santini, pare che a Ponte di Tomarlo alla metà del 1500 fosse attiva una fabbrica del vetriolo. L'alluvione e la ricostruzione hanno cancellato completamente ogni resto di questa lunga storia antropica. Rimane soltanto un tratto della gora e la grandiosa presa il cui salto, dal livello superiore a quello inferiore è di circa 5 metri. Questo dislivello che caratterizza il corso del torrente Mulina dal Presone al Ponte di Tomarlo è lungo circa 150 metri. Il tratto fu completamente riempito dai detriti abbandonati dalla piena del primissimo pomeriggio del 19 giugno di trent'anni fa. L'alveo del torrente sì alzò al livello della provinciale i cinque metri di vuoto della presa si ridussero a un bacchetto avente un altezza di una quarantina di centimetri. L'acqua del Mulina scorreva sull' asfalto della provinciale. Differentemente al riempimento dell'alveo avvenuto a valle del Presone, a Ponte di Tomarlo si era invece creata una voragine profonda una quindicina di metri. La mattina dopo l'alluvione andai a prendere il pane a Pontestazzemese. Dovetti calarmi nella voragine e risalirla assicurando il mio procedere alle sporgenze dei massi non divelti, come si fa in montagna per superare con le mani e coi piedi passaggi impervi. Nel primo pomeriggio di quel giorno un grosso elicottero militare scaricò nelle piane degli Orti, proprio in quelle che mi pa aveva seminato a patate, grossi pacchi di pannoloni e confezioni di omogenizzati. Trent'anni fa c'era solo un bimbo nel paese di Mulina, Michele, che avesse questa necessità. Sono più che certo che qualcosa dev'esse scappato di bocca a mi pa vedendo le piante di patate acciuccate in quel modo dal vento delle pale dell'elicottero e dal lancio dei pacchi dei pannoloni.
S' era appena iniziato a conoscere quanto era accaduto a Cardoso, ma le notizie erano frammentarie e spesso discordanti. Il 20 giugno 1996 iniziò la settimana in cui i miei genitori furono dati per dispersi. Il secondo giorno dopo l'alluvione un elicottero scaricò presso il piccolo parcheggio di Carbonaia diverse confezioni d' acqua. Memori del passato, alcuni vecchi avevano indicato il punto del versante roccioso, a destra della via provinciale, di fronte alla località Tappi, da cui fuoriesce un filino di acqua potabile a cui gli abitanti del luogo erano ricorsi in tempo di guerra. I primi due giorni, previa bollitura, si fece uso di quest' acqua. Sabato 22 giugno andai a Cardoso con mio figlio Simone per portare notizie più precise a mia madre su quanto era accaduto nel suo paese in cui aveva abitato fino al settembre 1962 nella casa di Vallinventri prima che la mia famiglia si spostasse in quella in loc. Orti di Carbonaia, a Mulina di Stazzema. Voleva avere notizie più precise sulla sorella Norma (Santarelli). Sapeva che era tra le persone trasportate via dalla furia del fiume e il cui corpo si stava cercando lungo il greto del fiume Versilia prossimo al mare. (Continua)
Giuseppe Vezzoni
Nipote della Norma, addì 17.6.2026