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Scritto da Giuseppe Vezzoni
A. Versilia
04 Giugno 2026

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Stazzema_ La sera del 19 giugno 1996 A Mulina eravamo totalmente ignari della tragedia che aveva semidistrutto Cardoso e le rovine causate nelle altre frazioni e in quelle dei comuni attraversati dal fiume Versilia. Ricordo che stemperammo le preoccupazioni che dava la situazione di isolamento e i danneggiamenti subiti nella frazione guardando la partita Italia-Germania. L'energia elettrica era stata appena ripristinata. Finì 0 a 0. Un risultato che aggiunse ulteriore rassegnazione a quella ben più grave a cui dovevamo sottostare pensando ai disagi che nei giorni avvenire avremmo dovuto affrontare. Il pareggio, infatti, determinò l'eliminazione della nazionale azzurra dal proseguimento del campionato europeo di calcio che era da poco iniziato in Inghilterra. Non rammento con chiarezza se alcuni operai della Comunità Montana, restati isolati a Mulina e ospitati per trascorrere la notte nell'asilo del luogo, vennero a vedere la partita. La sera del 19 giugno '96 non sapevamo assolutamente nulla delle morti e delle distruzioni avvenute a Cardoso e nelle altre frazioni. Ancora la parola alluvione non era diventata il termine ripetitivo e allo steso tempo ammonitivo per sensibilizzare la prevenzione e agire per diminuire rischio idro-geologico a cui il territorio dell'Alta Versilia è fortemente esposto. Prima di cena andai a vedere cosa era accaduto nella borgata di Culerchio e mi resi conto del perché di quell'immenso gorgo d'acqua che era passato nel primo pomeriggio sopra il ponte degli Orti e poi trattenuto per circa quindici/venti secondi dalla frana che aveva occluso il Mulina nelle Strette creando quell' impensabile invaso d'acqua, dalle Strette fino Ponte degli Orti, a cui avevo assistito ma che mi è quasi impossibile poterlo far immaginare con le parole per quanto è stato straordinario assistere al riempimento d'acqua della grande ansa del torrente in pochi secondi fino a sommergere sulla sponda sinistra il lavatoio fino alla copertura e in un attimo vederla svuotarsi e perdere per sempre l'immagine paesistica del Mulina all'altezza della località Orti di Carbonaia. Ho visto risucchiati dalla corrente fortissima che si è innescata con lo sfondamento dello sbarramento della frana nelle Strette la splendida presa, metà edificio della ferriera del Distendino e i muri d'argine che avevano protetto questa fabbrica del ferro da chissà quanto tempo. Ho compreso di essere stato testimone della cancellazione del tempo dal corso del Mulina dal ponte degli Orti al Distendino e della modifica del suo greto, che curvava verso il taglione sulla sponda destra riversando l'acqua dal salto della storica presa degli Orti.
 
 
 
Come era accaduto sul far dell'alba del 12 agosto 1944 a causa della disumana ferocia assassina nazifascista, verso le ore quattordici del 19 giugno di trent'anni fa la storia dello stazzemese fu segnata di nuovo dalla morte e dalla distruzione per un evento alluvionale che non si ricordava a memoria d'uomo. Fu catalogato con la probabilità duecentennale, ossia che un evento simile può ripetersi ogni due secoli.
 
Un orario, quello del primissimo pomeriggio, in cui fu toccato l'acme per il numero delle frane avvenute in simultanea il 19 giugno 1996 sul territorio di Stazzema. Il terreno aveva superato la soglia di saturazione di assorbimento e scivolava dai versanti nei fondivalle lasciando nuda la roccia sottostante. Mediamente questo fenomeno si innesca quando la quantità di pioggia supera i 350mm. Alcuni pluviometri ne registrarono anche 400 mm. Quello di Pomezzana addirittura 470mm. La quantità di pioggia maggiore cadde nella valle del Torrente Mulina e il massimo della portata di piena fu toccato la mattina del 19 giugno. Il culmine della piena non lesionò nessun attraversamento, solo leggermente la ringhiera di ferro del ponte degli Orti. Furono le frane che scivolarono nel primo pomeriggio nei corsi d'acqua a creare l'effetto a castoro, il formarsi di invasi idrici a monte, i quali, dopo aver rotto con la pressione dell'acqua trattenuta il tappo di terra e di alberi provocato dalle frane, travolsero incontenibili ogni cosa.
 
Anche a Mulina è avvenuto il fenomeno che ha distrutto Cardoso. Solo l'imperscrutabilità della buona sorte ha impedito che in questa frazione, come in quelle di Pontestazzemese e di Ruosina , non si determinasse una situazione esiziale: quella della perdita di vite umane.
 
Dal Colle della Castellina , nella frazione di Pomezzana, si staccò un'enorme frana che s'adagiò con tutto il suo carico di alberi nel Fosso di Picignana, che più a valle si unisce, nei pressi della presa del Mulino Puliti, al Fosso di Pomezzana per dare vita al torrente Mulina. La frana creò un momentaneo invaso d'acqua a monte della frazione omonima. Quando la spinta dell'acqua trattenuta ruppe lo sbarramento, la massa d'acqua si riversò a valle coinvolgendo il ponte di Picignana, il Bar Trattoria La Luciana, la falegnameria Bottari e il ponte di Culerchio. Il Picignana tracimò dall'alveo poco prima del ponte di Culerchio divellendo una ventina di metri del guardrail e posizionandoli sulla provinciale a mo' di paratoia. Essa permise la formazione di un argine di piante trasportate dal Picignana. La barriera impedì che la piena del corso d'acqua investisse rovinosamente la borgata di Culerchio. La massa idrica fu fortunosamente reindirizzata nell'alveo del Picignana. A restare danneggiata fu soltanto la falegnameria Bottari. Sono la buona sorte che ha determinato questa dinamica ha impedito che gli abitanti e le abitazioni della borgata di Culerchio potessero essere travolti com' è accaduto a Cardoso. (Continua)
 
Giuseppe Vezzoni
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