La Fondazione Villa Bertelli presenta una nuova prestigiosa mostra La fedeltà al vero: trent'anni di pittura di Renato Santini, a cura di Elisabetta Matteucci, che verrà inaugurata venerdì 16 gennaio alle 11 nella Sala Ferrario della Villa a Forte dei Marmi e rimarrà fino a domenica 1 marzo, aperta ad ingresso libero tutti i giorni dalle 16 alle 19. All'inaugurazione saranno presenti il figlio dell'artista Antonello Santini e la curatrice Elisabetta Matteucci. Renato Santini è stato un apprezzato pittore viareggino nato nel 1912 e scomparso nel 1995.
Si legge nella presentazione della mostra: La preziosa selezione di opere riunite negli spazi di Villa Bertelli permette al visitatore di ripercorrere la produzione artistica di Renato Santini in un arco cronologico particolarmente felice e intenso, ossia quello che dai primi anni Trenta si estende fino alla seconda metà degli anni Cinquanta. Il concorrere delle molte suggestioni e diversificate influenze nel periodo di formazione è da subito rielaborato in modo profondo e complesso da una personalità tanto giovane quanto risoluta, così come ci appare nel giovanile Autoritratto in cui un segno già graffiante e una materia ruvida accrescono l'incisività dell'immagine. Tale inclinazione risulta ben chiara nei dipinti eseguiti nel quarto decennio, un periodo tra l'altro di raro interesse documentaristico, oltre che pittorico, dato che lo stesso artista dichiarava di aver perduto traccia di gran parte delle opere elaborate in questo frangente. Dal 'marchio a fuoco' inevitabilmente impresso dal titanico Viani, evidente - seppur sottaciuto da Santini - in motivi quali Darsena vecchia (1935) e Baracche di pescatori (1938), egli trae spunto non solo tematico nell'indagine di un'umanità sofferente e dannata di emarginati colti nei luoghi a lui familiari, ma tecnico-stilistico, pur stemperando la foga espressionistica del maestro viareggino attraverso una resa atmosferica più pacata e una modalità visiva più contemplativa. E se questo stimolo originario va sfaldandosi e mutando forma negli anni, il seme gettato dal 'grande vàgero' sopravviverà in quella aderenza alle cose, alla loro dolente, derelitta esistenza, alla realtà e al suo eterno travaglio. Negli anni Quaranta tale fedeltà al vero si riversa in nature morte e paesaggi di rara raffinatezza, di cui sono esempio Vaso di fiori e Pineta. Luoghi desolati e lacerti di mondi inanimati sono vivificati tramite una materia pastosa, corposa, stesa ad ampie pennellate, in grado di restituire una vitalità pur quieta, un soffio leggero di vita appartata. Nel suo realismo esistenziale il paesaggio inanimato, romito, dimenticato, popolato perlopiù da oggetti consumati dal tempo e da architetture anonime, disabitate o in rovina (Periferia, 1954), diviene emblema di questo stato di eterna solitudine, di un'esistenza ai margini. Il mare, luogo topico per eccellenza della pittura di Santini, diviene scenario simbolico del destino umano e del continuo ciclo vita-morte, ma anche trasposizione figurativa di emozioni ed esperienze vissute dall'artista. Osservando le marine qui presentate, si assiste ad un progressivo incupirsi del suo sguardo, dal vivace Notturno (1950), irradiato da una inusuale luna rossa, all'arioso Bagni popolari (1953) nel quale riecheggiano, in puntuali citazioni, gli stilemi di Lorenzo Viani e Moses Levy, fino alla disperata Lampare e trespoli da pesca (1956), ove nelle scheletriche, precarie imbarcazioni inabissate in un cielo livido riecheggiano i celebri straccali, resti dimenticati di un'esistenza che fu. Come ebbe a sottolineare Guttuso, nel mondo di Santini «sono i fantasmi delle cose che compaiono assieme alle cose [...] un mondo grattato frugato dal pittore, pestato, interrogato, senza pietà di se stesso, né delle cose. Senza intimismo, senza "poesia" sovrapposta, senza accentuazioni e senza spettacolo».
Ingresso libero – tutti i giorni dalle 16 alle 19.
Info www.villabertelli.it 0584 787251








