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Scritto da Giuseppe Vezzoni
A. Versilia
05 Giugno 2026

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Stazzema. Il terreno, dopo aver superato la soglia della saturazione idrica, si disfece come burro scaldato nel primo pomeriggio di quel mercoledì del 19 giugno1996. Intorno alle quattordici avvennero tantissimi dissesti a segnare, quasi contemporaneamente, il verde arboreo dei versanti con lunghi e profondi canaloni marroni, alcuni in maniera così radicale da far emergere il grigio dello pseudo macigno sottostante. Tante frane sono state sanate, ma da molte, rinaturalizzatesi spontaneamente con il trascorrere del tempo e il ricrescere della vegetazione, sono spariti i segni e il potenziale pericolo che è restato irrisolto e pericolosamente rientrato nella "clandestinità dormiente" di frana che potrebbe riattivarsi a seguito di un evento climatico come quello del'96.
 
Benché il tema sia stato fin da subito annichilito perentoriamente con il fatto che la ricostruzione post alluvione doveva rispondere alla priorità assoluta d' assicurare ai corsi d'acqua un modello d'arginatura che rispondesse alla sicurezza nel caso in cui dovesse ripetersi una calamità come quella di trent'anni fa, tuttavia non rilevare che la ricostruzione sia stata fin troppo drastica e per nulla disponibile a riproporre le prese d'acqua nemmeno nei punti in cui questi manufatti idraulici non avrebbero potuto creare nessun rischio alle case e alle persone.
 
Quello che non ha fatto o non ha finito di compiere l'alluvione ci ha pensato a concluderlo la ricostruzione.
 
È una presa di posizione scomoda, questa, che iniziai a tenere trent'anni fa e che mantengo anche oggi: i torrenti dell'Alta Versilia sono stati ripuliti della storia antropica dell'utilizzo dell'acqua a scopo lavorativo e hanno perduto l'immagine paesistica che avevano prima dell'alluvione. Non si è fatto nulla per riallacciare il passato al presente, nemmeno laddove il tentativo non avrebbe messo a repentaglio la finalità del ricostruire in sicurezza. Inoltre, per la velocità del deflusso è cambiato il rumore dei torrenti e il trattenimento dell'acqua. Adesso raggiunge il mare con una velocità superiore e ciò avrà modificato senz'altro una ricarica minore della falda acquifera e alterato la riproduzione della fauna ittica, specie quella della trota fairo, che mancando le prese ha avuto un habitat naturale riproduttivo più carente, come situazioni ottimali e quantità di pozzi, rispetto a quello che assicuravano i corsi d'acqua prima del 1996. 
 
Affermare che oggi i torrenti dell'Alta Versilia sono senza vita non è una provocazione ma una amara costatazione. A conferma di ciò, anche il fallimento del progetto di ripopolamento dei torrenti con la trota fairo promuovendo l'attività di pescatori volontari presso l'incubatoio ittico di Mulina. Inoltre il ruscello vivaio è stato "cementificato" proprio nel tratto che va dall'incubatoio al Ponticello dopo aver subito una ventina di anni fa, con il potenziamento dell'acquedotto di Farnocchia, ha determinato in estate una situazione di secca. Criticità che il Canale di Robbio o delle Rave non ha mai evidenziato prima del potenziamento dell'acquedotto. Anche gli scarsissimi accessi ai due torrenti principali, il Cardoso e il Mulina, poi Vezza dopo Pontestazzemese, hanno incentivato la disaffezione degli abitanti, peraltro già iniziata, a vivere il fiume come un tempo. Vedere oggi un pescatore nel torrente Mulina è come s'incontrasse un marziano. Un tempo si vedevano "pescatori" anche quando non "dovevano vedersi". D'estate la gente che si gode l'acqua e il sole nei greti dei torrenti è per lo più di origine forestiera, per la maggioranza di altre nazioni.
 
Nella parte ottava di questo scrivere quasi quotidiano cercherò di risalire alle prese e i ponti presenti nei torrenti Cardoso e Mulina prima dell'alluvione e tenterò di stimolare la memoria visiva di luoghi cancellati dall'alluvione e dalla ricostruzione. Se ci riuscirò in maniera accettabile, il merito per quanto riguarda il torrente Cardoso va anche a un residente a cui oggi ho chiesto notizie. Infine, per chi avesse dei dubbi su quanto sto scrivendo, nella tarda mattina del 19 giugno 1996 una foto, peraltro riportata su un giornale locale e sulla pubblicazione di un libro di memoria sull'alluvione a cura delle stesso quotidiano, mi riprende presso la casa in loc. Bacco, nella borgata di Carbonaia, interessata dalla tracimazione del canale di Robbio o delle Rave. A seguito dell'uscita dall'argine del canale, causata da una frana, fu emessa la prima ordinanza d'evacuazione del 19 giugno 1996 ai proprietari dell'abitazione. (Continua)
 
Giuseppe Vezzoni
 
nipote della Norma, addì 4.6.2026
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